
I giapponesi hanno modi garbati anche nella protesta. Ma a Nagoya cogliere un moto, un gesto, una
chiara espressione di dissenso nei riguardi dell'
Expo 2005 capita tutt'altro che di rado.
Anche oggi, a
kermesse avviata, tra gli abitanti del luogo sono in molti a chiedersi se
abbia avuto senso investire tanto denaro e tante energie in un evento che l'era della comunicazione
globale rischia di confinare a una dimensione poco più che regionale. Per presentare nuove idee e
nuovi prodotti, per confrontarsi sulle nuove frontiere della tecnologia gli uomini dell'era telematica
hanno ancora bisogno di imbastire mastodonti di queste proporzioni, per di più localizzati in contesti
culturalmente periferici come Nagoya e la prefettura di Aichi? Qualcuno faceva ironicamente notare
tutto il potenziale metaforico del "mammouth surgelato" che figura tra le presenze più notevoli della
rassegna. E c'è anche chi a suo tempo ha organizzato un timido movimento ecologista contro la
cementificazione di uno dei tratti di paesaggio più idilliaci e incontaminati dell'
hinterland nagoyano.
Il principale sito dell'Expo sorge infatti tra le dolci colline della periferia orientale di Nagoya, e
la costruzione delle necessarie infrastrutture è stata condotta senza troppi patemi ambientalisti e senza
troppa economia di catrame e cemento. Chilometri e chilometri di strada veloce, allargamenti di corsia
delle arterie esistenti, una sopraelevata ferroviaria per un minitreno a lievitazione magnetica, e molti
altri interventi a elevato impatto ambientale, compreso un aeroporto galleggiante che a molti appare
decisamente sovradimensionato per la città e il suo bacino di riferimento. Cosa se ne farà Nagoya di
tutto questo, quando l'Expo avrà chiuso i battenti? «Finirà come a Osaka dopo l'Expo 70 - suona il pronostico
tipo -, aree dismesse, ruggine, rottami, e forse uno pseudomuseo». Ma anche qui ad alleggerire i toni
provvede il balsamo dell'ironia, perché, sull'onda degli accordi di Kyoto, l'Expo nagoyana si presenta
espressamente come un immane inno all'ecologismo. Il titolo ufficiale della manifestazione è '
La
Saggezza della Natura' e il
leitmotiv è il tema dello sviluppo sostenibile. Nonostante a
un mese dall'apertura le cifre siano decisamente in media (2.250.000 visitatori), sono in molti a
giurare che i dati finali daranno ragione agli exposcettici. Nell'attesa - saggezza della natura
nagoyana, a un tempo epicurea e introvertita - la città prova godersi, tra un cappuccino al "Caffè Torino"
e un Barolo al "Ristorante Dolce Italia", questo semestre di relativa celebrità.
|da nagoya _ luca vanni _ 4.2005|