MADE IN JAPAN
mode e modi dal paese del sol levante
 
Alla fiera dell'est

Un paio di occhiali da sole. 100 yen. Una scopa. 100 yen. Un cd. 100 yen. Un martello. 100 yen. Prodigio del Giappone decaduto. Un tempo confinati in miserabili rimesse e oggi insediati nei piani alti di molti importanti supermercati, ecco gli hyakuen shops, negozi in cui ogni prodotto esposto costa esattamente cento ("hyaku") yen, più o meno un euro (ma in rapporto al costo della vita e ai salari giapponesi circa 50 centesimi). Ogni giorno, domenica compresa, frotte di casalinghe, di anziani, di studenti e di turisti li ingolfano in cerca di trofei con cui appagare l'inestinguibile brama di consumo. Vi si può comprare un po' di tutto, dal collare per il cane alle ceramiche, dagli articoli di cancelleria a quelli per il giardinaggio, dalle calze al colapasta. Si riempie il carrello e si va alla cassa, dove il personale si limita a fare la conta dei pezzi. E voilà, il gioco è fatto. Il fenomeno degli hyakuen shops risale a oltre trent'anni fa, ma è venuto realmente alla ribalta solo nel 1995, quando la Daiso Industries, grande distributore di Hiroshima, ha cominciato ad applicarne la formula in modo sistematico, puntando su un sostanziale miglioramento della qualità e un radicale ampliamento della gamma. Oggi la Daiso controlla il 70% del mercato, contando su una rete di oltre duemila esercizi. In sei anni ha fatto registrare una crescita dell'850% e attualmente si espande al ritmo impressionante di due negozi al giorno. Il segreto di questo successo sembra risiedere nel fatto è che in uno hyakuen shop il consumatore può acquistare al prezzo di 100 yen beni di valore decisamente superiore. Una magia resa possibile dal concorso di più fattori. Anzitutto la maggior parte dei prodotti è fabbricata in Cina, dove la manodopera costa un ventesimo di quella giapponese. Inoltre i distributori trattano direttamente con le manifatture, evitando il ricorso a intermediari. Ma a quanto dicono gli operatori del settore il vero trucco consisterebbe nell'indurre un abbassamento dei prezzi all'ingrosso mediante la sistematica presentazione di ordinativi colossali. Bella pensata. Approderà anche da noi? Qualche timidissimo e localissimo esperimento esiste già, anche se condotto senza troppa convinzione e con merce di qualità piuttosto scadente. Intanto nell'arcipelago del Sol levante si è già aperta una seconda stagione, le cui primizie costano solo 85 yen.

|da tokyo _ luca vanni _ 1.2002|
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