MEMORIE
paesaggi e personaggi del territorio
 
La pittura lombarda in Piemonte

Per qualche tempo una delle sei tele del Morazzone, l'Adorazione dei pastori, è mancata nella Collegiata di Arona. Analoghe scomparse si sono riscontrate nelle parrocchiali di Borgomanero, Miasino, Lesa e in altre chiese novaresi. Questa volta per fortuna non si tratta di furti: i quadri sono stati esposti esposti fino allo scorso 27 luglio alla Galleria Sabauda di Torino. Lì, nella mostra dei Maestri lombardi in Piemonte nel primo Seicento, e in un percorso integrato da dipinti già presenti nella stessa galleria, si sono potuti ammirare i nostri Procaccini, Nuvolone, Morazzone, Piammenghini, Cerano, Cairo. Accanto ad essi i meno noti, ma non meno interessanti, Giovan Battista Discepoli detto lo Zoppo di Lugano e Giovanni Maria Arduino, noto come il Bustino. A Torino si sono potute gustare con assoluta comodità e con il supporto di un eccellente apparato critico (il catalogo Allemandi era a cura di Anna Maria Bava e di Carla Enrica Spantigati) quelle opere che si trovano sì nelle nostre chiese, ma non così in evidenza. La grande parrocchiale di San Rocco a Miasino, ad esempio, è aperta solo durante le funzioni religiose; i due dipinti di Giulio Cesare Procaccini prestati alla mostra si potevano invece osservare a distanza ravvicinata. Due i quadri aronesi: Federico Borromeo che mostra l'Immacolata Concezione, di Carlo Francesco Nuvolone, e la già ricordata tela del Morazzone. Ora, la prima si trova in casa parrocchiale, e l'altra è collocata nella navata di destra della Collegiata, in posizione non ideale, per quanto più favorevole alla fruizione rispetto alle quattro tele del Morazzone nella navata di sinistra, inguardabili (ovviamente nel senso potenziale, non gerundivo). La mostra offriva poi l'occasione di rinnovate visioni critiche. I lombardi del primo Seicento sono stati oggetto di riflessioni straordinarie da parte di Testori, che li ha scoperti, per continuare con le annotazioni di Rosci, Ferro, Dell'Omo. La stessa Spantigati aveva scritto al riguardo eccellenti pagine in Arona Sacra (e sarebbe opportuno ripubblicare questo fondamentale studio sull'arte aronese). E tuttavia non mancavano nella mostra gli esempi di rivisitazione e di approfondimento. Così, e per rimanere alle tele a noi più vicine, nell'Adorazione dei pastori (e più in generale al ciclo aronese) viene ravvisato un momento di svolta dell'arte morazzoniana. La pala del Nuvolone acquista nuova luce dopo lo studi di Filippo Maria Ferro, al di là della sua esemplarità di manifesto borromaico (esemplarità del resto sostanziale all'identità di Arona, lo si dovrebbe sempre ricordare). L'Annunciazione del Bustino, nella parrocchiale di Borgomanero, viene rivalutata dopo l'analisi che inquadra l'autore nel contesto del Morazzone, ma resta ancora spazio per una lettura delle specifiche qualità figurative. Analogo discorso si potrebbe tenere per il Procaccini meno noto, Camillo, della parrocchiale di Lesa, e di altre opere, per rimanere ai casi più vicini. Le riletture critiche sono del resto favorite, quando non imposte, dai numerosi restauri, a partire dalla affabulatrice Sacra Famiglia con angeli offerenti burro e miele che ha offerto l'occasione di origine della stessa mostra. La ragione sostanziale per una visita restava comunque l'insieme del percorso. Troviamo collocate una vicino all'altra opere immerse in una stessa atmosfera (i famosi pittori "pestanti", "strangosciati" di Testori, capaci di dolcezze e di esasperazioni fino al deliquio, che si ravvivano nel loro accostamento). I Morazzone e i Procaccini, visti non a sé stanti, si integrano fecondamente con i Cerano e i Cairo, e anche i cosiddetti minori assumono adeguato risalto. Mancava il grande Tanzio. E' vero: non si tratta di un lombardo, dal punto di vista geografico. Ma è un lombardo sotto tutti gli altri aspetti.

|giulio quirico _ 11.2003|
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