
Treno affollato dice manomorta. Almeno in Giappone, dove il fenomeno del palpeggio molesto nei convogli ferroviari
è tuttaltro che una rarità. In quasi tutte le stazioni di treni e metropolitane fanno bella mostra manifesti che
invitano a smascherare e contrastare i
chikan, i "maniaci pervertiti", e nei vagoni di alcune compagnie spiccano,
tra i consueti segnali di divieto, speciali cartelli antimolestia. Negli ultimi anni i casi di manomorta sembrano
essersi moltiplicati e così sul finire del 2000, dopo avere registrato la poco lusinghiera media di una denucia al
giorno, la compagnia ferroviaria tokyese Keio decise di sottoporre all'attenzione dei viaggiatori l'ipotesi di istituire
carrozze per sole donne. Con il favore di oltre due terzi degli intervistati, il giovedì e il venerdì sera le carrozze
di coda dei treni Keio si trasformarono temporaneamente in
Josei Sen'yo Ressha, vetture per sole donne. Il fatto che i
vagoni dei convogli fossero comunicanti rese necessaria la presenza di due guardie incaricate di sbarrare il passo a
viaggiatori sbadati e/o temerari. La fase sperimentale si concluse positivamente e ben presto le
Josei Sen'yo Ressha
furono rese disponibili in tutti i giorni della settimana, a partire dalle undici di sera. Rigorosamente vietato l'accesso
ai passeggeri di sesso maschile, con tre sole eccezioni: accompagnatori di viaggiatrici disabili, viaggiatori disabili e
bambini sotto i dodici anni (ma solo se solo se in compagnia di una passeggera). Nel luglio del 2001 la sezione orientale
della potente compagnia JR (le ex ferrovie statali giapponesi) ha seguito l'esempio della Keio e nel luglio di quest'anno
è stata la volta della JR-Ovest, che ha introdotto le
Josei Sen'yo Ressha a Osaka. Mentre nella regione di Tokyo la maggior
parte delle molestie pare si concentri nelle ore serali, complice il
sake che domina le notti d'oblio degli uomini-salario,
a Osaka il 70% dei casi si verificherebbe in pieno giorno, ciò che ha reso necessaria qualche modifica agli orari del servizio.
Non più di un mese fa le
Josei Sen'yo Ressha sono approdate anche a Nagoya, dove l'iniziativa riguarda però la metropolitana
pubblica: carrozza centrale nei convogli di primo mattino (fino alle ore 9). Interrogati sull'argomento i giapponesi preferiscono
in genere tagliare corto, ma la lotta alle molestie nei mezzi pubblici ha alle spalle una storia di quasi cent'anni. Era infatti
il 1912 quando una serie di spiacevoli episodi indusse le linee tokyesi Chuo a predisporre treni a due carrozze destinati
esclusivamente alle signore. Si trattò di un provvedimento isolato, ma nel 1947, quando la confusione del periodo postbellico
sembrò agevolare le imprese dei palpeggiatori, le carrozze riservate a donne e bambini divennero una sorta di istituzione
statale. Poi, nel 1973, qualcuno decretò che le giapponesi moderne erano abbastanza forti per affrontare la folla promiscua
delle ore di punta e tutto tornò come prima. Con il nuovo millennio il sistema è risorto e sta incontrando singolare fortuna.
Chikan a parte, però, non tutti ne sono entusiasti. Specialmente tra le viaggiatrici straniere le
Josei Sen'yo Ressha sono
oggetto di forti critiche in quanto strumento di contrasto "basato sulla segregazione". E c'è persino chi avanza il sospetto
che si tratti di una mera operazione di
marketing, un espediente per ammiccare alla clientela femminile, vera padrona del
mercato interno.
|da tokyo _ luca vanni _ 11.2002|