MADE IN JAPAN
mode e modi dal paese del sol levante
 
La dura disciplina dell'inutile

Un esempio di chindogu Clima oceanico. La stagione delle pioggie è ancora lontana, ma di quando in quando il sospetto d'estate che già aleggia nell'aria è rotto da improvvisi e silenziosi rovesci di nettare celeste. Nei giorni di pioggia, all'ingresso degli esercizi commerciali e dei locali pubblici giapponesi vengono distribuite lunghe buste in plastica trasparente con cui gli avventori possono neutralizzare lo stillicidio dell'ombrello fradicio. Si sfila il sacchettino da un rotolo simile a quello in uso presso il reparto ortofrutticolo dei nostri supermercati, e il gioco è fatto. Civile, sensato e pratico. Io però alla sommità del mio ombrello made in Italy vanto un'efficacissima struttura telescopica che mi consente di sfoderare e rinfoderare il parapioggia in tempi e modi alquanto più spicci. «Arà omoshiroiwane!», esclama piena di stupore la cinquantenne in assetto da shopping. «Chindogu janai?», complementa il marito, «E' un chindogu?». Al mio ombrello per essere un chindogu (con la "o" lunga e dunque, per l'orecchio neolatino, accentata) mancano parecchie qualità. Ora, bisogna sapere che una ventina di anni fa un certo signor Kenji Kawakami, già sceneggiatore comico e designer, prese a lavorare come redattore in una rivista di vendite per corrispondenza e, forse per rompere il grigiore della vita redazionale, concepì un bel giorno l'idea di ordire uno scherzo ai lettori e inserì nel catalogo una serie di oggetti improbabili sino al limite del surreale. Nacquero così i chindogu, perfetto connubio tra la vocazione tecnologica e l'umorismo imprevedibile dei giapponesi. Chin sta per "strano", dogu per "utensile". I chindogu sono dunque "utensili bizzarri". I requisiti che un chindogu deve possedere sono stati codificati da Kawakami nel seguente, rigoroso, decalogo: 1. Un chindogu non è pensato per avere un impiego pratico; 2. Deve essere materialmente realizzato, almeno in un esemplare; 3. Deve possedere un intrinseco spirito anarchico; 4. Deve rivolgersi alla vita quotidiana; 5. Non ha mai finalità commerciali; 6. Non ha mai finalità esclusivamente umoristiche; 7. Non ha finalità propagandistiche o moralistiche; 8. Non ha mai natura volgare o dissacratoria; 9. Non deve mai essere brevettato; 10. Deve porsi al di là di ogni pregiudizio (di razza, religione, censo, cultura, eccetera). Il chindogu è un oggetto che risolve un problema creandone nel contempo uno maggiore. Tra i chindogu più popolari cito il fazzoletto contro la febbre da fieno (sopra in fotografia), le strisce pedonali portatili, il casco a ventosa per dormire comodamente ancorati al finestrino del treno e l'ormai leggendario burro in stick. Da qualche anno la trovata di Kawakami è lievitata sino a prendere la forma di una organizzazione internazionale, la International Chindogu Society, che raccoglie intorno a sé circa diecimila appassionati. Per entrare a far parte della Ics bastano una decina di euro e un'idea. E, ombrelli a parte, per noi italiani trovare un'idea adeguata è davvero un gioco da ragazzi: che ne dite del 740?

|da tokyo _ luca vanni _ 5.2002|
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