MEMORIE
paesaggi e personaggi del territorio
 
Il Bonino ritrovato

Chi entra nella parrocchiale di Briga può ammirare da qualche tempo, campeggiante nell'abside, una grande tela settecentesca raffigurante il patrono san Giovanni Battista. Il restauratore Federico Barberi, di Varallo Pombia, l'ha ripulita dalle successive interpolazioni, e soprattutto da una squillante e patetica sovrapposizione novecentesca, per affidarla, dopo un lavoro appassionato e competente, alla nostra contemplazione, riportata a strato e colori originali. Si tratta dell'opera artistica più rilevante presente a Briga, naturalmente dopo i famosi affreschi di San Tommaso (gli affreschi del Rossetti, sempre nell'abside della chiesa parrocchiale, sono stati ricoperti nel Novecento con altri genericamente tiepoleschi; le cappelle dipinte da par suo dall'Orgiazzi sul sagrato della chiesa sono state demolite: lo scempio risale a una cinquantina di anni fa. Ognuno ha i suoi de-litti contro lo spirito e il secolo XX ne ha perpetrati molti, alla faccia del progresso). Chi è l'autore del bel dipinto? L'architetto Angela Malosso, presentando ai brighesi l'opera restaurata, ipotizzava un pittore operante presso il cantiere del San Giuliano a Gozzano. Noi possiamo identificare con certezza l'artista al quale attribuire la tela (l'unica attribuita fra i quadri della chiesa, fatti meritoriamente restaurare dal parroco don Luigi Trentani), e lo possiamo grazie a una figura di grande rilievo per Briga, e non solo, fatta conoscere da Francesco Allegra. L'identificazione del pittore è per così dire l'ultima benemerenza di Giulio Maria Scardini, parroco (anzi penitenziere, perché fu lui a istituire questo titolo) di Briga dal 1753 al 1800. Personalità robusta, ben inserito nella tradizione tridentina, ma capace di cogliere con disincanto il mutamento in quei tempi terribili per la Chiesa, e di giudicare gli avvenimenti storici con spirito superiore, lo Scardini ha lasciato tracce ben visibili ancor oggi, a distanza di due secoli, della sua lunga permanenza a Briga. Fu opera sua la casa parrocchiale, ora abbandonata, sua la sistemazione della chiesa (compresi l'organo, le sculture della poutre de gloire e i menzionati affreschi del Rossetti e dell'Orgiazzi), sua la ricostituzione di una parrocchia trovata poverissima all'arrivo. Come è proprio delle personalità profonde, Giulio Maria Scardini amava riflettere su quanto gli stava attorno, e su quanto andava maturando nel suo orizzonte e ben oltre, affidando le sue considerazioni a un "diario", utile a orientare la sua azione nonché a documentarla. Nell'archivio parrocchiale di Briga giace, in attesa dell'attenzione di chi voglia pubblicarlo, il manoscritto Briga e chiesa parrocchiale, unione di varie memorie e cenni agli avvenimenti sconvolgenti dell'ultimo decennio del XVIII secolo. A pagina 144 il penitenziere annota: «Fatto in quest'anni 1771: il quadro di s. Gio Battista posto in mezzo del coro, opera del sig.r Bonino de Oleggio Grande abitante in Varese, già discepolo del celebre cavalier Maggatti. Tra il quadro e la cornice c(irca) L. 300: nulla però alla Chiesa». Dunque la pala è da attribuirsi senza alcun dubbio al Bonino, allievo del Magatti, che una recente - e brillante - mostra a Masnago (Varese) ha collocato in giusta prospettiva, sottolineandone le squisitezze di tono, la sapienza coloristica straordinaria, la forte suggestione scenografica e l'intensità drammatica delle ultime composizioni. Un maestro di grande spicco il Magatti, un epigono il Bonino, ma dotato di buona mano. La tela appare di notevole pregio anche agli occhi di chi non è critico esperto: la figura del Battista ha forte rilievo, i colori sono improntati a severità penitenziale e però non privi di fascino, i profili psicologici dei due personaggi affacciantisi al margine destro della tela sono suggestivamente ambigui (farisei o discepoli?). Giuseppe Bonino non è artista molto noto e tuttavia gode di un certo rilievo se Filippo Frangi, affermato studioso del Sei e del Settecento, gli ha dedicato una scheda non frettolosa nel catalogo della mostra sul Settecento lombardo al milanese Palazzo Reale, riservando poi al Bonino successivi interessi e attenzioni. Frangi non sembra però conoscere l'origine dell'artista oleggese e circoscrive la sua analisi alle opere presenti sul territorio varesino. La nota dello Scardini potrebbe perciò essere utilizzata ai fini di una conoscenza critica di Giuseppe Bonino. Un'ultima osservazione: al dipinto è riservata nel manoscritto l'annotazione - sopra riportata - a margine del testo. Eppure lo Scardini si dimostra in molte pagine ben competente di fatti artistici. Era soprattutto il costo dell'opera, non altissimo, ma neppure irrilevante, ad attirare l'attenzione di un amministratore attento quale egli era. Né a placare la curiosità può bastare l'osservazione che allora il dipinto era ritenuto meno importante della cornice e del contesto in cui era collocato, perché più costosi. Lasciamo l'interrogativo accanto agli altri crucci che le grandi personalità - e Giulio Maria Scardini indubbiamente lo era - lasciano in eredità.

|giulio quirico _ 4.2003|
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