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Nebbiuno

Dalla recente fatica storica di don Angelo Ferrari, dedicata alla storia di Nebbiuno e di Corciago, il lettore non si dovrà attendere particolari grazie di tipo letterario: va detto infatti che lo stile del libro è piuttosto irsuto e discorsivo, e gli stessi argomenti sono esposti e "immagazzinati" alla rinfusa, senza un ordine ben preciso, talvolta neanche cronologico. Chiariti questi difetti, bisogna però dire dei pregi: innanzi tutto si tratta della prima opera che abbracci, lungo un ampio arco di tempo, la storia di Nebbiuno e delle sue adiacenze. Inoltre (ma non è per nulla un fatto secondario) il lavoro ha alle spalle serie ricerche e una serrata caccia ai documenti, senza i quali non si può fare storia, ma al più trita aneddottica. Queste due qualità sarebbero di per sé sufficienti a rendere l'opera preziosa per l'appassionato di storia locale, al quale mettono a disposizione in abbondanza quelle piccole-grandi curiosità, ricavate spulciando i documenti della parrocchia o di altri fondi d'archivio, in grado di restituire il sapore delle vicende umane di una piccola comunità che pulsa e lotta (non sempre con successo) per conservare le proprie tradizioni e la propria fisionomia. Fu un dramma, ad esempio, per la minuscola Nebbiuno, il passaggio dalla diocesi di Milano, di cui era l'avamposto occidentale, a quella di Novara, avvenuta nel 1817. I nebbiunesi, abituati da secoli al rito ambrosiano e alla sua scansione del calendario liturgico, si trovarono spiazzati da quella novità: con l'appoggio del loro clero ricorsero addirittura a Roma per poter conservare le antiche usanze, ma non ottennero ascolto. A piegare le ultime resistenze pensò poi il vescovo di Novara, minacciando punizioni e sospensioni a divinis. Particolarmente interessante è infine il profilo economico che viene tracciato tracciato di questo angolo di Vergante: la lunga storia delle "follature" e delle cartiere, per esempio, o l'individuazione di vecchi mestieri ancora vivi a metà Ottocento, quali l'"agutellaro" (cioè l'affilatore di chiodi e altri oggetti) e il "castellano", ossia il rappresentante in loco degli interessi dei feudatari Borromeo.
Angelo Ferrari, Nebbiuno.
E.i.p., 2000 _ Pagine 176 _ s.i.p.

|dino erzei _ 12.2000|
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