
Rowan Atkinson entra nel novero di quella particolare
schiera di comici indissolubilmente legata a un solo personaggio,
reiterato all'infinito nei gesti, nelle pose e nelle battute, con
la sola variante del nome: in pratica quello che è successo al
nostro Paolo Villaggio, incapace di staccarsi dall'eterna macchietta
di Fantozzi o Fracchia, tanto da essere in ogni caso identificato
solo in quei due personaggi. Perciò, se non amate lo svampito
Mr. Bean (la "creazione" comica di Atkinson) e non ne sopportate il
mix tra
aplomb britannico e furia distruttrice, evitate
di andare a vedere
Johnny English, ennesima parodia di James
Bond. Se però non potete fare a meno della comicità fisica
di Atkinson e adorate il cinema demenziale, in stile
Top Secret,
allora questa pellicola non la dimenticherete tanto facilmente.
Johnny
English è in pratica l'ultima spia rimasta nel servizio segreto
di Sua Maestà e deve, naturalmente fallendo ogni possibile obiettivo,
combattere contro il perfido francese Pascal Sauvage (John Malkovich),
che si considera legittimo erede al trono inglese. Tra
gag
a raffica ed effetti speciali da vero Bond, il film scorre piacevolmente
e presenta anche una certa solidità d'impianto, solitamente rara
quando il protagonista è un comico abituato ai tempi brevi delle
scenette televisive: merito anche del regista, quel Peter Howitt già autore della più
sofisticata
Sliding Doors, e di un
cast in ottima forma,
specialmente John Malkovich con il suo biascicato accento francese.
Johnny English di Peter Howitt
con Rowan Atkinson, John Malkovich, Natalie Imbruglia
Gran Bretagna, 2003. Durata: 92 minuti.
[massimo zanetta _ 5.2003]