
E' confortante, e al tempo stesso incoraggiante, vedere come due esordienti alla macchina da presa, le
brillanti Inès Parìs e Daniela Fejerman, prima e unica coppia di registe al femminile del mondo, possano
aver confezionato un piccolo gioiello. Questa frizzante opera prima,
A mia mamma piacciono le donne, prende
lo spunto da una vicenda omosessuale per poi in realtà mettere l'accento sui rapporti tra genitori e figli,
sui tempi che cambiano e sul fatto che a volte i giovani, a dispetto dell'apparenza, possono in realtà essere
più reazionari delle persone anziane. Sofia (Rosa Maria Sardà, vista in
Tutto su mia madre di Almodòvar), una
madre tornata
single dopo il divorzio, coglie l'occasione del suo compleanno per annunciare alle tre figlie,
Jimena (Maria Pujalte), Sol (Silvia Abascal) ed Elvira (Leonor Watling,
Parla con lei di Almodòvar e
Son de Mar
di Bigas Luna) che si è felicemente fidanzata. La gioia delle ragazze è immensa, prima di realizzare che la loro
cara mammina si è innamorata di Eliska (Eliska Sirova), ossia una pianista cecoslovacca carina, misteriosa, dolcissima,
ma soprattutto molto giovane. E' quello che di solito succede agli uomini che raggiungono una certa età, quando sentono
l'impulso di frequentare fresche ragazzine straniere. Ma qui non c'è l'esibizione di un trofeo, solo vero amore. Lo
scopriranno, dopo non poche vicissitudini, le tre figlie, ognuna diversa, ma tutte legate insieme dal seme dell'anticonformismo
e della ricerca della felicità (valori trasmessi loro dai genitori, figure carismatiche e intellettuali) sacrificata troppo
spesso all'altare della morale comune. Jimena sembra la più conservatrice e arpia, ma in seguito, liberatasi dal fardello
di una vita che le sta stretta, troverà l'armonia insieme a un giardiniere. Sol è la rockettara trasgressiva, che vola
allegramente da un uomo (le vanno bene anche le donne) all'altro, fiera di appartenere a una famiglia di mentalità così
aperta, tanto da dedicare alla madre una quanto mai esplicita canzone sui suoi gusti sessuali durante un affollato concerto.
Ma la più interessante è sicuramente Elvira, vera protagonista del film: la divertente caricatura di una ragazza problematica,
isterica, nevrotica, insicura e combinaguai: praticamente un Woody Allen in gonnella, o meglio, una donna continuamente
sull'orlo di una crisi di nervi di almodovariana memoria. Dopo anni di terapia scopre che il suo dottore la vuole portare
a letto, le piace un uomo fantastico che la ricambia in maniera evidente, ma riesce a rovinare tutto facendolo scappare
più volte (verrebbe quasi da prenderla a schiaffi se non ci facesse ridere da morire). Le figure maschili rimangono sullo
sfondo, la macchietta dello squallido
boss di Elvira, lo psicanalista rimorchione e il marito di Jimena sono deprimenti;
ma l'affascinante scrittore, il padre delle tre sorelle e il simpatico giardiniere (come non può essere un tipo interessante
un giardiniere che chiama 'Piantala' la propria attività commerciale?), invece, risollevano le sorti dei poveri e grigi
maschietti. Il messaggio del film, in fondo, è talmente ottimista che ci si alza dalla poltrona più leggeri. La pellicola,
girata fra Madrid e Praga, non è un capolavoro ma certamente una commedia gradevole e senza traccia di volgarità che, a
una eccezionale ironia, unisce un valido cast e una sceneggiatura spumeggiante. Curiosità: come dice la stessa mamma Sofia
nel film, i nomi delle sue figlie sono quelli delle donne del Cid Campeador!
A mia madre piacciono le donne di Inès Parìs e Daniela Fejerman
con Rosa Maria Sardà, Leonor Watling, Maria Pujalte, Silvia Abascal
Spagna, 2002. Durata: 96 minuti.
[isabella weiss _ 2.2004]