![]() |
FACCIA A FACCIA persone, personaggi e interviste ai margini della cronaca |
Luca Canelli. Lo Schindler aronese
Il dottor Luca Canelli oggi ha più di novant'anni, molte decine dei quali li ha trascorsi ad Arona,
dove vive dagli anni Trenta e dove è stato medico condotto. Uno degli avvenimenti che ha più segnato
la sua vita, e che pochi anni fa lo ha improvvisamente portato alla ribalta della cronaca, risale però
agli anni più bui della Seconda guerra mondiale, quando già esercitava la sua professione, trentenne,
sulle rive del Lago Maggiore. Canelli è un uomo molto schivo, anche se altrettanto cordiale e aperto,
e non ama troppo ritornare su quell'episodio. Gli chiediamo comunque di rievocarlo.«Ad Arona durante la guerra erano sfollate numerose famiglie ebraiche, e di alcune di loro ero diventato il medico curante. Fra di loro c'erano gli Jarach, che possedevano una grande villa a Meina ed erano molto facoltosi. Il capofamiglia era allora il rabbino capo di Milano. La mattina del 15 settembre 1943 sono passato per caso davanti all'Hotel Sempione, che era vicino alla stazione ferroviaria, e ho visto che le Ss vi facevano irruzione. Ho capito che cosa stava succedendo e con la mia auto, una Cinquecento Topolino, mi sono precipitato alla villa Jarach, sulla strada per Meina. Appena comunicai loro che era in corso una retata ci furono scene di disperazione, poi decisero di salire su una barca a motore che tenevano nella loro darsena, e di fuggire in Svizzera, dove in effetti riuscirono ad arrivare. Mentre scappavano in tutta fretta io ho compiuto un giro per la villa, e a un certo punto mi sono sentito chiamare: era un membro della famiglia anziano e malato che non poteva muoversi dal letto, ed era rimasto lì. L'ho aiutato ad alzarsi, a trascinarsi fino all'auto e ce ne siamo andati: mentre uscivamo da uno dei due ingressi dall'altro arrivavano le Ss, le quali per fortuna furono distratte dalla barca che ormai aveva preso il largo e contro la quale si misero inutilmente a sparare. Con il mio paziente arrivai all'ospedale di Arona, dove ero assistente, e lì lo nascosi sotto falso nome per qualche mese, finché non riuscì a riparare, mi pare, in Toscana». Ha avuto paura in quei momenti, di fronte alle Ss? «Non ce n'era il tempo, non si poteva certo fermarsi a ragionare. Le Ss le ho incontrate anche in altre circostanze, erano dei ragazzotti che si divertivano a sparare col mitra ai piccioni». Il suo gesto è rimasto sconosciuto per decenni. Lei non ne ha parlato, l'uomo che ha salvato è deceduto poco dopo per cause naturali e dopo la guerra gli Jarach si sono trasferiti in Israele. Solo pochi anni fa qualcosa si è mosso... «Nel 1999 mi telefonò l'ambasciata di Israele. Fu mia figlia ad occuparsene, io non volevo che se ne parlasse. Dopotutto non sono stato l'unico ad Arona a fare qualcosa per gli ebrei, ci sono state altre persone che si sono prodigate. Comunque mi hanno invitato a Tel Aviv per una celebrazione [il dottor Canelli è stato insignito dallo stato israeliano, come Oskar Schindler e Giorgio Perlasca, del titolo di 'Giusto fra le Nazioni', riservato ai non ebrei che a rischio della loro vita hanno salvato vite ebraiche durante la Seconda guerra mondiale, ndr]. Ma quello non era un avvenimento da sbandierare. In quel momento ho sentito che andava fatto e l'ho fatto, tutto qui. Dopotutto, era il mio dovere di medico». |giacomo fiori _ 6.2003|
|
| INDICE | HOME PAGE | MAPPA |