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Il mestiere delle armi
Nell'approccio a un film come Il mestiere delle armi,
che segna il ritorno dietro la macchina da presa di uno dei maggiori
autori italiani, uno dei pochi che ancora crede nel fascino dialettico
del cinema, è d'obbligo una piccola precisazione. Non siamo di
fronte ad un film "di guerra", né tantomeno ad un film "sulla
guerra". Ancora, la biografia pedissequa di Giovanni de' Medici (interpretato
da Hristo Jivkov), sembra non sia mai stato l'interesse principale
di Olmi, che ha invece voluto dare vita a una splendida e tragica
sinfonia di morte il cui protagonista non soccombe per l'insensatezza
della guerra ma viene sopraffatto da qualcosa di più travolgente,
il progresso applicato agli strumenti di morte. Giovanni dalle Bande
Nere, capitano di ventura tra i più stimati e temuti del suo tempo
(l'azione si svolge nell'ultima settimana del novembre 1526), amato
in egual misura dentro e fuori le mura domestiche, muore infatti per
un colpo di falconetto, un'arma totalmente nuova venduta ai Lanzichenecchi
dal suo alleato Alfonso d'Este, duca di Ferrara. Il côté
strettamente storico della materia trattata viene affrontato da Olmi
con un taglio rigoroso ma non accademico, evitando le tagliole del
documentarismo colto ed elitario. Il risultato è invece un film
sofisticato ma nello stesso tempo facilmente fruibile, che si sofferma
solo in modo incidentale sulla Storia (quella con la "s" maiuscola)
per analizzare l'ultima settimana di vita di un uomo di ventotto anni
che ha un appuntamento con la morte. «Con quali sentimenti muore un ragazzo così giovane?
- ha dichiarato recentemente il regista di Lunga vita alla Signora
- E' questo il tema centrale del film. La tragedia è una
logica conseguenza della banalità di ciò che sta accadendo».
Un eroe, insomma, immolato sull'altare del progresso, nei confronti
del quale lo stesso Olmi ha espresso in più di un'occasione un
giudizio critico. Ancora una volta, quindi, il passato come mezzo
per parlare del presente, con tutte le sue storture e le sue contraddizioni.
In modo sommesso, senza usare la macchina da presa come un kalashnikov,
Olmi ha intessuto uno spettacolo di grande fascinazione visiva che
poco concede alle mode correnti.
Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi con Hristo Jivkov, Dessy Tenekedjieva, Sergio Grammatico, Nikolaus Moras Italia/Francia/Germania, 2001 Durata: 105 minuti. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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