
Parte del successo e del divertimento di
Rocky era proprio il fatto che lo stesso film era
come il suo protagonista: uno che viene dal basso, un po' improvvisato, abituato ad avere
la peggio, ma che alla fine ce la fa a conquistarsi un posto al sole. Il film
Seabiscuit,
invece, non assomiglia per niente all'omonimo cavallino anni Trenta, protagonista di un miracolo
tutto americano. Sembra, invece, essere un classico prodotto hollywoodiano: molto ben confezionato,
patinato e pronto a vincere al botteghino. Ciò non toglie che la trama sia appassionante e che
il regista Gary Ross (
Pleasantville), affascinato dall'omonimo
best seller di Laura
Hillenbrand, abbia fatto del suo meglio per trasportare sul grande schermo
le vicende di un mitico cavallo e del suo eroico fantino. Siamo nell'era della grande depressione: nel
1937 L'America era al settimo dei dieci anni più difficili della sua storia, pieni di cambiamenti sociali,
sofferenze e povertà. La radio contribuisce a creare nuovi fenomeni di massa, lo sport accomuna speranze
e passioni di una popolazione umiliata che ha bisogno di credere nel riscatto e nel miracolo.
Seabiscuit
è un cavallo da corsa che mangia troppo, pigro, scostante e anche bruttino: nessuno scommetterebbe un centesimo
su di lui e gli allenatori smettono di occuparsene. Ma la vita ha in serbo qualcosa di incredibile per lui e
per tre uomini speciali, i destini dei quali si intrecceranno fra loro per unirsi indissolubilmente. Un magnate
dell'automobile, Charles Howard (Jeff Bridges), un
cowboy il cui mondo ormai è in disfacimento, Tom Smith
(Chris Cooper) e un fantino di origini irlandesi, cieco da un occhio ma pieno di grinta, Johnny "Red" Pollard
(Tobey Maguire), decidono di allenare
Seabiscuit e di farlo diventare un campione. Numerosi sono gli
inserti di vita reale americana di quegli anni, documenti storici di grande interesse per conoscere di più
un periodo così intenso come quello a cavallo delle due guerre mondiali. Le corse di cavalli sono ricostruite
in maniera emozionante e rispondente alla realtà dell'epoca, quando si usava dare botte e calci agli altri
fantini per impedire loro di avanzare. Le musiche sono azzeccate e i tagli fotografici impressionanti. Ma
allora cosa impedisce al film di volare alto? Forse il fatto che si intravveda qualche riferimento all'ironia
di Spielberg: nel momento, ad esempio, in cui viene portata una capra nella stalla di
Seabiscuit con
l'intento di fargli compagnia, già immaginiamo lo scherzo prima che accada: la capra, infatti, subito dopo si
vede volare dalla porta. È proprio di Spielberg, infatti, mostrare il risultato ma non il procedimento. Il
problema è che solo un uomo può fare film come Steven Spielberg. E il suo nome non è Gary Ross. A tratti
fa quasi rabbia che con la fortuna di avere una storia così potente, il regista rischi di affondare la propria
creazione in un mare di luoghi comuni e vittorie scontate. D'altra parte, chi non è fatto di pietra riesce a
commuoversi facilmente davanti alle incredibili vicende di
Seabiscuit e, soprattutto, dei tre uomini
che credono in lui. Pollard rimane gravemente ferito dopo un incidente e sembra che non possa più né correre
né montare, mentre
Seabiscuit rimane zoppo e un veterinario poco lungimirante lo vuole già uccidere.
Ma Pollard, insieme al silenzioso e misterioso Tom Smith, il
cowboy che sussurra ai cavalli, riuscirà
ben presto a riportare sé stesso e il cavallo sul podio del vincitore. Il film trae beneficio anche
dall'interpretazione di un bravissimo William Macy nei panni del radiocronista Tick-Tock McGlauglin,
il quale davanti al microfono produce ogni sorta di suoni, giochi di parole e allusioni a ritmo di cannone,
da far invidia anche al Robin Williams degli esordi. Sicuramente da vedere per i fan del genere epico-sportivo
e per chi ama le storie a lieto fine. Curiosità: per la gara tra
Seabiscuit e il campione War Admiral,
il regista ha scelto di far recitare un vero fantino, Gary Stevens (già presente nella Hall of Fame), nei panni
di George "uomo di ghiaccio" Woolf, un famoso fantino degli anni Trenta. Per le riprese delle corse si è usato
l'ippodromo storico di Santa Anita, Calfornia, e quello di Keeneland in Kentucky. Purtroppo durante le riprese
in Kentucky un terribile tornado ha distrutto il set, dove erano stati già ricostruti tendoni per la birra,
stand di cibarie, decorazioni e tende per i recinti dei cavalli. Il risultato è stato che per giorni
la
troupe ha cercato di recuperare il recuperabile e mettere insieme i pezzi distrutti.
Seabiscuit. Un mito senza tempo di Gary Ross
con Jeff Bridges, Tobey Maguire, Chris Cooper, Elizabeth Banks, William Macy
Usa, 2003. Durata: 140 minuti.
[isabella weiss _ 11.2003]