LUMIERE
film del 2002

Bowling for Columbine

Dopo la tragedia di Columbine una riflessione del regista Michael Moore sulla realtà tutta americana delle sparatorie a scuola: come si è arrivati a una società tanto violenta? La società americana ama le armi ed è violenta, questa è una realtà inconfutabile. Molto più violenta di quella canadese, nonostante il Canada sia confinante geograficamente con gli Stati Uniti e i suoi abitanti amino le armi tanto quanto gli statunitensi o forse anche di più (non per niente i canadesi sono ancora dei grandi cacciatori, come ai tempi dei primi coloni). Tuttavia, il numero degli omicidi in Canada è bassissimo, come anche le percentuali di serial killer e di morti in sparatorie. I giovani canadesi, uguali in tutto e per tutto ai giovani americani, sembrano però rifiutare la violenza come mezzo per risolvere le controversie. Michael Moore, con grande ironia e talento, tenta di indagare a tutto campo sulle motivazioni di questo primato statunitense della violenza, che ha per protagonisti ormai anche adolescenti e bambini, autori di terribili omicidi. Nel suo film, Moore ci ricorda che in America muoiono ogni anno 11mila persone per ferite d'armi da fuoco, mostrando come la televisione, soprattutto i telegiornali, esaltino le paure dei cittadini. In effetti, paura e terrore servono a far innalzare gli indici di ascolto; così un avvenimento di lieve o media entità viene ad arte trasformato in qualcosa di enorme, solo per suscitare scalpore e sensazione. L'intervista al professore Barry Glassner, autore del libro La cultura del terrore: Perché gli Americani hanno paura delle cose sbagliate, ci fa capire che i maggiori beneficiari di questo clima di ansie e paure sono le corporazioni che producono e vendono armi e proiettili. Moore sembra non accogliere la tesi di chi ricerca le radici della violenza nella stessa storia degli Stati Uniti, piena di sangue e battaglie fin dagli albori, portando ad esempio altre storie di violenza, anche più recenti, in un paese come la moderna Germania, dove è nato e cresciuto l'incubo nazista. Se da una parte Moore è più propenso a mettere alla gogna il sistema di informazione, dall'altra è critico anche nei confronti della scelta dei governi, soprattutto quelli repubblicani, di fare della forza e della supremazia militare la base e l'orgoglio della società statunitense. Il regista ci fa entrare dentro enormi negozi di armi sparsi per il territorio degli Stati Uniti, negozi che sembrano uscire direttamente da qualche vecchio film western, ci fa sentire le parole di leaders politici che invitano i cittadini a risolvere i loro problemi di sicurezza personale con le armi e con la forza. Per essere stata la musa ispiratrice degli adolescenti assassini della scuola Columbine, morti anch'essi durante la sparatoria, si è puntato il dito contro l'inquietante rockstar Marilyn Manson, intervistata nel documentario. Manson ha preso il nome (Marilyn) da un'icona buona, la mitica attrice Monroe, e il cognome da un altro mito, questo però cattivissimo, il serial killer Charles Manson. Nelle sue canzoni inneggia al diavolo, all'annientamento totale, alla morte. Lui stesso ama travestirsi e apparire come una sorta di ermafrodita; a vederlo truccato in effetti incute quasi paura, ma non possiamo fare a meno di pensare ai Kiss, ai vecchi gruppi punk, ad Ozzy Osbourne e anche al David Bowie anni Settanta, per capire che Marilyn Manson non può essere la causa della nuova violenza. Una Marilyn Manson, infatti, c'è sempre stata e sempre ci sarà nella storia degli adolescenti e del rock. Il problema - ci dice Moore - è ben più profondo e analizza vari fattori, incluso il razzismo, che ha sempre permeato la storia degli Stati Uniti. Non è un caso, infatti, che la Nra, ossia la National Rifle Association, l'associazione americana dei sostenitori delle armi da fuoco e il Ku Klux Klan, siano stati entrambi fondati nello stesso periodo, circa 130 anni fa. Solamente Moore poteva avere il coraggio di intervistare il presidente della Nra, l'anziana star di Hollywood Charlton Heston, direttamente nella sua villa, ponendogli quesiti estremamente imbarazzanti. «Pensa che sia stato ok andare lì e mostrarsi in pubblico?» - chiede Moore a Heston, che aveva organizzato una conferenza della Nra pochissimo tempo dopo la tragedia di Columbine e proprio in Colorado. La feroce ironia di Moore colpisce anche le maggiori istituzioni americane, come ad esempio la Cia, che ha coperto e sostenuto colpi di stato in tutto il mondo mettendo al potere personaggi come Pinochet, crudele dittatore cileno, e ha riportato sul trono lo Shah di Persia. In una parte molto toccante e bella del film, il regista accompagna due vittime della sparatoria a Columbine, uno in sedia a rotelle e l'altro con il corpo crivellato dai proiettili, alla sede principale della K-Mart, uno dei più grandi magazzini d'America, come dire la nostra Standa o l'Upim. I proiettili di 9 mm che hanno colpito i due ragazzi, Klebold e Harris, sono stati infatti acquistati proprio alla K-Mart, al reparto munizioni. Moore chiede di fermare la vendita di munizioni nei magazzini e di ritirare le pallottole dai reparti di tutti i K-Mart americani. Riuscirà a spuntarla? In America nascono annualmente così tanti serial killer e muoiono così tante persone per ferite di armi da fuoco che il documentario di Moore ci sembra non essere assolutamente superfluo, ma, anzi, quasi doveroso. Le risposte al perché di tanta rabbia e violenza sono impacchettate in modo da far riflettere, sorridere e provocare infiniti dibattiti, senza deludere o annoiare mai lo spettatore.

Bowling for Columbine di Michael Moore
con Charlton Eston, Marilyn Manson, Matt Stone
Usa, 2002. Durata: 125 minuti.

[isabella weiss _ 1.2003]
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