
«Sì, tra i nostri clienti c'è anche qualche uomo, ma principalmente serviamo donne, per lo più ragazze». Mentre parla, la signorina
Tomita, agita le mani in modo decisamente insolito per una giapponese. Bisogna capirla, vende unghie e per lei esibire le dita è
una forma di pubblicità decisamente efficace. Nel salone estetico in cui lavora, uno dei più popolari di Tokyo, il reparto manicure
ha l'aspetto di un'officina alchemica. Il giovanile quartiere di Shibuya pullula ovunque di ragazze con le unghie variopinte, screziate,
incise, stuccate, intarsiate. Giunto da queste parti ormai più di un decennio fa, il verbo del
nail design ha trovato nel
Giappone un fertile terreno di coltura, innestandosi sulla locale tradizione muliebre di sfoggiare lunghe unghie ricurve (anticamente
si usava irrobustirle con olio di camelia). Il primo
nail salon giapponese fu aperto a Tokyo nel 1986. Oggi siamo però> di
fronte a una moda di massa attorno cui gravita un giro d'affari di tutto riguardo. Sparsi qua e là per l'arcipelago si contano
oltre duemila
atélier specializzati e ovunque fioriscono iniziative legate in qualche modo al
nail design. Nello scorso
dicembre si è tenuta a Tokyo la sedicesima Nail Expo internazionale, una
kermesse con tanto di competizioni tra professionisti.
In tutte le maggiori città sono presenti scuole per aspiranti decoratori; per loro esiste anche una sorta di esame di Stato. I pionieri
del genere si sono formati in America, ma gli stessi americani riconoscono ormai che i
nail stylists giapponesi hanno raggiunto
livelli di precisione e libertà creativa inarrivabili. Farfalle, fiori, draghi, tutto l'immaginario della tradizione, ma anche
soluzioni di gusto più moderno (e pacchiano): set di unghie per le grandi occasioni, come il
uedingu (matrimonio
all'occidentale) e
kurisumasu (quel che resta del Natale). Le tecniche a disposizione del
nail designer, spiega la
signorina Tomita, sono numerose. La più semplice prevede la creazione di sfumature in tinta mediante l'applicazione di smalti acrilici.
Le più preziose contemplano il ricorso a involucri di seta, lino o fibra di vetro, assicurati all'unghia o a protesi di plastica
mediante resine speciali. Il frutto di questa seconda opzione si lascia godere per circa tre settimane, trascorse le quali va
sottoposto a piccoli interventi di ristrutturazione. Esiste poi una barocchissima sofisticazione a base di "gel". Si tratta in
sostanza di stendere sull'unghia sottilissimi veli di uno speciale acrilico esponendo per qualche minuto ciascuno strato alla luce
di una speciale (e costosa) lampada Uv. Pare che ne risultino unghie di incomparabile luminosità. Oltre a sostenere trattamenti
estenuanti, i narcisisti dell'unghia vanno incontro a spese tutt'altro che contenute. Se per una semplice sfumatura in smalto
policromo il prezzo base è di 300 yen (poco meno di 3 euro) per dito, un set completo di dieci unghie da cinque centimetri istoriate
supera i 30mila yen (quasi 300 euro). E tuttavia il fenomeno del
nail design continua a prosperare. Forse è solo la timida sfida
della voluttà ai venti di crisi che spirano sull'Arcipelago da oltre un decennio. Ma forse è il lungo preambolo ludico a una
nuova stagione di battaglie. In un paese in cui i simboli continuano -
Deo gratias - ad avere un senso, nulla è inezia da
sottovalutare, nemmeno questa singolare e travolgente passione per l'artiglio.
|da tokyo _ luca vanni _ 3.2002|