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Il Club degli Imperatori
Normalmente, molti di noi fuggirebbero davanti all'ennesimo film su professori virtuosi che scoprono talenti e genialità
nascoste nei peggiori studenti, fino a portarli agli onori di premi scolastici e riconoscimenti accademici miracolosi.
Il Club degli Imperatori contiene qualche riferimento a questa formula, ma ricalca più il classico L'attimo fuggente o Goodbye
Mr. Chips, anche se se ne distacca per i toni meno accesi. Il regista Michael Hoffman (che ha già lavorato con Kline in
Sogno di una notte di mezza estate e Bolle di sapone) con l'aiuto dello sceneggiatore Neil Tolkin ha adattato per questo film
il romanzo The palace Thief di Ethan Canin, evitando molti luoghi comuni, ad esempio un finale fatto di vittorie, successi
e abbracci che Hollywood spesso ci infligge. Il corso del film è acuto e sottile, ci fa riflettere sulla totale spregiudicatezza
e mancanza di valori della classe politica, e quindi della stessa nostra società, pronta sempre a giustificare se stessa e a
voler vincere a ogni costo, sacrificando valori ed etica. Nel 1972 Hundert è un giovane professore di storia greco-romana in
un college maschile molto prestigioso, la St. Benedict Academy. Hundert inizia sempre la sua prima lezione facendo leggere
un'incisione appesa sul muro della classe dove si parla di un antico quanto sconosciuto re, Shutruk Nahunte. Come mai questo
re, chiede Hundert ai suoi alunni, che aveva un regno e molti sudditi non è mai passato alla storia? Perché questo re, questo
conquistatore, non ha fatto nulla per le generazioni seguenti, non ha trasmesso nessun valore. Hundert è un uomo tutto di un
pezzo, che vive dei principi morali assorbiti dai classici, da filosofi come Seneca o Socrate. E' un uomo che ha subito la
pressione di avere un padre famoso, un esimio storico, che probabilmente lo aveva trascurato durante la sua infanzia e giovinezza,
per concentrarsi solo sul lavoro. Queste problematiche personali prenderanno il sopravvento nel cuore del professore quando si
troverà ad avere a che fare con un giovane studente ribelle, Sedgewick Bell, figlio di un importante senatore, che fin dall'inizio
mostra modi arroganti e da bullo, che però affascinano i suoi compagni. Ma Hundert, dopo un colloquio con il senatore, padre del
ragazzo, intravede uno spiraglio, si sente quasi solidale con Sedgewick, che sente schiacciato dal peso del padre, preso solo
dalla sua carriera e quindi totalmente indifferente al figlio, dal quale si aspetta solo successi. Il professore, dopo una difficile
riflessione, arriva anche al punto di favorire Sedgewick per premiarlo del suo cambiamento e dell'impegno scolastico, a discapito
di uno studente modello, in occasione della famosa competizione scolastica 'Giulio Cesare'. Il vincitore viene incoronato 'imperatore',
e quindi il migliore della classe di storia antica, davanti a tutta la scuola e ai parenti degli allievi. La competizione e quindi
la vittoria a ogni costo è l'unica spinta per Sedgewick a studiare ciò che prima disprezzava per la sua inutilità. Hundert, vedendo
l'impegno del ragazzo, crede di aver scoperto finalmente la sua parte migliore e di averla portata "alla luce", come annuncia
soddisfatto a una sua collega. Ma ben presto si accorge che Sedgewick alla competizione sta barando e così con una domanda astuta
lo fa perdere. Dopo venticinque anni Sedgewick Bell decide a sorpresa di riunire i suoi ex compagni di scuola per ottenere la
rivincita al titolo di 'Imperatore Giulio Cesare', ponendo però come condizione la presenza del vecchio Hundert. Bell ormai quarantenne
è un uomo di successo, vuole candidarsi a senatore come suo padre, ha una bella moglie (l'attrice Elizabeth Hobgood, che sembra
una copia di Gwyneth Paltrow) e due figli che lo adorano. Il professore è contento e sembra sollevato, perché in fondo pensa di
non aver sbagliato ad aiutarlo e a dargli credito da giovane. Ma alla fine i cattivi principi, i cattivi insegnamenti familiari
hanno il sopravvento e Hundert capisce che con Bell ha fallito veramente. Nulla è cambiato, il futuro senatore è sempre dell'idea
che il fine giustifica i mezzi. Il regista vuole farci notare come persone come Bell, senza veri principi, ipocriti e pronti a tutto
pur di vincere, sono quelle che spesso hanno più successo nella vita, che comandano e sono ai posti di dirigenza del paese anche se
poi nei loro rapporti familiari falliscono. Il film parla di quanto sia importante il carattere per il destino di un uomo, del rapporto
padre-figlio e di come i peccati dei primi pesino sui secondi. Se il film ha qualche peccato è forse nei momenti troppo prolissi
incentrati sulla competizione e sulle domande a quiz. Ma la bravura del premio Oscar Kevin Kline (come attore non protagonista in
Un pesce di nome Wanda) nel ruolo del professore Hundert è encomiabile, senza dimenticare le sorprendenti interpretazioni di
Emile Hirsch (Bell da giovane), che riesce a esprimere con spontaneità ogni mutevolezza del suo stato d'animo, nonché
degli altri giovani attori Rishi Mehta (Deepak Meta), Jesse Eisenberg, Louis Masudi e Paul Dano (Martin Blythe).
Il Club degli Imperatori di Michael Hoffman con Kevin Kline, Emile Hirsch, Embeth Davidtz, Rob Morrow Usa, 2002. Durata: 110 minuti. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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