LUMIERE
film della stagione 2000/2001

I fiumi di porpora

Che il cinema francese abbia coltivato, durante la sua gloriosa storia, una certa propensione alla trattazione di storie "al limite", per le quali bisogna attrezzarsi con una buona dose di "sospensione dell'incredulità", valorizzando così i generi, non certo una novità. Gli anni che stiamo vivendo però necessitano di un passaggio ulteriore, e conseguentemente di un "tributo di sangue" non indifferente; e allora si prende un regista coccolato dalla critica e amato (forse troppo) dal pubblico giovane, gli si fa leggere il maggior best seller transalpino in cui l'orrore è la spina dorsale di una storia razionalmente delirante, si scritturano due tra i volti più popolari di Francia e il gioco è, o dovrebbe essere, fatto. Nel caso de I fiumi di porpora, con cui Mathieu Kassovitz ha dato la sua interpretazione dell'omonimo romanzo di Albin Michel (un milione di copie vendute) l'inconciliabilità tra pagina scritta e pellicola si rivela una trappola mortale. I poliziotti Jean Reno e Vincent Cassel (invidiabile più per essere il marito di Monica Bellucci che per le sue doti di attore) si trovano così invischiati in una trama che propone uno strano mix tra manipolazioni genetiche e tentazioni neonaziste perpetrate dai notabili di una università da cui escono individui con spaventosi quozienti di intelligenza. Un luogo dove, all'insegna della purezza della razza, si compiono crimini raccapriccianti. Ci sarebbero tutti gli ingredienti per un thriller a forti tinte, di quelli che attualmente solo gli americani sanno fare. Ma Kassovitz dimostra tutta la propria inesperienza perdendosi nei mille rivoli di una storia che rimane per certi versi un punto interrogativo. Ipetrofico e pieno di colpi di scena spesso inspiegabili, I fiumi di porpora soffre di una sceneggiatura discutibile in cui è quasi del tutto assente la concatenzaione logica degli eventi.

I fiumi di porpora di Mathieu Kassovitz
con Jean Reno, Vincent Cassel, Nadia Fars, Dominique Sanda
Francia, 2000. Durata: 112 minuti.

[riccardo bevilacqua]
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