FACCIA A FACCIA
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Sergio Noja Noseda. Una voce fuori dal Corano

Sergio Noja Noseda Nel mondo arabo è di casa: la famiglia regnante saudita ha per lui una stima che riserva a pochi altri occidentali, la principessa reale di Giordania è stata addirittura a trovarlo, in incognito, nella sua villa di Lesa affacciata sul lago Maggiore. Sergio Noja Noseda è uno dei più grandi arabisti europei, raffinatissimo conoscitore della lingua, della letteratura e della civiltà araba, docente universitario, autore di numerosissimi testi scientifici ma anche divulgativi, contraddicendo ampiamente lo stereotipo dello specialista rinchiuso nella torre d'avorio del suo sapere. Da una decina d'anni vive stabilmente a villa Noseda, alle porte di Lesa, costruita dalla sua famiglia nell'Ottocento, dove comunque ha sempre trascorso il periodo della villeggiatura estiva, e recentemente ristrutturata dalla moglie, che è architetto. Villa Noseda, per inciso, è stata il set di diversi sceneggiati televisivi degli anni Settanta e Ottanta, come Malombra e Il diavolo a Pontelungo. Dal 2001 Sergio Noja Noseda si è ritirato dall'insegnamento universitario e si dedica interamente a un progetto concepito insieme a un altro illustre arabista francese, François Déroche: l'edizione critica del testo principe della letteratura araba, il Corano, ottenuta confrontando tra loro tutti i manoscritti più antichi del testo sacro dell'Islam, quelli risalenti al primo secolo dell'Egira.
Un lavoro che finora, in 1.500 anni, non aveva mai tentato nessuno...
«Ci aveva provato - racconta Noja Noseda - un tedesco negli anni Trenta, che aveva anzi cominciato a fotografare manoscritti. Solo che lui è morto cadendo da una montagna e le sue carte sono andate perdute sotto i bombardamenti alleati. Bisogna dire che nel suo metodo di lavoro c'era un difetto dovuto alle tecnologie del tempo: poteva disporre solo di fotografie in bianco e nero, mentre i copisti arabi più antichi distinguevano le vocali in base a un sistema di segni colorati, che così diventavano difficilmente leggibili. Oggi ovviamente lavoriamo con riproduzioni a colori».
Questo lavoro sta riservando particolari sorprese? Si arriverà a una "riscrittura" del testo sacro?
«Intanto per ora non stiamo procedendo all'edizione critica vera e propria, ma alla trascrizione e alla pubblicazione dei manoscritti su cui si baserà in futuro l'edizione critica. La presentazione del secondo volume è prevista per il prossimo 9 luglio a Londra. Certo, alla fine è probabile che qualche parola rispetto al testo oggi più diffuso venga cambiata, ma senza stravolgimenti sostanziali. La leggenda dei famosi 'versetti satanici', che sarebbero stati divulgati da Maometto e poi eliminati in un secondo momento, per esempio non ha trovato assolutamente riscontro».
Nel mondo islamico come viene accolta questa vostra impresa?
«Quando abbiamo iniziato qualcuno ha temuto che potessimo finire al rogo: invece da parte degli studiosi e delle università islamiche abbiamo riscontrato un enorme interesse e una grande disponibilità. Auspicano che un lavoro del genere venga compiuto, ma per comprensibili ragioni sono restii a eseguirlo in prima persona».
Quali sono a suo avviso oggi i rapporti fra Islam e Occidente? E' possibile che riescano a trovare un punto di convergenza?
«Gli islamici hanno indubbiamente la convinzione di essere una religione superiore a tutte le altre: cristiani ed ebrei sono considerati una sorta di predecessori, ma di seconda categoria. Cercare l'ecumenismo, come fa ultimamente la Chiesa cattolica, secondo me è uno sbaglio. Sono due visioni che non si possono conciliare: io per esempio rimango convinto del cristianesimo, magari un po' a mio modo. Detto questo bisogna aggiungere che la stragrande maggioranza degli islamici che vivono nei paesi occidentali accetta la nostra cultura, talvolta siamo poi noi che finiamo per farli sentire inferiori. Gli estremisti, i fondamentalisti per usare un'espressione ignota all'arabo, sono pochi. Tanto per dire, nei paesi arabi in questo momento Internet sta conoscendo un grandissimo successo. Però la nostra civiltà deve anche imparare a sapersi vendere: dovremmo esportare soprattutto i nostri classici, invece spesso ci conoscono innanzi tutto attraverso la pornografia».
Ritiene allora possibile una riforma dell'Islam in senso "occidentalizzante"?
«Al Corano gli islamici sono indubbiamente molto attaccati. Però ci sono molte consuetudini che, contrariamente a quanto si crede, non sono affatto coraniche: come il velo alle donne, di cui nel Corano non si parla affatto. E' un po' come il celibato ecclesiastico, di cui non si troverà traccia nel Nuovo Testamento».
Un'ultima domanda, di stretta attualità: come vede il fenomeno del terrorismo islamico?
«Bin Laden, Al Qaeda eccetera sono simili agli anarchici del secolo scorso: compiono gesti clamorosi e attentati pensando che bastino a rovesciare un sistema che avversano. L'Islam per loro è solo un mezzo per giustificare ciò che fanno: prima di ogni altra cosa sono dei terroristi, dietro i quali stanno incredibili interessi politici ed economici».

|giacomo fiori _ 7.2002|
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