
Una storia d'amore che va oltre gli stereotipi e le convenzioni, perché non c'è un solo modo di amare né di vivere.
Tratto dal romanzo
A home at the end of the world, il film è interpretato dal tenebroso Colin Farrell, da Robin Wright
(moglie del regista e attore Sean Penn), da un sorprendente Dallas Roberts, e da Sissy Spacey.
Si parte dall'infanzia di Bobby, tormentata da morti premature e tragedie fino a rimanere orfano e legarsi così
all'amico Jonathan, un ragazzo timido e introverso, con il quale intesse un'amicizia molto particolare, a tratti morbosa,
che li legherà con amore e sesso. La mamma di Jonathan, Alice, è la classica "madre americana perfetta", che
però nasconde un animo inquieto, tanto malessere e qualche rimpianto. Non a caso accetterà l'omossessualità del figlio e
rimarrà affascinata da Bobby, perché figura destabilizzante ma in qualche modo "viva", di fronte al piattume del provincialismo
americano e alla banalità di una vita fatta di panni da lavare e piatti da cucinare. Alice accetterà lo spinello offertole da
Bobby e ballerà con lui, davanti agli occhi sconvolti di suo figlio Jonathan e un giorno dirà: «Credo che nessuno sappia in che
cosa si stia infilando fino a che non c'è dentro», parlando del desiderio di ogni donna "normale": figli, un marito e una casetta
da curare. Una personalità "malata" come quella di Bobby riesce ad affascinare tutti: mamma, figlio e poi anche una donna, che
all'inizio era innamorata di Jonathan, ma poi, avendo capito che Jonathan è un
gay "vero", si abbandona all'amore per Bobby.
In una fredda New York, piena di sesso occasionale, nei favolosi anni Ottanta, quando l'Aids era ancora una favola, Bobby, Jonathan
e Clare si incontrano e vivono insieme, fino a quando non nasce un figlio dall'amore di Bobby e Clare, mentre
Jonathan continua a intessere relazioni senza futuro con altri
gay. Jonathan in fondo è sempre rimasto innamorato di Bobby e
Bobby in fondo non sa cosa vuole: sa di amare Jonathan di un amore che va oltre il sesso fatto da ragazzi e oltre l'amicizia,
ma sceglie Clare come compagna di una vita che ha una sembianza di normalità dietro una patina di menzogna. Lo strano trio
deciderà di dare una vera casa alla bambina, scegliendo una località fuori dal caos newyorkese, un luogo desolato, freddo e
sconsolato, proprio "alla fine del mondo", dove Jonathan e Bobby decidono di aprire un ristorantino senza pretese, con Clare
che tenta di fare la mamma a tempo pieno, ma non riesce a entrare fino in fondo nel ruolo che ha scelto di avere: quello di
Alice, la quale, nonostante abbia capito che normalità non sempre significa felicità, rimarrà accanto a suo marito fino alla sua
morte. Come in
Lei mi odia, Alice accetterà la strana famiglia, suo figlio, Bobby, Clare e la piccola bambina, e anche se vede
lungo, non giudicherà mai né suo figlio né Bobby, perché sa che Bobby ama suo figlio quanto lei. E soprattutto, sa che suo figlio
Jonathan ama Bobby e lo amerà sempre, più di ogni altra cosa e persona al mondo. Bobby ha liberato suo figlio, non si sa se lo abbia
"reso"
gay o se non abbia fatto altro che "liberare" la sua omosessualità. Fatto sta che anche se la scelta
gay di Jonathan
lo condannerà per sempre, è una scelta giusta, perché ognuno deve seguire la propria strada. La storia si evolve fino a un finale
tragico, il quale lascia che il vero amore trionfi, un amore fatto di costanza e di amicizia, forte e infinito come infinite sono le
vie dell'amore stesso. Per quanto ci siano dei punti morti nel film e per quanto Farrell si sforzi di essere credibile, ma a tratti
non lo sia,
Una casa alla fine del mondo è un sollievo dai vari
robot di matrice hollywoodiana, puro
intrattenimento per chi non vuol pensare. Con tutti i suoi limiti è un film da vedere, per riflettere, per conoscere una storia
particolare e toccante, che non lascia indifferenti. Una curiosità per tutti quelli che hanno letto del "nudo" di Colin Farrell
in questa pellicola: rinunciateci, nessuna scena di nudo frontale è stata girata dal regista Michael Mayer, c'è solo qualche bacio
fra Bobby e Jonathan e una scena di nudo di Farrell da dietro, ma nulla di più. La leggenda del nudo è stata forse creata ad arte
per attrarre il pubblico, ma non sentirete parlare di un caso "alla Stefano Accorsi" riguardo questa pellicola. Ed è meglio così.
E per chi colleziona colonne sonore, da Paul Simon a Bob Dylan la musica è un trionfo degli anni Settanta.
Una casa alla fine del mondo di Micheal Mayer
con Colin Farrell, Robin Wright Penn, Sissy Spacey, Dallas Roberts
Usa, 2004. Durata: 120 minuti.
[isabella weiss _ 11.2004]