LUMIERE
film della stagione 2000/2001

Il mestiere delle armi

Nell'approccio a un film come Il mestiere delle armi, che segna il ritorno dietro la macchina da presa di uno dei maggiori autori italiani, uno dei pochi che ancora crede nel fascino dialettico del cinema, è d'obbligo una piccola precisazione. Non siamo di fronte ad un film "di guerra", né tantomeno ad un film "sulla guerra". Ancora, la biografia pedissequa di Giovanni de' Medici (interpretato da Hristo Jivkov), sembra non sia mai stato l'interesse principale di Olmi, che ha invece voluto dare vita a una splendida e tragica sinfonia di morte il cui protagonista non soccombe per l'insensatezza della guerra ma viene sopraffatto da qualcosa di più travolgente, il progresso applicato agli strumenti di morte. Giovanni dalle Bande Nere, capitano di ventura tra i più stimati e temuti del suo tempo (l'azione si svolge nell'ultima settimana del novembre 1526), amato in egual misura dentro e fuori le mura domestiche, muore infatti per un colpo di falconetto, un'arma totalmente nuova venduta ai Lanzichenecchi dal suo alleato Alfonso d'Este, duca di Ferrara. Il côté strettamente storico della materia trattata viene affrontato da Olmi con un taglio rigoroso ma non accademico, evitando le tagliole del documentarismo colto ed elitario. Il risultato è invece un film sofisticato ma nello stesso tempo facilmente fruibile, che si sofferma solo in modo incidentale sulla Storia (quella con la "s" maiuscola) per analizzare l'ultima settimana di vita di un uomo di ventotto anni che ha un appuntamento con la morte. «Con quali sentimenti muore un ragazzo così giovane? - ha dichiarato recentemente il regista di Lunga vita alla Signora - E' questo il tema centrale del film. La tragedia è una logica conseguenza della banalità di ciò che sta accadendo». Un eroe, insomma, immolato sull'altare del progresso, nei confronti del quale lo stesso Olmi ha espresso in più di un'occasione un giudizio critico. Ancora una volta, quindi, il passato come mezzo per parlare del presente, con tutte le sue storture e le sue contraddizioni. In modo sommesso, senza usare la macchina da presa come un kalashnikov, Olmi ha intessuto uno spettacolo di grande fascinazione visiva che poco concede alle mode correnti.

Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi
con Hristo Jivkov, Dessy Tenekedjieva, Sergio Grammatico, Nikolaus Moras
Italia/Francia/Germania, 2001
Durata: 105 minuti.

[riccardo bevilacqua]
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