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FACCIA A FACCIA persone, personaggi e interviste ai margini della cronaca |
Piero Longhi. Il pilota che fa i rally
Piero Longhi è nato a Borgomanero nel 1965. Ha studiato al liceo scientifico
e quindi ha cominciato a lavorare nella ditta del padre. Ha iniziato a correre nel 1986.
E già nel 1988 è maturata la vittoria in Coppa Italia seguita
nel 1990 da quella nel Trofeo Fiat Uno. Nel 1991 l'arrivo alla scuderia
Grifone caratterizzato da un secondo posto nel Campionato italiano
Aperol. Nel 1992 ha vissuto l'esperienza dell'Europeo, ma anche quella
di un incidente, mentre nel 1993 è arrivato a un passo dal titolo
tricolore (altra piazza d'onore nel 1994, nonché nel 1996 e nel
1997 nella categoria delle due ruote motrici). Nel 1998 il ritorno
alla Grifone (che aveva lasciato nel 1995). Nel 1999 va a segno con
una Renault Megane nel Rally del Molise. E nel 2000 il driver
borgomanerese si è finalmente vestito di tricolore.
Piero Longhi, campione italiano di rally. Partiamo dalla fine: a chi ha dedicato questo titolo? «A tante persone. E in particolare ai miei genitori perché mi hanno permesso di praticare questo sport che, si sa, è molto costoso. Anche grazie a loro sono riuscito a trasformare una passione in una professione». Dall'esterno si è avuta l'impressione che la sua corsa verso l'alloro tricolore sia stata una cavalcata trionfale. E lei come l'ha vissuta? «Ho guidato una Toyota Corolla, che è davvero una bella macchina, e senza dubbio le cose sono andate molto bene. E' vero che mi sono ritirato due volte, ma quando sono arrivato al traguardo ho centrato sei vittorie in sei gare». E per il 2001 che progetti ha? «Specie in questo sport non si può mai sentirsi "arrivati". Non si deve mai smettere di lavorare per andare avanti, per migliorarsi. Continuerò sicuramente a far parte della scuderia Grifone di Genova: faremo ancora qualcosa in Italia, e parallelamente penso che si possa prendere parte a qualche appuntamento del mondiale, almeno a quelli che si disputano in Europa». Lasciamo stare le sensazioni che si provano quando si riesce a salire sul gradino più alto del podio. Per il resto, quali sono i momenti più belli di una corsa? E quelli più brutti? «Le soddisfazioni possono venire da tante cose. Qualche volta anche semplicemente dall'arrivare in fondo. E poi essendo i rally, al contrario delle competizioni su pista, fatti di prove speciali, già segnare un gran tempo in un tratto cronometrato ti regala delle emozioni. Gli attimi più brutti, invece, sono quando si rompe qualcosa sulla macchina o, peggio, quando si esce di strada». In qualche occasione le capita di aver paura quando è al volante? «No. Anche perché chi guida con preoccupazione non riesce ad andare forte». Ha qualche rimpianto? «Certamente l'aver lasciato la scuderia Grifone nel '95 non è stata una grande scelta». Perché ha optato per i rally invece che per la pista? «Una scelta in un certo senso obbligata. Perché potevo correre con la stessa macchina con cui andavo in giro». Ma lei la Formula 1 la segue? «Da sempre guardo le gare in televisione. Tifo Ferrari, ma soprattutto tifo per i piloti. E in questo momento il più grande di tutti è Schumacher. In passato invece ho ammirato Niki Lauda e Nelson Piquet». Qualche anno fa al Rally di Sanremo sono state contate più di un milione di persone sulle strade, a dimostrazione del grande interesse che questa disciplina suscita tra la gente. Eppure si continua a ripetere che questo è uno sport "a rischio" proprio per colpa del pubblico. Ma le persone che seguono le prove speciali sono così indisciplinate? «Qualche volta sì. Ma se si sistemassero in posizioni sicure non ci sarebbero problemi. Purtroppo però non sempre lo fanno». Lei, a proposito di tifosi, può contare su tre club... «Sì, uno in Sicilia, l'altro a Pordenone, e un altro ancora a Borgomanero. Quello della mia città è l'ultimo che si è costituito. Tutti e tre sono composti da ragazzi molto appassionati che appena riescono a liberarsi dai loro impegni di lavoro mi seguono in giro per l'Italia. Spero, allora, di averli ripagati con il titolo italiano». Sono ormai quattordici anni che si mette al volante di auto da corsa, e che di conseguenza porta in giro per l'Italia, e non solo, il nome di Borgomanero. Si ricorda qualche aneddoto particolare? «Uno sì. E' successo nel '93, al Rally di Piancavallo. Ero in testa quando in un tornante mi sono capottato. Ma incredibilmente la macchina s'è girata un'altra volta rimettendosi su quattro ruote. Sono così ripartito riuscendo anche a vincere la corsa. Quella volta sono stato decisamente fortunato. Ma poi per un po' la dea bendata s'è dimenticata di me». Oltre ai rally, ha altri interessi in campo sportivo? «Seguo praticamente tutte le discipline tranne il calcio. Le partite di pallone le guardo solo quando ci sono i campionati del mondo. E in particolare mi piace giocare a tennis». Altre sue passioni? «Non mi piace leggere. In compenso amo moltissimo il cinema. Ci vado anche spesso: due o tre volte alla settimana. Che genere preferisco? Film non impegnati. Comici o anche di fantascienza. E dedico inoltre un sacco di tempo all'elettronica e al mondo dei computer. Passo non so quante ore al giorno collegato a Internet». |marco g. fornara _ 11.2000|
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