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Giuseppe Colombo. Il pallone da antiquariato
Gli appassionati locali di calcio non si saranno certo dimenticati di un ragazzo nativo di Dormelletto (e ora residente ad Arona),
classe 1966, protagonista di un'annata in Serie A (campionato 1985/1986) con la maglia del Lecce: il ragazzo in questione si
chiama Giuseppe Colombo, di professione antiquario, attualmente allenatore degli Allievi regionali dell'Oleggio Sportiva Oleggio.
Giuseppe, ci parli brevemente della sua carriera da professionista... «Dal 1977 al 1982 ho militato nel settore giovanile dell'Inter. Nella stagione 1982/1983 sono passato alla Solbiatese, in Interregionale, e l'anno successivo alla Pro Patria, in C2. Nell'ottobre del 1984 sono passato al Lecce, allora in B: in quell'anno abbiamo ottenuto la prima storica promozione in A, guidati da Eugenio Fascetti. Siamo retrocessi subito, ma io sono rimasto anche nel 1986/1987 in B. Nelle tre annate successive ho giocato rispettivamente con Spal in C1, Barletta in B, e Juve Domo in C2; nel 1990 sono passato al Suzzara, in C2, fino al 1993, quando purtroppo ho dovuto smettere dopo ben tre infortuni al crociato del ginocchio sinistro e dieci mesi di stampelle. Inoltre bisogna aggiungere anche un brutto infortunio allo zigomo. Quando ho capito che ritornare a livello professionistico sarebbe stato difficilissimo, ho deciso di chiudere». E' vero che hai preso parte anche al prestigioso Torneo di Viareggio? «Sì, per due volte: nel 1986 e e nel 1987; in entrambe le occasioni in prestito alla Sampdoria. Nel 1986 siamo arrivati fino alla finale, battuti solo dall'Inter: in quella Sampdoria giocava gente come Pagliuca, Ganz, Gambaro e Lanna, tutti giocatori poi protagonisti in Serie A». E dopo aver smesso? «Seguendo una vecchia passione (fin da bambino ho avuto il pallino per la raccolta di monete e francobolli), mi sono avvicinato al mondo dell'antiquariato. Ho frequentato un corso presso la Camera di Commercio di Asti, dove sono rimasto per quattro anni, per poter diventare commerciante di antiquariato: alla fine ho sostenuto, con successo, un difficile e specifico esame». Cosa l'ha spinta a ritornare nelle vesti di allenatore? «Di proposte come allenatore e addirittura procuratore ne ho avute, ma ero davvero deciso a staccare la spina: dopo cinque operazioni in quattro anni, ero stanco e volevo provare a me stesso di saper fare altro. Non ho comunque mai smesso di seguire il calcio, anche perché, dopo una carriera a certi livelli, l'interesse e la passione rimangono. Poi, nel 2001, mia moglie Cristina mi ha spronato ad iscrivermi a Novara al corso federale per allenatori di base, superato con il miglior punteggio: ora posso allenare fino all'Interregionale. Le richieste sono subito arrivate, tra queste quella di Franco Godio, direttore sportivo dell'Oleggio [il quale, da noi interpellato, a proposito di Giuseppe ha detto: «Si vede che Beppe ha una grande esperienza, ma io non lo conoscevo e l'ho scelto a sensazione. E' una grande persona e avrà successo come allenatore, perché sa davvero insegnare calcio. Può arrivare in alto, ma naturalmente ci vorrà un po' di fortuna», ndr] , che mi ha convinto ad allenare gli Allievi regionali». E come è andata questa prima esperienza? «Un anno estremamente positivo [la squadra è arrivata terza nel durissimo girone F, con 36 punti in venti gare, preceduta solo da Orbassano Venaria e Sporting Torino, guadagnando il diritto a disputare il regionale anche per il prossimo anno, ndr], in cui i ragazzi hanno risposto in modo eccezionale alle aspettative, facendo bene in un girone difficile». Qual è la prima cosa che dice ai ragazzi? «Che nel calcio, come nella vita, nessuno ti regala niente e non devi mollare mai; solo con il sacrificio ottieni qualcosa». Che differenze ci sono tra il calcio dei suoi tempi e quello di adesso? «Il calcio di oggi è più frenetico ed esasperato, soprattutto dal punto di vista mediatico. Inoltre è cambiata anche la preparazione, sempre più specifica e personalizzata». L'allenatore che ricorda più volentieri? «Eugenio Fascetti, un grandissimo uomo, che ha creduto in me e mi ha lanciato. Ricordo con piacere anche Mereghetti e Venturi nelle giovanili dell'Inter». Un campione che ha ammirato? «Come giocatore direi Maradona, contro il quale ho anche avuto la fortuna di giocare. Ricordo che per il Natale 1985 mandò i suoi auguri, con caratteri in oro zecchino, a tutti i giocatori di A. Più che simboli penso però che si debba avere un codice di lealtà valido a tutti i livelli». Una partita che ricorda in particolare? «Il debutto in A, nel novembre 1985, Sampdoria-Lecce 2-0; ma resterà indimenticabile Roma-Lecce 2-3 alla penultima di quel campionato: con noi la Roma perse lo scudetto». Infine, un pronostico per il Mondiale? «Inghilterra». |massimo zanetta _ 5.2002|
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