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mode e modi dal paese del sol levante
 
Fiori di fuoco

Se è vero che per molti riguardi il paese del Sol Levante va perdendo tradizione, e fascino, di anno in anno, è altettanto vero che alcuni suoi costumi si oppongono a tale tramonto con grande tenacia e speciale successo. Tra le manifestazioni latu sensu tradizionali che continuano a riscuotere un'attenzione quasi cultuale bisogna annoverare senz'altro quella dei grandi spettacoli di fuochi artificiali che si tengono nel periodo della festività di Obon. Obon, che si celebra tra il 13 e il 16 di agosto, corrisponde approssivamente al nostro 2 novembre. La devozione popolare vuole che in questi giorni i defunti godano dello specialissimo privilegio di rendere visita al mondo dei vivi. E poiché un tempo l'arrivo e la partenza delle anime degli avi erano salutati con l'accensione di piccoli falò nei giardini delle case, piace pensare che i moderni spettacoli pirotecnici abbiano qualcosa a che fare con questo antico costume. Del resto l'organizzazione di spettacoli pirotecnici in onore dei defunti è attestata almeno dal 1733. A differenza della maggior parte dei fenomeni nipponici in odore di tradizione, i fuochi d'artificio non furono importati dalla Cina, che pure ne è la patria d'origine. A quanto sembra, infatti, la prima dimostrazione di hanabi, "fiori di fuoco", in suolo giapponese ebbe luogo ad opera di alcuni messi della corona britannica. Correva l'anno 1613. Di lì a breve i fuochi d'artificio divennero una delle forme di intrattenimento più gradite presso le corti dei grandi feudatari. Per quantità di manifestazioni, genio tecnico e spiegamento di mezzi l'estate pirotecnica giapponese non trova uguali in nessun altro paese del mondo. Quest'anno nella sola area di Tokyo si sono contati oltre 120 spettacoli, tra cui il celebre Festival del fiume Sumida, dove dieci tra i maggiori produttori nazionali di hanabi si fronteggiano in una competizione letteralmente infuocata (si arriva fino a 30mila lanci). Surreale è poi il contesto in cui tali spettacoli sono immersi: tra le imponenti e disciplinate masse che si radunano per l'evento, si possono scorgere numerose donne e non pochi uomini in yukata, una sorta di kimono semplificato e alleggerito per la stagione calda; quasi tutti, inoltre, si arieggiano con deliziosi e variegati ventagli; allo straniero, insomma, pare di attraversare una sezione di vita quotidiana - anche se non ordinaria - del Giappone feudale. Uno degli aspetti più curiosi è infine costituito dalla capillare campagna di informazione che precede l'avvio della stagione pirotecnica. A qualche settimana dall'avvio delle danze, la gente riceve direttamente a casa, o trova tra le pagine delle comuni riviste, nutriti dépliant in cui si illustrano tutti i dettagli relativi a ciascuno spettacolo. Corredate dalle debite fotografie esemplificative, vi si trovano abbondanti indicazioni sulle località in cui si tengono gli hanabi, la mappa dei siti, con in bella evidenza le fonti di fuoco e i punti dai quali è possibile osservare i disegni celesti nel modo più soddisfacente, la data, l'ora d'inizio e la durata degli spettacoli, il numero delle persone che l'anno precedente si sono raccolte per assistervi, il numero di fuochi che verranno lanciati e l'elenco dei mezzi pubblici che consentono di giungere sul posto. Il solito esempio di virtuosa efficienza, dice l'italiano facendo spallucce. Già, il solito.

|da tokyo _ luca vanni _ 9.2002|
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