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La Collezione Calderara a Vacciago
Vacciago, delizioso balcone sulla riviera d'Orta, accoglie da oltre un ventennio nel suo nucleo di
grazia barocca un gioiello museale: la Collezione Calderara di arte contemporanea. Un autentico gioiello.
Come tale ama la discrezione, in armonia con il contesto ambientale e defilato rispetto ai clamori massemdiatici,
il che vale biasimo per i mezzi di informazione, ma non sminuisce il valore dell'iniziativa.
Antonio Calderara (1903-1978) ha occupato un suo posto di valore nella storia della pittura italiana.
La sua ricerca artistica, già aperta alle esperienze del Novecento italiano e in particolare all'omonima corrente
milanese, si è mantenuta a lungo fedele alla linea figurativa, per poi conoscere una radicale trasformazione
alla fine degli anni Cinquanta, nell'avanzata maturità dell'artista, con lo sviluppo di una fase "astratto concreta",
secondo la definizione dei critici. La sua elegante casa di Vacciago (non luogo di vacanza saltuaria, bensì di lavoro
e di vita familiare per decenni) accoglie ora la fondazione che porta il suo nome.
La collezione documenta naturalmente il percorso del maestro, ove la morbidezza dei colori e il rigore geometrico
di composizione costituiscono il denominatore comune sia al periodo figurativo sia al periodo "astratto concreto".
I nomi di Carrà e Casorati, fino a Dorazio e Dadamaino, passando per Fontana e Manzoni, che fungono da rinvio nelle
opere di Calderara - per rimanere alle citazioni italiane -, dimostrano il suo lungo e ininterrotto dialogo con l'arte
del secolo scorso, concretizzato inoltre nella raccolta di lavori (dipinti e sculture) di artisti di tutto il mondo.
Sono ben 134 i maestri presenti nella collezione, a significare l'autenticità della globalizzazione artistica. Se teniamo
presente che in pratica tutta l'avanguardia - tra gli anni Cinquanta e Settanta del XX secolo in particolare - vi è
rappresentata, allora non possiamo limitarci a sottolinearne l'aspetto quantitativo. Scorrendo l'elenco dobbiamo
accontentarci di riportare i nomi di Fontana, Manzoni, Dorazio, Dadamaino e poi Remotti, Tadini, Cascella, Pomodoro.
Tra i non italiani troviamo Azuma, Mack, Soto, van Hoeydonck, Ho Kan, Martin, per attenerci a una sommaria indicazione
prevalentemente geografica.
Per Antonio Calderara la collezione svolgeva la funzione di laboratorio. Conserva tale evidenza, e non solo per
critici e studiosi. Non si può infatti non rimanere coinvolti di fronte alla ricchezza, varietà, in alcuni casi
alla provocazione delle proposte. I responsabili della Fondazione contribuiscono a mantenere vivo lo spirito di
ricerca del maestro con l'aggiornamento, con iniziative culturali collaterali e l'attività di promozione. La
collezione è inserita nella rete dell'Ecomuseo del Lago d'Orta e del Mottarone.
Più di un museo, dunque, o meglio di un museo nel senso migliore del termine: testimonianza del passato e insieme
elaborazione della contemporaneità. L'ingresso è, incredibilmente, gratuito. Si è ospitalmente accolti tutti i giorni,
mattino e pomeriggio, tranne i lunedì da maggio a metà ottobre. Basta far tintinnare la campanella dell'ingresso.
|giulio quirico _ 9.2003|
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