![]() |
MEMORIE paesaggi e personaggi del territorio |
|
Il disincanto di Chateaubriand ad Arona
All'inizio dell'autunno del 1828 il visconte François-René de Chateaubriand lascia la Francia per
assumere per la seconda volta l'incarico di ambasciatore a Roma. Aveva bruscamente abbandonato la
carica venticinque anni prima, non appena venuto a conoscenza dell'uccisione del duca d'Enghien per
volontà di Napoleone. Ora viene, di fatto, allontanato dalla corte borbonica. L'orgoglioso campione
del romanticismo cattolico, monarchico e aristocratico, ma sempre libero nel sentire, non accetta
la deriva reazionaria di Carlo X. Ha percorso la strada del Sempione aperta da Napoleone, traendone
forti impressioni. "Nel villaggio del Sempione, ho visto il primo sorriso di una felice aurora. Le rocce,
la cui base si stendeva annerita ai miei piedi, splendevano di rosa in cima alla montagna, colpite dai
raggi del sole" (cito dall'accurata edizione Flammarion-Einaudi delle Memorie). Qualche anno
più tardi, nel 1833, passando ancora - è la decima volta - per il Sempione, annoterà, secondo la
proiezione romantica dell'animo sul paesaggio: "Sono soprattutto le immagini tratte dai paesaggi di
montagna ad avere evidenti rapporti con i nostri destini. La strada del Sempione ha già un'aria d'abbandono
così come la vita di Napoleone: è un'opera troppo grande per appartenere ai piccoli Stati ai quali è devoluta...
L'ultima volta che ho attraversato il Sempione, andavo a Roma come ambasciatore; sono decaduto; i pastori che
avevo lasciato in cima alla montagna, ci sono ancora: nevi, nubi, rocce dalla forma di rovine, foreste di pini,
fragore delle acque circondano perpetuamente la capanna minacciata dalla valanga. La persona più viva di queste
dimore montane è la capra... Tuttavia, bisogna riconoscere che le principali sofferenze, quelle morali, i tormenti
dello spirito, sono assenti presso gli abitanti della regione dei camosci e delle aquile...". Anche nella disillusione
del momento, Chateaubriand conosce trasalimenti di dolcezza, nello stile dei suoi bruschi passaggi: "La discesa
verso Domodossola era a ogni passo più meravigliosa... Venivamo carezzati da un alito leggero che la nostra
antica lingua chiamava aura; sorta di antebrezza del mattino, immersa e profumata nella rugiada". E poi la
conclusione folgorante: "A Sesto Calende, l'Italia si è annunciata: un Paganini cieco canta e suona il violino
in riva al lago dove si passa il Ticino". Ma torniamo allo Chateaubriand sul lago Maggiore nell'autunno 1828,
"dove fui così triste", confesserà. Il 25 settembre è ad Arona. Alloggia in una locanda che si affaccia sul lago
e da lì invia a Madame de Rècamier una lettera improntata ad abbandono, struggimento, disillusione: atteggiamenti
nello spettro della malinconia romantica ma, in questo caso, privi dei corrispettivi soprassalti di fierezza morale,
quando non di "eroico furore". Vediamo insomma uno Chateaubriand quasi crepuscolare, pur nel registro della forte
espressività stilistica. Vale la pena raccogliere per esteso il suo sfogo. "Così, sono tornato in Italia privo dei
miei sostegni, come ne uscii venticinque anni fa. Ma in quell'epoca potevo compensare le mie perdite; oggi, chi
vorrebbe associarsi a pochi vecchi giorni? Nessuno desidera abitare in una rovina... Appoggiato al balcone della
locanda di Arona, guardavo le rive del lago Maggiore, dipinte dell'oro del tramonto e orlate di onde azzurre.
Non c'era niente di più dolce di quel paesaggio, che il castello delimitava con i suoi merli. Quello spettacolo
non mi procurava né piacere né sentimenti... Del resto, mi accorgo meno del rimpicciolimento della società attuale
quando mi trovo solo. Abbandonato alla solitudine nella quale Bonaparte ha abbandonato il mondo, sento appena le
gracili generazioni che passano e vagiscono sull'orlo del deserto". Il tramonto della personale esistenza non può
non tradursi in crisi storica, epocale. Le Memorie d'oltre tomba (un monumento di tremilacinquecento pagine
manoscritte!) sono appunto la celebrazione documentaria della centralità di Chateaubriand nel passaggio dall'Ancien
Règime alla Restaurazione, attraverso la Rivoluzione: centralità, la sua, simmetrica a quella di Napoleone. Narcisismo
tanto sincero quanto imprevedibile in alcune reazioni. Tre giorni dopo il disincanto sul lago Maggiore scriverà da
Bologna: "A Milano ho visto nel suo sepolcro san Carlo Borromeo, di cui avevo toccato la culla ad Arona. Era morto
da duecento quarantaquattro anni. Non era bello". E' tutta qui la sua reazione, per solito debordante, di fronte al
vescovo modello di quella Controriforma che lui, il visconte François-René de Chateaubriand, campione del cattolicesimo
romantico e del superamento dell'Illuminismo, autore del Genio del Cristianesimo, rivalutava nella Restaurazione.
|giovanni otto _ 2.2004|
|
| INDICE | HOME PAGE | MAPPA |