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Un po' per celia un po' per non morire (di onoranze)
Quattro mele 500 yen. Una corsa in metropolitana 200 yen. Un minimo tratto di autostrada
1.000 yen. Caro il Giappone, vero? Eppure in Arcipelago il costo della vita appare quasi irrisorio se
confrontato con il costo della morte. Da queste parti dare l'addio al caro estinto è impresa tale da
scoraggiare anche gli animi più preparati. La prassi rituale prevede numerosi passaggi, a ciascuno
dei quali corrisponde un'infinità di spese. Si comincia con una lunga veglia funebre, cui segue il
funerale vero e proprio. Si passa poi alla cremazione, mentre a quarantanove giorni dal decesso avviene la
sepoltura vera e propria. Con la sepoltura i conti con il defunto sono tutt'altro che chiusi: a intervalli
prestabiliti hanno infatti luogo importanti cerimonie commemorative, fino al trentatreesimo anniversario
della scomparsa. Ogni fase prevede tra l'altro la liquidazione in contanti di un bonzo succhiasoldi e
la presenza di numerosi ospiti da ringraziare con un regalo (in genere tè verde o fazzoletti) e da
rifocillare con cibo e bevande. Il costo medio complessivo di un funerale giapponese è di due milioni e
500mila yen, quasi 20mila euro. Il passo più impegnativo è costituito dall'acquisto della stele tombale
e del piccolo riquadro di terra per l'urna cineraria. La concezione del cimitero giapponese è molto diversa
dal nostro. Il camposanto nostrano è una sorta di città dei morti, con tanto di mura, grate e cancelli.
Una volta accompagnato alla sua perpetua dimora, il morto è consegnato all'altro mondo e i suoi legami con
i vivi si limitano alle rievocazioni o alle eventuali funzioni in suffragio. In Giappone, invece, i cimiteri
sono spazi aperti, spesso esposti al transito dei passanti indaffarati nelle loro attività quotidiane.
Vaste distese di tombe o piccoli assembramenti di steli funerarie trapungono qua e là sia il paesaggio
urbano sia quello rurale. Il morto, insomma, è una presenza più viva che mai, e una mancanza di riguardi
nei suoi confronti non può portare nulla di buono (per questo nel paese del Sol Levante il furto di oggetti
sacri è un fenomeno sconosciuto e sempre per questo l'esposizione di oggetti sacri, anche in un museo o in
una mostra, avviene sempre con i dovuti onori cultuali). A ciò si aggiunge il fatto che una tomba elegante
in un luogo prestigioso può diventare per la famiglia un autentico status symbol. La domanda di
alternative economicamente sostenibili, tuttavia, sta crescendo di anno in anno. Nelle grandi città,
dove esistono oggettivi problemi di spazio e dove i prezzi del terreno sono ormai proibitivi, qualche
ingegnosa agenzia funebre ha messo a punto sistemi di stoccaggio delle urne in condominio. Si edifica
una sorta di mausoleo collettivo e al suo interno si collocano le urne di più nuclei familiari.
C'è posto per tutti, anche per gli animali. Una variante tecnologica prevede una sorta di tempietto robotizzato,
che analizzando il codice di una carta magnetica "sforna" da un'apposita apertura l'urna metallica con le
ceneri del caso. Alternativa forse poetica ma un po' in contrasto con il tradizionale culto degli antenati,
che tanta parte ha giocato e gioca nella psicologia nipponica, è quella di far spargere le ceneri dell'estinto
nello specchio di mare dominato dal sacro Monte Fuji. Nel prezzo del servizio, circa 400 euro, è incluso anche
un certificato di "avvenuta onoranza". L'offerta si rivolge soprattutto a parenti e amici di persone senza
discendenti diretti che possano prendersi cura della tomba di famiglia. Il recente avvento della rete telematica
ha dato il via a un'ulteriore soluzione, bizzarro compromesso fra modernità e tradizione. Le ceneri del defunto
vengono disperse al vento in un luogo prescelto e il punto di riferimento per la pietas dei familiari
viene posto in un sito internet. È la cosiddetta tomba virtuale, visitabile comodamente da casa con una
semplice serie di click. Via mouse è possibile cogliere fiori virtuali da inserire nel vaso
virtuale e innaffiare con acqua virtuale, accendere incenso virtuale e recitare preghiere virtuali. E la
presenza del morto nel regno dei viventi? Naturalmente virtuale.
|da tokyo _ luca vanni _ 10.2003|
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