LUMIERE
film della stagione 2000/2001

Hannibal

Avvicinandosi a un film come Hannibal, che per la terza volta propone la figura del dottor Lecter, il cannibale più famoso del mondo di celluloide, e diretto da un regista a tratti geniale ma ultimamente troppo invischiato nelle regole dello show business per proporre colpi da vero maestro come faceva un tempo, è d'obbligo la maggior prudenza possibile. Vuoi perché qualsiasi paragone con il precedente Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme sarebbe del tutto ingiusto, trattandosi di un vero e proprio capolavoro, vuoi perché Hannibal è nato e cresciuto come una macchina macina miliardi, attentamente studiato a tavolino da una "ciurma" capitanata da Dino De Laurentiis che, una volta assicuratisi i diritti del nuovo romanzo di Thomas Harris, dopo aver incassato il "no" di Jodie Foster l'ha prontamente rimpiazzata con l'ugualmente brava Julianne Moore (America Oggi, Vania sulla 42a strada) e ha scritturato sceneggiatori del calibro di David Mamet e Steven Zaillian. Impegnarsi nel sequel di un film che diventò nell'arco di una stagione un oggetto di culto per schiere di amanti del cinema estremo non deve essere stata cosa facile, anche per un regista tenace e combattivo come Ridley Scott, ma duole rilevare, in sede strettamente critica, che i risultati sono ampiamente inferiori alle attese. Non che ci si aspettasse un film da quattro stelle, ma nemmeno come opera a sé stante, svincolata dalla pesante zavorra del suo predecessore, Hannibal funziona come dovrebbe. E' infatti (ma questo è soltanto uno dei tanti difetti) troppo banalmente insistito l'alone di vendetta che permea i personaggi secondari, che, nel loro schematico modus operandi, rischiano di offuscare Lecter, la cui controversa e strabiliante ferocia viene in qualche modo annacquata in una trama senza originalità. L'inconsueto rapporto di attrazione -repulsione che legava l'agente Clarice Starling al dottor Lecter nel film di Demme non viene in questo caso adeguatamente scandagliato. Scott s'accontenta così di viaggiare a pelo d'acqua inserendo tre -quattro sequenze per stomaci forti con l'unico fine di aumentare quella che in gergo televisivo passerebbe sotto la definizione di audience. Il pubblico, spesso privo di senso critico, ha mostrato di apprezzare, gli incassi volano e c'è già in preparazione un ulteriore capitolo della saga. Che altro dire di un film irritante nella sua ipocrisia e apprezzabile unicamente per la presenza di un inarrivabile Hopkins? Attorno a lui si muovono come burattini un gruppo di attori che, nonostante lo sforzo apprezzabile, non riescono a dare spessore psicologico ai loro personaggi. Risultato: Hannibal non è nemmeno lontano parente del Silenzio degli innocenti.

Hannibal di Ridley Scott
con Anthony Hopkins, Julianne Moore, Giancarlo Giannini, Gary Oldman
Usa, 2000. Durata: 120 minuti.

[riccardo bevilacqua]
INDICE | HOME PAGE | MAPPA