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MEMORIE paesaggi e personaggi del territorio |
Giovanni Paolo II sulle tracce di san Carlo Borromeo
Il ricordo della visita di Giovanni Paolo II alla Diocesi di Novara è ridiventato improvvisamente vivo
nei giorni in cui si sono celebrate le esequie del pontefice. Così, insieme ai tanti giovani che in questi
giorni, da tutto il territorio novarese, sono andati a Roma a rendere omaggio al grande papa polacco, non
pochi sono quelli che hanno potuto partecipare di persona allo storico incontro del 3 e 4 novembre 1984.
Si commemorava allora la figura di san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano originario della sponda piemontese
del Lago Maggiore, a quattro secoli dalla morte: le tappe del viaggio - Varallo Sesia, Arona, Milano - e tutti
i discorsi tenuti dal papa erano incentrati sulla vita, la devozione e la spiritualità di san Carlo. Per chi
scrive quella circostanza fu un vero tour de force; un fine-settimana faticoso ma esaltante, in un
periodo che ci aveva riservato numerose esperienze importanti, comprese diverse occasioni di andare a Roma.
L'ultima di queste era capitata proprio quell'anno, pochi mesi prima della visita in Diocesi; il papa aveva
ricevuto in sala Nervi alcune migliaia di aderenti a Comunione e Liberazione, fra cui naturalmente anche
don Giussani, per il trentesimo anniversario della nascita del movimento. Eravamo studenti fuori-corso a
Scienze Politiche, in Cattolica e, nel frattempo, stavamo svolgendo il servizio civile al Movimento Popolare,
a Milano. Il fatto che la visita del Papa si svolgesse tra sabato e domenica ci permise di parteciparvi; non
c'era alcun lavoro da svolgere a Milano, in compenso ci ritrovammo a fare un po' di "servizio d'ordine" ad
Arona. Non era la prima volta per noi: l'anno precedente Giovanni Paolo II era stato a Milano, in un
memorabile incontro al quartiere Gallaratese, cui partecipò fra gli altri Madre Teresa di Calcutta, e io,
insieme a moltissimi universitari dei vari movimenti cattolici, avevo partecipato al servizio d'ordine.
L'occasione della visita in Diocesi del Papa era così importante che, con un gruppo di amici della comunità
di Cielle di Domodossola, andai a seguire anche il suo pellegrinaggio a Varallo Sesia; percorremmo le strade
del centro cittadino e la salita al Sacro Monte in mezzo a una gran folla e ascoltammo il discorso del papa
ammassati e un po' stanchi sotto uno dei portici dello splendido piazzale, proprio a ridosso della facciata
della cappella davanti alla quale si inginocchiarono il papa e il vescovo, monsignor Del Monte. Quindi scendemmo
ad Arona, dove fummo ospitati alla bell'e meglio dagli amici della comunità locale di Cielle. La mattina
successiva ci svegliammo più o meno all'alba, perché dovevamo sistemarci con largo anticipo lungo la strada
che dal lungolago di Arona sale al Sancarlone; altri nostri amici erano partiti da Domodossola che era
ancora notte, per essere puntuali ai loro posti. Quella mattina ci vedemmo passare davanti velocemente la
"papamobile" che saliva verso il piazzale di San Carlo; io poi, in mezzo alla folla, decisamente nelle
retrovie, seguii quel che potevo del suo discorso dal palco sotto la grande statua di san Carlo Borromeo.
Altri miei amici dovettero rimanere lungo la strada a deviare il traffico automobilistico. Le cronache di
quel giorno parlano di un "fuori programma" da parte di Giovanni Paolo II che, per la disperazione della sua
scorta, decise di fermarsi un attimo di più con i giovani, al momento di scendere dal piazzale del Sancarlone,
dove già si era attardato con alcuni portatori di handicap; piccoli episodi, ai queli io non ebbi la possibilità
di assistere di persona, che ricordano quanto entusiasmo abbia scatenato fra la gente e soprattutto fra i giovani
il modo di fare spontaneo di papa Wojtyla; un rapporto semplice e spontaneo che però non ha mai tolto nulla
alla chiarezza di giudizio e di testimonianza a Cristo da parte sua. Al pomeriggio di domenica 4 novembre
il Papa doveva essere a Milano, per la messa in piazza Duomo; poiché anch'io dovevo rientrare in città per
essere al lavoro la mattina dopo, colsi l'occasione e, appena sceso dal treno, andai a sentirlo per la terza
volta, senza neppure passare in appartamento.
|mauro zuccari _ 4.2005|
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