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Il mistero dei libri dell'abate Bottelli

Giulio Quirico, nell'articolo 'Deputato? No grazie, ma con misura', pubblicato su il Territorio del mese di gennaio 2003, ritiene che la copia manzoniana de I Promessi Sposi, «scrupolosamente annotata con perizia filologica» dall'abate Giuseppe Bottelli, possa ancora trovarsi in «qualche anfratto della casa parrocchiale» di Arona. Anche se questa ipotesi non può essere del tutto esclusa, sembra tuttavia difficile che il volume possa essere sfuggito all'attenta opera di catalogazione condotta nell'Archivio storico della parrocchia di Arona dalla compianta professoressa Giuseppina Aghemio. Il testo non risulta neanche fra i libri che il sindaco cavalier Luigi Bottelli ereditò dal fratello abate e che, in parte, donò nel 1843 per l'istituzione della Biblioteca Civica di Arona. Questa notizia, riportata dallo storico Paolo Perrucchetti, venne ripresa da Ernesto Lomaglio in un suo articolo pubblicato su il Sancarlone del mese di luglio del 1984, nel quale, sottolineando la «generosa carità di patria» dell'abate ed elencandone le opere meritorie, citava anche la donazione di ben settemila volumi per costituire la biblioteca civica aronese. Ma Lomaglio aggiungeva: «Oggi però attraverso strane vicende i libri sono finiti nella Biblioteca Negroni di Novara e solo in parte ne rimangono ad Arona». Ma quali sono state le "strane vicende" alle quali alludeva lo storico borgomanerese? Quanti libri "sono finiti" alla Negroni? In che anno? A questo piccolo mistero di storia locale si può finalmente dare una risposta. A chi conduce ricerche in ambito storico novarese non sarà certo sfuggita la dicitura `Miscellanea Bottelli' posta su molte antiche schede della Biblioteca Civica Novarese. Ed è proprio grazie alla collaborazione fornita dal personale della Negroni che oggi le vicende non appaiano più così "strane", ma solo un po' complesse. Cerchiamo di sintetizzarle. Nel 1863 giunse a conclusione una lunga vertenza tra il Comune di Novara e il Seminario Vescovile per la divisione dei libri della cosiddetta `Biblioteca comune' in esso costituita. La città di Novara, rifacendosi a una precedente donazione (di Carlo Maria Tornielli del 1739) e ad altre provvidenze, comprese quelle del vescovo Balbis Bertone, per una biblioteca ad uso pubblico, aveva rivendicato con un'interpellanza del giovane avvocato Carlo Negroni il diritto acquisito dalla cittadinanza a tale istituzione, reclamando la restituzione di un cospicuo fondo librario (1.417 opere con 1.918 volumi, fra le quali 263 antiche edizioni e 637 in folio). La vertenza si trascinò per due lunghi anni, nel corso dei quali furono espressi pareri contrastanti da esperti giureconsulti. La soluzione del problema venne infine trovata in seno a una `commissione mista', formata da alcuni rappresentanti del Comune e da una delegazione vescovile, della quale faceva parte Don Carlo Trivì, parroco della parrocchia del Rosario di Novara. Il reverendo Trivì, che aveva ereditato da Luigi Bottelli di Arona (sindaco della città per molti anni, morto proprio nel 1863) una considerevole quantità di libri, appartenuti in parte anche al fratello Giuseppe, offrì il cospicuo fondo di pregevoli opere pervenutegli dai Bottelli per evitare che un rilevante nucleo della biblioteca del Seminario, che sarebbe spettato al Comune, venisse alienato, e per impedire qualsiasi futura pretesa e ingerenza municipale nel governo della biblioteca stessa. Il patrimonio librario Bottelli, come si evince dagli Atti del Consiglio Comunale e dal Verbale della Commissione della Biblioteca, era costituito da 632 opere con 1.440 volumi, di cui 77 edizioni antiche e 160 in folio, e comprendeva anche 185 volumi di importanti miscellanee. Il cambio poteva quindi apparire svantaggioso per il Comune, per numero di opere e per quantità di volumi, «ma se si passa a giudicare della qualità», annotava l'ingegnere Giuseppe Pampuri, altro benemerito donatore della Civica, «il paragone si fa più difficile... giacché tra i libri di provenienza Bottelli molte sono le edizioni di pregio e i libri di valore; oltreché vi si trova una collezione, unica forse, di 185 volumi d'opuscoli di circostanza e di scritti politici che appartengono al periodo più agitato della italiana storia». Chissà se il testo de I Promessi Sposi, postillato dall'abate Bottelli, si trova dunque in qualche scaffale della Biblioteca Negroni?

|giovanni di bella _ 3.2003|
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