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FACCIA A FACCIA persone, personaggi e interviste ai margini della cronaca |
Raffaella Carnevale. Il tocco aronese nella moda di Dubai
I ricchi emirati della penisola arabica evocano istintivamente immagini di grande ricchezza e di raffinato lusso.
Immagini esotiche, benché spesso quel lusso abbia radici inaspettatamente vicine a noi. Anche molto vicine: ci sono
persone, come Raffaella Carnevale, che sono partite dal lago Maggiore per occuparsi di tutto questo. Raffaella Carnevale
oggi si divide tra Arona, dove ha sede il suo show-room, e Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dove, precisa, esercita
l'attività di stilista di moda «ma come consulente, occupandomi anche di marketing nel senso più ampio del termine».
Laureata in economia e commercio con specializzazione in marketing internazionale, diplomata in design all'Istituto
Marangoni di Milano, stilista dal 1988, da Arona al Golfo Persico non è giunta per via diretta.
Ci spieghi... «Ho iniziato con le esposizioni di moda a Parigi, poi sono venute Tokio, la Giordania e l'Arabia Saudita. Il mio settore porta inevitabilmente in contatto con i ceti più elevati, che nel caso dei paesi arabi hanno anche legami con le case regnanti. Nel mondo arabo tutto, anche i rapporti commerciali, si basa sulla conoscenza, sulla stima reciproca. Loro per esempio non acquisterebbero mai qualcosa solo perché ha un determinato marchio. Devono prima conoscere, capire. E quando si crea un rapporto di fiducia in un certo campo si viene considerati interlocutori validi anche per il resto. Dubai è un paese che, grazie a una classe dirigente illuminata, sta conoscendo un grande sviluppo economico, negli ultimi dieci anni è stato dato impulso al commercio e al turismo come alternative al petrolio, sono stati fatti investimenti nelle infrastrutture che hanno attirato numerosi investitori stranieri, compresi gli italiani che oggi costituiscono una comunità di circa mille persone. Attualmente sto lavorando a un progetto per l'allestimento di una galleria d'arte e a manifestazioni concertistiche con professionisti della Scala. Ho operato anche al Dubai Shopping Festival, terminato lo scorso febbraio e dedicato ad abbigliamento, design, pelletteria, oggettistica... Un'iniziativa che ha avuto un grande successo, quattro milioni di visitatori e un ruolo molto importante per l'Italia, in particolare per la provincia di Milano». Che tipo di persone sono i principi, gli emiri dei paesi arabi con cui lavora? «Gente semplice, aperta. In genere hanno studiato in America e in Inghilterra, e quindi conoscono bene il mondo occidentale. Ho avuto per esempio l'onore di conoscere il defunto re Hussein di Giordania in occasione del matrimonio di sua figlia: una persona splendida, coltissima, per nulla altezzosa, molto amato dal suo popolo. Mi ha regalato un libro fotografico curato da lui, con paesaggi che illustrano brani del Corano...». Che rapporto hanno con l'Italia? «La adorano. Amano il cibo, la moda, il design, le automobili, il paesaggio, l'arte... Tra le loro regioni preferite ci sono la Toscana e la Sardegna, dove acquistano anche proprietà. Però quando si spostano sono molto esigenti, vogliono grandi alberghi a cinque stelle. Per questo in zone pur bellissime non andrebbero mai, mancano le strutture adeguate. Sul lago Maggiore, per esempio, solo Stresa offre un albergo a quel livello. Una principessa che è stata mia ospite sarebbe stata lieta di fermarsi ad Arona, di cui ha apprezzato le bellezze naturali, se avesse trovato un albergo adeguato alle sue esigenze». Com'è la vita di un occidentale in un paese arabo? Ci sono grandi differenze rispetto alla madrepatria, disagi...? «Le differenze naturalmente ci sono, come del resto in qualunque paese straniero. Ci sono anche all'interno dell'Italia... Devo però dire che rispettando la loro cultura ho sempre ricevuto a mia volta grande rispetto. Per chi la pensa in maniera diversa da loro hanno la massima tolleranza, purché sia appunto rispettoso. Disagi o fastidi non ne ho mai subiti, del resto negli Emirati c'è grande sicurezza, le leggi sono severe e vengono applicate senza trattamenti di favore. Ho notato, questo sì, una sorta di timore reverenziale, di complesso nei confronti dell'occidentale, che noi talvolta scambiamo per il suo contrario, per aggressività o snobismo». Il ruolo della donna è in genere quello che consideriamo uno degli aspetti più distanti rispetto al nostro modo di vivere... «Sembra strano, ma quella araba è una società matriarcale, almeno all'interno della famiglia, dove la donna è al centro di tutto e l'uomo è una figura secondaria. Fuori, nella società, in effetti i ruoli si ribaltano. Le donne arabe amano piacersi, curano molto la loro persona, se possono si vestono con grande classe, ma lo fanno per se stesse e per la propria famiglia. Mostrare tutto questo all'esterno è considerato una forma di esibizionismo disdicevole, di infrazione a un pudore sociale che è molto sentito. Oggi comunque nei paesi arabi ci sono donne che ricoprono posizioni chiave nella società, anche nei settori economici». |giacomo fiori _ 5.2004|
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