La mia vita a stelle e strisce è l'ultima creatura di Massimo Ceccherini, l'attore
comico toscano lanciato dai film di Leonardo Pieraccioni (
I laureati,
Il ciclone,
Fuochi d'artificio,
Il principe e il pirata) che torna alla regia dopo
Lucignolo
e
Faccia di Picasso. Lando (Ceccherini) è un tranquillo e simpatico contadinotto con il suo
casale in campagna, dove vive con l'anziano padre in sedia a rotelle (Novello Novelli) e riceve
saltuariamente le visite di una contadina locale molto focosa con la quale amoreggia allegramente
nel fienile. La sua vita sta però per essere sconvolta e rivoluzionata dai parenti americani, ritrovati
dopo trenta lunghi anni tramite la trasmissione televisiva
Carramba. Come dei fulmini a ciel
sereno invadono il quieto casale toscano: la zia Giuly (Manuela Magherini), un pachiderma che si
nutre con cento salsicce al giorno, sei litri di latte e mangia senza sosta come un leone affamato;
suo marito Jack (Cyrus Elias), un ex colonnello dei Marines che parla ininterrottamente della guerra
del Vietnam e si sveglia all'alba per fare sport; e infine la bellissima cugina di Lando, Wendy (Victoria
Silvstedt). Appena installati a casa di Lando gli "americani" montano antenne paraboliche per vedere il
baseball e la Cnn, mettono un water che possa accogliere le generose forme della Zia Giuly, comprano il
microonde, una caffettiera americana enorme e un frigo abbastanza capiente da contenere l'esagerata quantità
di cibo che la zia inghiotte senza ritegno (quello di Lando, dice la zia con orrore, non le basta neanche
per la colazione!). Si organizzano dunque per una permanenza più confortevole e all'apparenza infinita,
mentre Lando diventa sempre più isterico. Ceccherini punta ironicamente il dito contro gli americani,
prendendoli in giro e sottolineando i loro difetti, il loro mangiare e bere in continuazione, il loro
svegliarsi all'alba e la loro arroganza. Il regista sembra dirci che in fondo non abbiamo nulla da
copiare da loro e che, anzi, dovremmo essere fieri di come siamo e non tentare mai di assomigliare a
questo popolo senza classe né un briciolo di modestia. Alla fine però Lando verrà ammaliato dalla bella
cugina Wendy e finirà per sposarla e adottare anche il figlio di lei e di un musicista americano (David
Corbett), il piccolo e antipatico Nicolas (James Holly). Dopo essersi inutilmente ribellato e aver cercato
di contrastare le manie e le paranoie dei suoi parenti, Lando per amore cede a poco a poco al "virus"
americano e anche il suo casale diventerà a stelle-e-strisce, i suoi capelli biondi e i suoi vestiti
all "
made in Usa". Ma il nostro contadino, seppur completamente colonizzato, conserverà
un briciolo di amor patrio continuando ogni tanto a fare l'amore con la bella contadina toscana e ascoltando
nell'intimità del suo camioncino la canzone
Italia di Mino Reitano, mandata a tutto volume.
Facile dire che il film di Ceccherini non sia un capolavoro, che manchi di vera comicità (le uniche risate,
infatti, si fanno alla vista delle disgustose abbuffate della zia Giuly o delle sue sedute al bagno, che
raggiungono l'apice dell'ilarità con lo scoppio del water, ormai saturo e incapace a ricevere altri scarti
organici). È comunque apprezzabile che il regista e attore toscano abbia voluto fare della satira anti-americana
in maniera in fondo poco volgare e che voglia quasi inneggiare al recupero di una italianeità spesso dimenticata
o schiavizzata dall'esterofilia. Un altro punto a favore del film è che le parolacce sono ridotte al minimo e
non c'è nudità, avvenimento raro in qualsiasi film comico italiano e che non ci si aspettava con la Silvstedt
come co-protagonista. Sarebbe stato facile attirare un certo tipo di pubblico mostrando la bionda Wendy come
mamma (con l'aiuto di un bravo chirurgo plastico) l'ha fatta. La conturbante modella-attrice svedese viene
invece mostrata sempre vestita o al massimo mentre indossa un decentissimo bikini, anche lui a stelle-e-strisce,
riuscendo comunque a stupire gli spettatori con il suo corpo scolpito e le sue lunghe gambe.
La mia vita
a stelle e strisce rimane comunque tra color che stan sospesi e non si riesce bene a capire se sia un film
comico, una commedia brillante o dolce-amara. Certamente chi apprezza da sempre l'attore toscano non rimarrà
del tutto deluso. Curiosità: le musiche del film sono state personalmente scelte da Massimo Ceccherini,
che ammette di amarle tutte moltissimo:
A little less conversation,
remake della canzone di
Elvis,
Long Tall Sally di Little Richard,
At last di Etta James,
May be the last time di
James Brown. Una delle sue favorite è comunque la già citata canzone
Italia, di Mino Reitano che,
a detta del regista, meriterebbe di diventare il nostro inno nazionale!
La mia vita a stelle e strisce di Massimo Ceccherini
con Massimo Ceccherini, Victoria Silvestedt, Novello Novelli, Manuela Magherini
Italia, 2003. Durata: minuti.
[isabella weiss _ 11.2003]