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L'Atlante dei sacri monti prealpini
Il fervore di pubblicazioni attorno al tema dei sacri monti è indubbiamente segno di un rinnovato,
costante interesse alimentato dagli studi degli ultimi decenni, confermato dagli impegni connessi
all'istituzione delle Riserve, suggellato dal riconoscimento dell'Unesco. Hanno una loro funzione
le guide, sempre più accurate, oltre che eleganti. Ne occorrono anche per il Sacro Monte di Arona.
I libri degli studiosi mantengono il ruolo di stimolo, di apertura della ricerca. L'Atlante dei Sacri
Monti Prealpini, opera dei fratelli Luigi e Paolo Zanzi (autori rispettivamente del testo e delle
fotografie), racchiude insieme i pregi dell'analisi storiografica e dell'illustrazione iconografica a
un livello molto elevato. I nomi degli autori (il professor Zanzi è un noto pioniere della riscoperta
dei sacri monti, a partire dal suo contributo allo storico convegno di Varallo) e dell'editore (la
prestigiosa casa internazionale di libri d'arte Skira) costituiscono già una garanzia per un'opera che
fonde più prospettive di lettura. Si vola molto alto affrontando le splendide pagine, da guardare e leggere
in modo complementare, perché il rigore dello sguardo storico e la meraviglia delle immagini sono tra
loro funzionali. Le immagini non rispondono tanto alla funzione di belle illustrazioni, ma appaiono
piuttosto in chiave di "icone", investite dallo stupore di una fruizione (in senso agostiniano) del
sacro spettacolo nello sguardo del pellegrino. La presentazione di un libro così ricco, avvenuta il
14 novembre scorso al Sacro Monte di Orta su iniziativa di Fiorella Mattioli Carcano, è stata occasione
per fare il punto sullo stato dei lavori attorno al tema dell'opera. Padre Gabriele, provinciale dei
Frati Minori, ha opportunamente collocato i sacri monti nella prospettiva francescana, tra il loro
privilegiato aspetto creaturale e il presepe, del quale il Poverello è autore. Pier Giorgio Longo,
che ha riscosso il consenso degli autori, ha ripercorso la vicenda della riscoperta storico-artistica
e si è soffermato sulla struttura tipologica dei Sacri Monti, rendendo omaggio alle indicazioni di
Stefania Stefani Perrone e altresì all'impostazione del libro, ben riflessa nello stesso titolo. Ha
infine prospettato le piste di nuove, auspicabili ricerche, sintetizzabili in due punti: accentuare
l'attenzione sulla vita spirituale, sulla storia della pietà, sui risvolti teologici - aspetti sinora
in ombra rispetto alle indagini storico-artistiche - e, in secondo luogo, soffermarsi sullo studio della
storia più recente dei sacri monti, dopo gli ampi risultati ottenuti per la storia più antica. Il professor
Longo ha avanzato una precisa ipotesi di lavoro: la prevalenza nell'Ottocento del santuario rispetto al
contesto del luogo sacro, e ha fatto riferimento proprio a Varallo. Il professor Zanzi ha poi argomentato,
in tono insieme colloquiale e sottile, sul carattere "lombardo" dei sacri monti, il legame spirituale con
la rivoluzione del Caravaggio (nello stesso tempo artistica e teologica), la concretezza storica di quella
religiosità specificamente cattolica. Sono ritornati i grandi nomi di Bernardino Caimi, Gaudenzio Ferrari,
Giovanni Testori, sintesi e garanzia dei valori religiosi, artistici, storici inscindibili nella fruizione
dei sacri monti. Proficuo anche l'intervento del responsabile dei parchi piemontesi, per la completezza
dell'osservazione. Una serata all'altezza di un libro destinato a rimanere, e non solo nella storiografia
sui sacri monti. In una civiltà delle immagini (effimere) quell'iconografia carica di significati assume
risvolti impensati, si carica dello sguardo di una civiltà non rinchiusa nelle apparenze.
|giovanni otto _ 1.2004|
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