FACCIA A FACCIA
persone, personaggi e interviste ai margini della cronaca
 
Lorenzo Del Boca. Dei giornalisti presidente

Lorenzo Del Boca Lorenzo Del Boca, di Romagnano Sesia, è presidente nazionale dell'ordine dei giornalisti. Oltre che per l'attività giornalistica è noto anche per numerosi volumi storici che hanno avviato una lettura non agiografica, anzi decisamente controcorrente del Risorgimento. Gli abbiamo posto alcune domande "tecniche", legate alla sua carica di massimo rappresentante istituzionale del giornalismo italiano.
Come vede la situazione dell'informazione locale? Secondo lei ha un futuro?
«La crisi attuale del giornalismo riguarda soprattutto la carta stampata, che negli ultimi anni ha perso molti lettori, ma questo è toccato soprattutto ai grandi quotidiani. L'informazione locale occupa un'altra nicchia, la gente ha bisogno di sapere cosa succede a casa sua. Tanto per dire, ha bisogno di sapere dove si trova la farmacia di turno più vicina: poi però l'informazione deve essere vera, devo trovare effettivamente aperta quella farmacia, altrimenti si perde credibilità. Comunque la verifica è più facile per l'informazione locale che non per quella generalista. Il pubblico difficilmente può verificare quello che viene detto per esempio a proposito di Bush, e molti giornalisti nazionali un po' ne approfittano, sbagliano una quantità incredibile di nomi, luoghi, date... Il giornalista locale in genere è più serio, sa che un suo sbaglio non sfugge all'attenzione».
Quelli dei giornalisti sono sbagli dovuti solo alla fretta o c'è spesso dell'altro? «Faccio un esempio recente: molti giornali hanno scritto che la manifestazione sindacale contro la riforma pensionistica ha visto un milione e mezzo di persone in piazza San Giovanni a Roma. A me viene in mente quello che mi disse il cardinale Antonetti anni fa, a proposito di un giubileo durante il quale i giornali scrissero che in piazza San Pietro c'erano due milioni di fedeli. Lo stesso papa osservò che in piazza San Pietro possono starcene al massimo seicentomila. E piazza San Giovanni è più piccola. Ma non è colpa solo dei giornalisti, è anche una questione di società civile. In Italia l'informazione è considerata autonoma e indipendente solo quando parla bene della propria parte o parla male dell'avversario, questo non favorisce l'obiettività».
Sull'informazione via Internet, che opinione ha?
«E' un campo in cui è necessaria un'opera di moralizzazione. Ci sono troppi siti che si presentano come siti di informazione (magari definendosi nel contempo anche siti "spia") e non si sa chi ne siano i collaboratori, non parliamo del direttore, mentre ufficialmente hanno sede in Tailandia o in Australia. Deve crescere la coscienza che anche in Internet si è giornalisti: prima ancora che un controllo ci deve essere un autocontrollo. Stiamo pensando a una sorta di marchio doc, con il quale si certifichi che quel sito di informazione rispetta un minimo di regole. Gli "anarchici" dell'informazione via Internet rifiutano tutto questo, ma non si rendono conto che la gente finirà per considerare Internet, come già sta avvenendo, più un mezzo per giocare che non un mezzo per informarsi. Ci vuole, anche in questo caso, maggiore credibilità»

|giacomo fiori _ 12.2003|
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