
Non si sa bene cosa pensare di
Lei mi odia, il nuovo film di Spike Lee presentato a Venezia. È come se il regista
abbia voluto fare un "gran casino" di proposito e anche con stile, visto che è bravo. Lee è uno dei registi americani
più originali e di talento, attento alle minoranze, al razzismo, incuriosito dall'interagire di diverse culture, arrabbiato
con la politica di Wall Steet e con i colletti bianchi, squali che passerebbero sul cadavere di chiunque per soldi.
Lei mi odia è un minestrone: intrighi e malefatte di una potente azienda, sesso, famiglie atipiche e omosessualità. Prende
in giro l'equilibrio instabile delle famiglie nere - e non solo nere - americane, si prende gioco anche della mafia, con un buffo
John Turturro in versione padrino che ha per figlia una lesbica Monica Bellucci, attacca il potere bianco che per guadagnare
senza scrupoli manovra un vaccino anti Aids che potrebbe eliminare il problema dalla faccia della terra, anzi, soprattutto
dalla faccia dell'Africa, il continente più colpito dalla terribile infezione. In molti credono che il vaccino in realtà
ci sia, proprio come succede nel film, ma che qualche potente società farmaceutica lo nasconda apposta e non lo metta sul
mercato. Spike Lee affronta così tanti argomenti che alla fine delle due ore e venti lo spettatore rimane quasi stordito
da una girandola di immagini e di personaggi infinita e confusionaria. Il protagonista, il bell' Antony Mackie (visto in
8 Miles e presto in
The Manchurian Candidate), è John "Jack" Armstrong, un Mba di Manhattan, un esperto in biotecnologie
che presto si accorge che i suoi capi stanno manovrando un vaccino e li denuncia alle autorità. Ovviamente viene licenziato
in tronco da una acida Ellen Barkin e dal cattivissimo Woody Harrelson, il classico
boss senza scrupoli, che sotto il suo
aspetto pulito cela un animo da
serial killer. Come fare per sopravvivere, azi, per mantenere lo stesso (alto) tenore di vita?
Sarà la sua ex ragazza Fatima (passata nel frattempo all'altra sponda) a illuminare Jack con una facile ma originale soluzione:
fare da banca del seme alle sue amiche lesbiche con desiderio di maternità. A 10mila dollari a prestazione Jack diventa un
esperto "inseminator" per una schiera sempre più folta (si sparge presto la voce) di donne
gay, tutte differenti e di ogni
nazionalità, tra cui appunto l'italiana Bellucci. Ovviamente il lavoro non è dei più duri e Jack è contento del nuovo business,
anche se si accorge che Fatima non gli è indifferente e che, anzi, anche lei lo ama ancora, nonostante abbia una bella fidanzata
al fianco. Tra piccoli camei dei genitori di Jack, il padre malato che vive in un sottoscala perché la moglie è stanca di stargli
dietro e gli urla ogni sorta di cattiveria (ma poi in fondo rimangono sempre insieme); quello di Turturro che rifà il verso a
Marlon Brando ne
Il padrino e quello della Bellucci che sinceramente non riesce mai a sfondare lo schermo qualsiasi parte
interpreti, la fine del film è la cosa migliore: Jack, Fatima, la sua fidanzata Alex e due piccoli bimbi prodotti dallo stesso Jack che
allegramente fanno un pic-nic sulla spiaggia, guardati con soddisfazione dal padre di Jack in sedia a rotelle. Il vero prototipo
della più moderna delle famiglie moderne, due lesbiche e un uomo con prole al seguito, come a dire che in fondo lo scandalo e il
marcio è nei grandi uffici di Manhattan, non nel sesso vissuto senza limiti, perché da quel punto di vista è meglio non negarsi nulla.
Lei mi odia di Spike Lee
con Anthony Mackie, Kerry Washington, Dania Ramirez, Ellen Barkin, Monica Bellucci
Usa, 2004. Durata: 138 minuti.
[isabella weiss _ 10.2004]