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| film della stagione 2000/2001 |
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La stanza del figlio
«Ci vorrà molto tempo per staccarmi da questo film
(...) Mi sono così immedesimato nel dolore del protagonista che,
mentre sceneggiavamo, ne parlavo in prima persona: dicevo "io", non
Giovanni (...) Non mi era mai successo di identificarmi così,
neanche quando ho raccontato del mio tumore». Sono stralci della
conferenza stampa di presentazione di quello che da più parti
è stato definito il film della piena maturità artistica di
un autore che ha sempre suscitato forti reazioni nella critica ma
che, mai come in questo caso, ha obbligato lo spettatore a un atteggiamento
che abbattesse gli steccati politici eretti in passato dai suoi detrattori.
La stanza del figlio è una riflessione laica su una di quelle
eventualità che la vita ti presenta senza alcun preavviso e che,
anche e soprattutto per questo motivo assumono i connotati di qualcosa
di incomprensibile e devastante al tempo stesso. Non a caso il protagonista
Giovanni Sermonti è uno psicanalista che, alla morte del figlio,
non riesce a tenere sotto controllo il proprio dolore e nemmeno quello
dei suoi pazienti. La sua vita sembra andare in corto circuito, la
sua impreparazione di fronte alla perdita del figlio lo allontana
dal mondo che fino a pochi giorni prima era il suo habitat
naturale. Un mondo fatto di normalità, nel quale era inconcepibile
l'intrusione così oltraggiosa della tragedia. «Nel manifesto
del film - ha commentato Moretti - padre e figlio sono lì che
corrono vicini, sembrano invulnerabili. Ma non lo sono». Ed è
proprio nel senso di impotenza di fronte a eventi che nulla hanno
a che vedere con un volere superiore che si riconoscono i tratti kieslowskiani
della poetica morettiana. Il regista di Caro diario e Bianca
ha parlato di destino, ma sarebbe più opportuno usare la parola
caso, l'imponderabile che si insinua nelle nostre vite senza preavviso.
Nonostante il tema trattato, La stanza del figlio non è
pero un film lacrimogeno, che vuole provocare una mera reazione fisica, ma punta tutto sulla
semplicità delle azioni e sull'antidrammaturgicità, evitando
nel contempo di trasformarsi in uno di quei pallosissimi sermoni sulla
famiglia e sui difficili rapporti intergenerazionali. Moretti fa piazza
pulita di ogni altro elemento che potesse in qualche modo distogliere
l'attenzione dal fulcro del suo discorso: Ancona diventa così
una qualsiasi città calata in una Italia senza tempo in cui è
del tutto assente il dato sociopolitico. E' tutto nel privato, nelle
quattro mura dell'accogliente appartamento di una coppia mediamente
benestante, che si consuma un dolore tanto insopportabile quanto inatteso.
Il finale, dopo un lungo viaggio nella notte, sembra offrire uno spiraglio
alle vite dei protagonisti, ma sulla battigia i tre camminano in diverse
direzioni.
La stanza del figlio di Nanni Moretti con Nanni Moretti, Laura Morante, Silvio Orlando, Jasmine Trinca, Giuseppe Sanfelice Italia, 2000. Durata: 100 minuti. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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