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La terra trama
Non l'hanno ancora visto in faccia, ma l'hanno già battezzato: Daijishin. "Dai", "grande", perché se lo aspettano
proprio così l'imminente terremoto che squasserà la regione intorno al monte Fuji. Gli annali dell'Arcipelago parlano
chiaro: da queste parti anche i cataclismi evidenziano una singolare propensione a manifestarsi con estrema puntualità.
La faglia di Shizuoka - la prefettura in cui si trova appunto il Fuji - si sgranchisce regolarmente le giunture ogni 100-150
anni e così, considerando che l'ultimo grande terremoto con epicentro nell'area ebbe luogo nel 1854, gli esperti dell'Agenzia
Meteorologica Giapponese hanno dichiarato ufficialmente aperta la fase di allarme rosso. Le previsioni recentemente diramate
dall'Agenzia parlano di scosse dieci volte più disastrose di quelle che nel 1995 devastarono Kobe. Magnitudo 8, intensità 7.
Quanto basta per vanificare anche i più moderni ritrovati antisismici. Il giapponese medio commenta: "Unmei", "destino".
Ma poiché il destino di Lao Tse non è esattamente quello di Totò, in molti grandi magazzini del Kanto e del Tokai - le due
aree ad alta densità urbana che dovrebbero maggiormente risentire della catastrofe - sta conquistando l'onore delle vetrine un
pittoresco kit anticalamità, il bosai setto. Nella sua versione elementare, un bosai setto consta di una ventina di
elementi: due teloni impermeabili a prova di tifone, una corda esile ma ultraresistente in materiale ignifugo, un paio di guanti bianchi
(«Sono per morire con eleganza?», domando a Furansowa, l'amica che mi guida nel negozio. «Naturalmente no, servono per evitare
di bruciarsi le mani quando ci si cala con la corda»), una scatola di cerotti, un pacco con centinaia di fazzoletti compressi
ed essiccati, garze, bende («perché non è raro ritrovarsi con le ossa fratturate»), un piccolo asciugamano per detergere il
sudore, una serie di sacchetti a tenuta ermetica contenenti polvere deodorata e solidificante («è la toilette portatile»), un
paio di forbici, un paio di pinzette, tre scatole di fiammiferi a prova d'acqua, una candela, combustibile in pastiglie, un
sacchetto di riso, una lattina d'acqua, due barattoli di preparati ipercalorici, un apriscatole, una torcia elettrica con radio
incorporata («le notizie radio sono della massima importanza»), uno zaino antincendio. A questo florilegio di trovate e ovvietà si
possono aggiungere numerosi articoli supplementari, come il fischietto, il filtro per depurare l'acqua piovana, e il leggendario
bosai zukin, copricapo imbottito in grado di proteggere testa e spalle da fuoco, acidi e oggetti in caduta libera. Sonni sereni
al modico prezzo di un centinaio d'euro... Ci si potrebbe anche illudere, se vicino al probabile epicentro del sisma non sorgesse la
vetusta centrale nucleare di Hamaoka. Ormai da tempo, qualche geologo ha fatto notare che, sottoposti a una pressione capace di
deformare il suolo al ritmo di 2 metri al minuto, gli impianti di raffreddamento della centrale entrerebbero senz'altro in avaria
e il complesso dei reattori finirebbe per fondere, liberando nell'ambiente una quantità di radiazioni paragonabile a quella che a
suo tempo investì Chernobyl e remoti dintorni. Un kit per fare fronte ai vapori radioattivi? Forse è troppo persino per il genio
del Giappone.
|da tokyo _ luca vanni _ 6.2002|
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