
Quello dei giapponesi per i
robot è stato senza dubbio un amore folgorante. Il primo
robot a metter piede in queste
terre fu un esemplare dell'americana Amf. Era il lontano 1967. Soltanto un anno dopo la Kawasaki avviava una produzione
sistematica di
robot su licenza. Da allora la tecnologia nipponica non ha più abbandonato la presa sul settore. Dell'entusiasmo
giapponese per i fratelli meccanici il grande pubblico nostrano conosce soprattutto il côté fantastico dei cartoni animati,
quello che ha partorito Goldrake, Mazinga e Gundam. Ma altrettanto sviluppato è il versante più tangibile delle creature semoventi
in plastica e metallo. L'occasione per una ricognizione sulla presenza e sulla proliferazione dei robot in Giappone ci è offerta
dalla mostra '
Robot World', da poco apertasi presso il Museo della scienza di Nagoya, una
kermesse di macchine zoomofe e
antropomorfe particolarmente nutrita e divertente. Ingegno senza limiti. Uno scheletro di metallo e un gorilla artificiale
improvvisano un
manzai, il tradizionale scambio di battute spiritose tra due attori capace di durare per ore. Un tirannosauro
di alluminio risponde minaccioso alle provocazioni dei visitatori. In sottofondo le dolci note della
Garota de Ipanema, suonate
e cantate da un'avvenente pianista in ferro e lattice, che ondeggia con la grazia di una consumata professionista da
night.
Ci sono il brillante conferenziere d'acciaio, il danzatore di balli popolari, il venditore "bionico" di
sushi, che risponde
alle ordinazioni dei clienti con consigli appropriati ed elogi della sua mercanzia. Particolarmente interessante è il fronte
dei modelli concepiti per l'industria. Oltre ai consueti stakanovisti tuttofare degli stabilimenti automobilistici (se Torino
dice Fiat, Nagoya dice Toyota), troviamo per esempio il
Gas holder kensa, un piccolo
robot a quattro ruote realizzato dalla
Toho-gas e destinato a controllare lo stato delle saldature nei gazometri: la macchina, mi spiega lo specialista Hiroyuki Furuta,
aderisce alla superficie metallica del serbatorio in virtù di un potente magnete e, grazie a un innovativo sistema a guida laser, procede
nel controllo dell'intera superficie in piena autonomia. Al vertice del
climax, però, c'è l'Sdr-4x, bipede pigmeo realizzato
in prototipo da Sony. Nel mondo dei
robot antropomorfi L'Sdr-4x inaugura una stagione decisamente nuova, presentandosi come il
primo umanoide dotato di una vera e propria "personalità". Il suo vocabolario di 60mila parole, per esempio, ne fa un interlocutore
assai più stimolante dell'universitario italiano medio. L'Sdr-4x, inoltre, canta e danza con rara dolcezza, si mantiene in
equilibrio anche quando cammina su superfici sconnesse, evita gli ostacoli e quando cade si rialza da sé, non senza esprimere,
con delicata voce infantile, il proprio disappunto. Sette microfoni situati nel capo gli consentono di rilevare e memorizzare
suoni di ogni tipo nonché di individuarne la fonte nello spazio, mentre un sofisticato sistema di telecamere a colori gli garantisce
una perfetta visione stereottica, grazie alla quale può riconoscere con una certa agevolezza il volto di coloro che hanno avuto la
cura di farsi memorizzare. La commercializzazione di questa meraviglia domestica è prevista per la fine dell'anno in corso. Il
prezzo, anch'esso meraviglioso, dovrebbe aggirarsi intorno a quello di una berlina di lusso.
|da tokyo _ luca vanni _ 8.2002|