FACCIA A FACCIA
persone, personaggi e interviste ai margini della cronaca
 
Anna Boccia. Dalla cattedra alla tv

Anna Boccia Sono in tanti ad averla riconosciuta malgrado piangesse per sua figlia Nina, che il padre intendeva portarle via per rifarsi una vita all'estero con la sua nuova fiamma irlandese. Poche inquadrature, che però sono bastate alla gente di Borgomanero per ricordarsi bene di Anna Boccia. Fino a quel momento l'avevano vista sul palcoscenico del Teatro Rosmini (Il gufo e la gattina aveva aperto la stagione teatrale dell'anno scorso e l'aveva vista protagonista in scena dall'inizio alla fine). Però questa volta si è trattato di qualcosa di diverso: anche un'apparizione di pochi minuti ha il suo peso, se si tratta di una fiction con Anna Valle, Remo Girone e Paolo Calissano andata in onda in prima serata su Canale 5.
Che effetto fa vedersi in tv in un programma come la fiction Per Amore che ha milioni di telespettatori anche al di fuori dell'ambito locale?
«Sicuramente si tratta di un'esperienza affascinante che purtroppo però ho dovuto ripetere due volte. Un guasto tecnico ha infatti cancellato tutto il lavoro di recitazione di quella prima giornata in cui avevamo girato la scena nel mese di luglio. Faceva un caldo infernale, ma questo non ha impedito che fossero curati anche i minimi dettagli e alla fine ho ricevuto tanti complimenti particolarmente graditi e inaspettati dai protagonisti. Quando mi hanno chiamata, per girare di nuovo tutta la scena, era una giornata piovosa di settembre sicuramente meno allegra della prima volta, in cui forse era riuscito tutto meglio, ma ormai ero di casa a giudicare dal saluto cordiale di Anna Valle, appena mi ha rivista».
Si saranno stupiti non poco i suoi allievi nel vedere la loro professoressa in tv... Che cosa ha spinto un'insegnante di italiano, inglese e tecniche della comunicazione dell'Istituto professionale Enaip di Borgomanero a tentare una carriera tanto difficile?
«Dico a tutti, anche ai titolari delle agenzie di casting quando me lo chiedono, che ho sempre desiderato fare l'attrice fin da quando ero bambina. Questo non mi ha impedito di laurearmi in lingue e di ottenere un posto di insegnante a cui ho dato molto, perché mi sono sempre lasciata particolarmente coinvolgere dai problemi degli adolescenti. Ultimamente però, dopo aver chiesto due anni di aspettativa per potermi dedicare completamente a quella che è la mia vera grande passione, sono contenta, ma nello stesso tempo mi rendo conto che è difficile intraprendere una carriera che permette di vivere agiatamente solo a chi è realmente affermato».
Qual è l'iter professionale di Anna Boccia attrice?
«Non ho alle spalle un "pezzo di carta" dell'Accademia d'arte drammatica e credo di aver imparato dizione ascoltando bene i doppiatori italiani (che sono fra i migliori al mondo) dei grandi film americani che mi lasciano da sempre estasiata di fronte alla perfezione della tecnica e alla grandiosità della realizzazione. Ho iniziato in ambito locale seguendo i corsi del Laboratorio Teatrale Lo Specchio di Valentino Mora. Nel 1975, durante il primo anno di università, mi sono trovata faccia a faccia con il direttore della scuola del Piccolo Teatro di Milano, ma ho poi deciso di non tentare un provino per la cosiddetta "paura dell'insuccesso" (quello che butta a terra) o "paura del successo" (quello che sconvolge tutti gli schemi preordinati della propria vita). Un'esperienza poco piacevole, però, che ho fatto successivamente, con la titolare di un'agenzia milanese cui ero approdata tramite vecchie conoscenze, e che "mi ha guardata come fossi un insetto" prima di decidere che non sapeva cosa farsene di me. Per fortuna Fulvio Marelli, che a sua volta dirige un'agenzia di casting milanese, non l'ha pensata allo stesso modo, spegnendo perfino i miei dubbi circa la mia età: "Di ventenni, ne ho quante ne voglio. Mi servono le quarantenni che sappiano recitare"».
Come deve articolarsi l'attività di un attore fra provini e accettazione dei ruoli nelle produzioni più disparate?
«Sembra che gli ambiti siano ben distinti fra loro. Il mondo teatrale, quello televisivo e quello cinematografico operano separatamente e gli attori sono difficilmente intercambiabili. Bisogna fare attenzione a non accettare troppi ruoli in un ambito quando ci si sente portati per un altro, o peggio ancora a non rimanere intrappolati in un ruolo per sempre, come accade a certi attori delle fiction famose che durano anni. Io sono intenzionata ad essere selettiva e non intendo accettare come una ragazzina alle prima armi, qualunque ruolo solo per la smania di apparire a tutti i costi in tv o nelle sale cinematografiche».
Qual è allora l'ambito verso cui si sente più attratta?
«Sicuramente quello del cinema. Ritengo comunque che professionalmente sia da considerare più bravo un attore cinematografico di uno teatrale, perché è terribilmente più difficile recitare di fronte a una macchina da presa di quanto non lo sia di fronte a un pubblico in carne e ossa; per non parlare della confusione che regna intorno ad un attore su un set e che inevitabilmente gli toglie la concentrazione. Se a questo si aggiunge il fatto che una scena viene ripetuta così tante volte, da aumentare a dismisura lo stress degli interpreti e l'impossibilità che la possano rivivere emotivamente all'infinito, bisogna ammettere che gli attori che vediamo al cinema siano molto più bravi di quanto possiamo immaginare».
Il grande schermo si può definire quindi il sogno nel cassetto di Anna Boccia?
«Direi proprio di sì. Sicuramente opterei per un piccolissimo ruolo in una grande produzione americana, piuttosto che un ruolo da protagonista in un film di minore importanza. Poter dire anche solo una battuta in inglese, in un lavoro ad esempio di Martin Scorsese davanti a un colosso del calibro di Robert De Niro, sarebbe per me un momento davvero memorabile».

|emanuela pradella _ 3.2002|
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