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| LUMIERE |
| film della stagione 2000/2001 |
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Nonhosonno
Lo ripetiamo da anni: Dario Argento rimane, nel panorama
asfittico del cinema italiano, uno dei pochi, veri artigiani. Uno
che, a dispetto dell'assoluta mancanza del cinema di genere, ha pervicacemente
portato avanti un proprio personalissimo discorso che spesso sconfina
nell'imponderabile, facendo storcere il naso a più d'un critico.
Uno nelle cui mani la macchina da presa diventa un'arma impropria
per provocare in modo brutale e definitivo lo spettatore non sempre
avvezzo ad atmosfere cimiteriali. Stare a disquisire sulla sua discontinua
carriera sarebbe quantomai ozioso, ma è fuor di dubbio che il
nostro, agendo spesso in modo del tutto autarchico (ha firmato quasi
sempre lo script dei suoi film), ha perso qualche grande occasione.
Non basta padroneggiare alla grande le tecniche di ripresa se i salti
di sceneggiatura non sono giustificati nemmeno da una dose massiccia
di sospensione dell'incredulità e se gli attori (spesso decisamente
modesti) si muovono come se fossero diretti da un burattinaio ubriaco.
Tutto cio si è ripetuto con una sconcertante puntualità in
Nonhosonno, con il quale l'autore di Suspiria e Quattro
mosche di velluto grigio abbandona la visionarietà delle sue
ultime opere per dedicarsi a una trama di una semplicità disarmante
tenuta assieme da una ragnatela mal costruita che non riesce a catturare
più di tanto l'attenzione. Ambientato in una Torino cupa a minacciosa
fotografata da Ronnie Taylor, Nonhosonno mette in scena la caccia
a un serial killer giunto dal passato a turbare il sonno (e
non solo quello) di un gruppo di personaggi sull'orlo di qualcosa
di più di una crisi di nervi. Argento non si fa mancare niente
in quanto a stereotipi: il barbone alcoolista, il professionista affermato
dallo sguardo torvo, la madre iperprotettiva, la fidanzata ignara,
l'ex poliziotto inviso ai suoi successori. Insomma, un bel gruppetto
di candidati ad una seduta di psicanalisi sui quali domina la presenza
irritante di una filastrocca che scandisce la teoria di efferati delitti.
Tutto, purtroppo è incanalato sui binari di uno schematismo che
lascia perplessi più che esterrefatti. Gli ingranaggi sono evidentemente
arrugginiti, e si procede per quasi due ore tra dialoghi di una pochezza
sconcertante, colpi di scena ultratelefonati e false piste che anche
un bambino riconoscerebbe come tali. Un'ultima domanda verrebbe da
rivolgere a due grandi come Max Von Sydow e Rossella Falk: in sede
di ripresa si stavano rendendo conto di quello che sarebbe stato il
risultato finale? Se la risposta è sì, beh, allora pensioniamoli.
Nonhosonno di Dario Argento con Stefano Dionisi, Chiara Caselli, Max Von Sydow, Rossella Falk, Gabriele Lavia Italia, 2000. Durata: 110 minuti. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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