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MEMORIE paesaggi e personaggi del territorio |
Il '68 e il concreto utopismo di Proposta
E' noto, ma non in modo adeguato, agli studenti di
oggi - ho ragione di crederlo - che gli anni attorno al 1968 furono
anni decisivi per la storia italiana. Borgomanero venne allora in
particolare alla ribalta della cronaca. Mentre mi permetto di suggerire
ai benemeriti redattori dei Quaderni Borgomaneresi la preparazione
di un numero dedicato a un'esplorazione storica di quegli anni, voglio
offrire un contributo riportando l'attenzione su di un'iniziativa
di quel tempo che, a distanza di quasi quarant'anni, appare sorprendentemente
attuale, nella ripresa dei movimenti.
Nell'ottobre del 1967 usciva a Borgomanero Proposta. Quaderno
di politica cultura e documentazione. La rivista appariva come
numero unico, in attesa di registrazione; la redazione, con sede in
corso Garibaldi 93, era formata da borgomaneresi e stampata da Angelo
Tinivella. Direttore responsabile Riccardo Borgna, amministratore
Peppino Colombo, segretari di redazione Anna Godio e Pier Luigi Lavazzé.
Si era all'ottobre 1967: dunque in anticipo e non a rimorchio del
mitico '68. La pubblicazione si finanziava con la pubblicità e
il sacrificio dei redattori.
La rivista, o quaderno come si autodefiniva, bimestrale nelle intenzioni,
non nasceva come espressione di un gruppo ideologicamente definito
e programmato. Era frutto degli incontri di alcuni giovani (allora!)
di diversa estrazione sociale e varia esperienza culturale: il sindacalismo,
la politica, l'oratorio, l'università. L'editoriale di presentazione,
steso dal direttore che ben personificava lo spirito dell'iniziativa,
ma elaborato nelle comuni discussioni, mostrava di saper accogliere
i segni dei tempi in via di maturazione (rifiuto dell'uomo a una dimensione,
impegno intellettuale e morale per capire), e rispondere con una proposta,
appunto, di «partecipazione critica», di autonomia nella presa
di posizione, di «attenzione e raccordo tra problemi del territorio
e problemi del mondo». Infine - e in modo significativo - Proposta
rivendicava apertamente la propria continuità rispetto ad altre
iniziative, dal cineforum alle conferenze di Casa Papa Giovanni. Così
concludeva l'editoriale: «Questa è per noi, dunque, una scelta
e insieme una `proposta' di concretezza e di impegno. Il modo più
coerente con cui crediamo di servire la nostra città e rispondere
alle attese del tempo in cui viviamo».
Serietà, impegno e concretezza sono ben rispettati dai contenuti
della rivista. Nei quattro numeri a mia conoscenza usciti vengono
analizzate e discusse questioni locali (la biblioteca e le scuole
a Borgomanero), provinciali (condizione operaia e situazione sindacale
a Novara), regionali (la nuova legge urbanistica), nazionali (la Fiat,
don Milani) e mondiali (il Terzo Mondo, il Vietnam), per fare alcuni
esempi. Nelle pagine dedicate alla riflessione culturale venivano
accolte le prime ricerche di Giannino Piana; nella rubrica Documenti
e testimonianze trovavano spa-zio testi delle lotte studentesche
e dei gruppi spontanei.
Nella lettura odierna colpisce la disponibilità ad accogliere
i vari punti di vista, l'attenzione all'approfondimento, alla concretezza,
al dibattito democratico. Può essere interessante ricordare un
meritorio intervento di Franco Nicolazzi, non ancora deputato, a favore
di un liceo a Borgomanero. Non mancavano alcune generose ingenuità,
e però sorprende oggi l'assenza di rivendicazioni giovanilistiche
e di ideologismi. Marx è utilizzato quanto anche al presente potrebbe
esserlo. Non si notano spontaneismi e tanto meno rivoluzionarismi,
e anzi le diverse esperienze formative risultano razionalmente elaborate.
Era una rivista coraggiosa. Basterà ricordare che appena pochi
anni prima un vescovo - un grande vescovo per molti aspetti, ma con
ogni probabilità condizionato dalla potente destra Dc di Novara
- aveva ordinato di leggere dal pulpito una denuncia contro i politici
cattolici in giunta con i socialisti (e si ricorderà che in prima
linea erano proprio gli amministratori di Borgomanero). Una rivista
coraggiosa se in quello stesso tempo fu reputato coraggioso, e lo
era, il consenso del prevosto Cavigioli a un articolo sull'Araldo
contro l'inaccettabilità per gli stessi americani della guerra
vietnamita: tesi ripresa poi di lì a qualche anno, e dopo centinaia
di migliaia di morti, da Nixon e Kissinger.
Proposta non sopravvisse al '68. Eppure aveva trovato riscontri
con l'adesione delle redazioni di Novara e di Verbania. Tra i nomi
di coloro che risposero all'iniziativa troviamo i nomi di molti che
poi continuarono l'assunzione di responsabilità nella società
civile, e anche il nome di un segretario di partito nazionale. Avanzo
una mia tesi circa il termine dei Quaderni. Proposta
rappresentava il meglio del '68: l'impegno sociale, un incisivo riformismo,
un'estensione della democrazia, il superamento di tradizionali pregiudizi,
un concreto utopismo, una generosa speranza. Purtroppo il '68 non
fu solo questo, e l'incapacità di risposta delle istituzioni ebbe
il suo peso.
|giulio quirico _ 6.2003|
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