LUMIERE
film della stagione 2000/2001

L'uomo senza ombra

Anche se l'ufficializzazione dell'inizio della nuova era virtuale non c'è stata, alcuni presagi non irrilevanti hanno da tempo instillato nella gente comune la sensazione di essere ormai entrati nel buco nero della finzione totale e della cortocircuitazione dei più semplici rapporti umani nel nome di un progresso tecnologico di cui si conoscono in modo solo embrionale costi e benefici. Può sembrare un azzardo, ma anche Hollywood si sta spingendo a marce forzate su questa strada, evidenziando una preoccupante penuria di idee e volgendo, come spesso accade, lo sguardo al passato, per adeguare certe intuizioni spesso geniali alle leggi dell'high tech. Il personaggio dell'uomo invisibile fece la sua prima apparizione nel 1933 grazie a James Whale, un signore che due anni prima aveva diretto la versione a tuttoggi più inquietante di Frankenstein. The Invisible Man durava 73 minuti., decretò il primo grande successo di Claude Rains, ma soprattutto si fece notare per gli effetti speciali firmati John Fulton e John Mescall, assolutamente rivoluzionari per quei tempi. Quasi settant'anni dopo al timone di regia c'è Paul Verhoeven (Robocop, Basic Instinct, Atto di forza, Starship Troopers), la storia è più o meno la stessa (uno scienziato sperimenta su di sé il siero dell'invisibilità con effetti a dir poco devastanti) ma cambiano giocoforza le coordinate filosofiche che fungono da spina dorsale al progetto. Laddove Whale e i suoi collaboratori puntavano il dito sui guasti provocati da certa ricerca scientifica, Verhoeven focalizza la sua attenzione, come ha recentemente dichiarato, «sullo studio della natura malvagia dell'uomo». Sebastian Caine è insomma un moderno eckyll/Hyde aggiornato alle teorie sulla virtualizzazione del reale. Il suo essere "altro" risiede innanzi tutto nel suo potere di rendersi invisibile, che alla lunga scatena in lui una furia distruttiva che Verhoeven riesce a motivare solo superficialmente, lasciandosi prendere invece la mano dall'armamentario di effetti speciali messo in campo da Scott E. Anderson, supervisor dell'Imageworks della Sony. A nulla però valgono gli alibi culturali tirati in ballo dal regista olandese (Platone nel secondo libro della Repubblica, la saga dei Nibelunghi): The Hollow Man rimane un film riuscito solo a metà perchè, come spesso accade, non c'è il giusto equilibrio tra forma e sostanza. A fronte di una scenografia gelidamente claustrofobica e per certi versi sottilmente affascinante non c'è traccia di un adeguato impianto dialogico e molti passaggi narrativi sembrano maldestramente concatenati. Si sa, Verhoeven è un regista di atmosfere, ma nel ricreare il mondo interiore del dottor Caine ha clamorosamente fatto cilecca.

L'uomo senza ombra di Paul Verhoeven
con Kevin Bacon, Elisabeth Shue, Josh Brolin
Usa, 2000. Durata: 95 minuti.

[riccardo bevilacqua]
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