
Il titolo è volontariamente ironico. Il regista, lo stesso Ed Solomon del primo
Men in Black,
non poteva mancare di mostrarci il suo
sense-of-humor almeno nel titolo del film -
Levity
(frivolezza, leggerezza) -, che infatti tutto è tranne che leggero o frivolo. Billy Bob Thornton è
un attore che riesce a mescolare carisma e normalità anche nei personaggi meno attraenti e più squallidi.
Può riempire di intelligenza e mistero caratteri come il disperato barbiere del film
L'uomo che non c'era
o il tetro assassino di
Sling Blade. Può anche diventare irriconoscibile ma non per questo meno bravo
come in
Soldi sporchi, un piccolo capolavoro del giallo. Manual Jordan (Thornton) è un detenuto
che esce di prigione, suo malgrado, dopo ventidue anni scontati per aver assassinato un coetaneo durante
una rapina. Jordan è smunto, tirato, impaurito e non sa più dove andare. Ha solo tanta voglia di redenzione
e di perdono: porta sempre con sé la foto del ragazzo che ha ucciso, Easley, e vaga per una buia e fredda
Montreal con i suoi lunghi capelli e gli occhi pieni di rimpianto come un angelo ferito e invisibile.
Quando vediamo le immagini del passato e di quel giorno fatale della rapina ci accorgiamo che il viso
del giovane Easley accenna un sorriso. Sarebbe impossibile che il giovane ragazzo trovandosi con un
pistola puntata davanti alla testa sorridesse. Forse proprio un sorriso di sfida ha scatenato la rabbia
dello sconsiderato Manual? O più probabilmente il sorriso della vittima appare solo nel ricordo di Manual,
come se il morto in fondo lo avesse già perdonato e volesse dirgli di stare sereno e continuare la sua vita
liberandosi dai rimorsi del passato. Tra ricordi e visite ai luoghi della sua gioventù, Manual non può fare
a meno di cercare la casa dove vive la sorella di Easley, Adele (Holly Hunter) che a sua volta ha un figlio
adolescente (Geoffrey Wigdor) con la tendenza a mettersi nei guai. Manual inizia a frequentare Adele, lei
non sa chi sia lui né perché le stia dietro. Piano piano la donna quasi si innamora di questo misterioso
personaggio dagli occhi tristi e senza un apparente passato né futuro. Uno dei ritratti più riusciti in
questo mix di umanità lacerata e sofferente è quello di Miles Evans (Morgan Freeman), un cinico predicatore
che dirige una specie di centro sociale per i ragazzi del quartiere. Anche Miles è un personaggio affetto
da dualità, né buono né cattivo o entrambe le cose: si è avvicinato a Dio mosso dai suoi peccati e da chissà
quale colpa commessa, visto che un giorno dovrà fuggire nel cuore della notte perché braccato dall'Fbi.
Ai ragazzi del centro sociale si unirà anche la ricca ma problematica Sofia (Kirsten Dunst), anche lei
affetta dalla stessa doppiezza che accomuna tutti i personaggi: cinica e autodistruttiva, ma in fondo buona e
sensibile. ll confine fra bontà e cattiveria infatti è molto lieve, forse è questa l'unica leggerezza esplicita
del film. Manual sembra muoversi lentamente fra gli altri personaggi che appartengono più di lui al mondo
moderno e reale. Sembra quasi non appartenere più alla società, alienato ma in un senso più profondo,
quasi assente e pieno solo di voglia di perdono e santità. Riuscirà a trovare l'agognata redenzione e
a liberare la propria anima ferita?
Levity, il film che ha aperto l'ultima edizione del
Sundance Festival, è pieno di buona volontà, ma il tema che tocca è così complesso e difficile
che non sempre riesce a esprimersi al meglio, nonostante gli attori siano fantastici nei propri rispettivi
ruoli. Non si capisce bene cosa manchi a questo film per renderlo un capolavoro, forse proprio un po' di
ironia o più spessore introspettivo.
Levity comunque non lascia indifferenti e anzi, ci abbandona
con tante domande, la prima delle quali è: possiamo redimerci e liberarci dalla nostra parte peggiore?
Tutti infatti abbiamo una parte cattiva, per quanto essa sia nascosta o innominabile. Il film però sembra
essere intrappolato nel suo senso di missione, di tristezza e pessimismo, che però alla fine ci lascia
senza dei sentimenti forti o palpabili.
Levity di Ed Solomon
con Billy Bob Thornton, Morgan Freeman, Holly Hunter, Kirsten Dunst, Geoffrey Wigdor
Usa, 2003. Durata: 100 minuti.
[isabella weiss _ 10.2003]