MADE IN JAPAN
mode e modi dal paese del sol levante
 
Interludio d'estate

Giugno, luglio, tsuyu, la stagione delle piogge, volge al termine. Un tempo si trattava di un evento assai simile alle precipitazioni monsoniche del Sudest asiatico. Si narrano storie di panni eternamente impregnati di umiditą, di travi grondanti d'acqua, di pareti in incessante essudorazione. In realtą oggi la stagione delle piogge consiste in poco pił di un mese (da metą giugno a fine luglio) di aprersioni eteree e delicate, rinterzate da qualche episodico piovasco in stile Rashomon. Nondimeno l'umiditą rimane regina incontrastata delle estati giapponesi. Agli esseri umani dą non poco tormento, specialmente per il fatto che non rinuncia al suo dominio nemmeno durante la notte. Per due mesi abbondanti, cittą e campagne si ritrovano condannate a una sorta di lenta cottura al vapore. Ne beneficiano piante tropicali e insetti, in particolare il bambł e gli scarafaggi. Il bambł, in giapponese take (lieve accento sulla "e"), č una canna prodigiosa; qui č capace di crescere a dismisura, raggiungendo il diametro e l'altezza di un grosso albero; il suo fogliame ondeggia al minimo alito di vento, conferendo ai boschi un caratteristico aspetto animato. Si tratta evidentemente di una pianta molto speciale, dotata di peculiaritą che trascendono le qualitą ordinarie della classe cui appartiene. Il germoglio di bambł č cibo. La sua radice č flauto dritto. La canna adulta č trave, colonna, scala, e le sue parti divengono con acrobatica duttilitą raschietto, steccato, flauto traverso, utensili per la cerimonia del tč, canna da pesca, scovolino per le orecchie, cesto, mestolo, vaso da fiori, arma da taglio, pennello, lanterna, fontana... Nei suoi stadi di crescita si legge l'opera di una forza impetuosa, sapientemente distillata e riprodotta dai migliori pittori-calligrafi dell'Arcipelago. Passeggiare in un bosco di bambł, poi, č un'esperienza quasi alchemica. Nel folto delle canne la luce filtra a stento e in breve tempo č facile smarrire ogni punto di riferimento, e guadagnare un'altra dimensione. Sul fronte degli insetti, invece, il posto d'onore va alle cicale, semi (lieve accento sulla "i"). Tradizionalmente se ne riconoscono tre specie, che producono tre suoni ben distinti e che presentano colori e dimensioni notevolmente diversi. In piena estate il loro canto prosegue notte e giorno, trasformando monti, campi e valli, ma anche i parchi delle cittą, in sconfinate scatole sonore: non c'č escursione estiva da cui si rientri senza accusare un certo stordimento. Assai meno gradevoli delle cicale sono i gokiburi, gli scarafaggi, di gran lunga gli esseri viventi pił perseguitati del paese. Fondamentalmente innocui, hanno la spiacevole caratteristica di spostarsi con un moto meccanico e celerissimo che li rende immediatamente visibili, e sgraziati. Contro questi piccoli automi fulvi si consuma una feroce guerra a colpi di bombe insetticide, trappole al vischio ed esche avvelenate, il tutto immerso in un'epica luce piuttosto incomprensibile per il forestiero. L'altro grande perseguitato dell'Arcipelago č ka, la zanzara taoista, ubiquo esserino bianconero che resta in scena da maggio a novembre. Il suo morso non differisce granché da quello delle zanzare nostrane, ma molti giapponesi ne sembrano atterriti. La conseguenza č una caccia spietata, accompagnata da un uso universale della zanzariera. Per quanto strano possa apparire, analogo accanimento non interessa artopodi ben pił impressionanti, come il mukade (accento sulla "e"), varietą assai venefica di centopiedi; la suzumebachi, letteralmente "vespa-passero", una sorta di temibile calabrone, Certe gigantesche varietą di kumo (ragno). Nel bene e nel male gli insetti rivestono un ruolo di primissimo piano nell'immaginario del popolo nipponico. Si pensi alle corazze laccate dei samurai (se ne possono ammirare splendidi esempi in Italia al Museo Chiossone di Genova e soprattutto al Museo Stibbert di Firenze), ma anche all'intramontabile vezzo di tenere grilli, mantidi, scarabei o cervi volanti, tutti apprezzati animali domestici. E che dire degli insetti caramellati, prelibatezza gastronomica di origine cinese? I giapponesi sono sempre stati affascinati dalla vita minuta; qualcuno li ha descritti come gente che sa farsi piccola dinanzi a un insetto (Michaux). Forse per questo ogni analisi della societą giapponese finisce immancabilmente per assumere i tratti di un saggio entomologico.

|da tokyo _ luca vanni _ 8.2003|
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