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Lorenzo Tarletti. Pescare anime col calcio
Sul colle di San Carlo sono tornati, da un paio di decenni, i cappuccini, "riaprendo" un loro convento chiuso nel 1811,
sotto Napoleone Bonaparte, e divenuto nel frattempo Villa Picco (o Plezza). Il fatto è certamente di dominio pubblico,
ma pochi conoscono più in dettaglio una realtà religiosa e spirituale che ha ormai assunto un'importanza di livello nazionale.
Ne parliamo col frate cappuccino responsabile della struttura, padre Lorenzo Tarletti, nato 39 anni fa a Rovato, in provincia
di Brescia, ma cresciuto a Momo e particolarmente legato, ci spiega, a San Carlo, «dove sono arrivato ventiduenne, ancora laico,
e dove si è ricostruito il mio rapporto con Dio. Qui è maturata anche la scelta di consacrarmi».
Come nasce il centro di Villa Picco? «Nel 1980, come casa di preghiera, grazie a padre Giulio Manera, che oggi è padre provinciale. Si tratta di un esperimento a tutt'oggi unico, almeno all'interno dell'ordine francescano, che prevede la vita in comune di frati e alcuni laici, comprese due famiglie. All'inizio siamo stati circondati da qualche perplessità: qualcuno diceva perfino che a San Carlo si riuniva una setta... Oggi siamo in ottimi rapporti con la diocesi e il vicariato di Arona. L'Associazione Vita Nuova, che fa capo a Villa Picco, conta quattrocento aderenti, che vengono dal novarese, dal milanese ma anche da più lontano: Bologna, Roma... Inoltre a Villa Picco funziona anche una casa di postulandato, per la formazione delle nuove vocazioni cappuccine. Attualmente è animata da tre frati». Perché avete scelto proprio San Carlo? C'è un motivo particolare? «Il mondo direbbe che è stato un caso, per noi è stato qualcos'altro. Padre Giulio passò per questo luogo e ne fu colpito, senza sapere quello che scoprimmo dopo, cioè che qui c'era stato anticamente un convento di cappuccini». Com'è noto, da circa un anno voi avete acquistato buona parte del Sacro Monte. I progetti quali sono? «Le ultime pratiche burocratiche saranno formalizzate in primavera, e solo allora potremo dire che il Sacro Monte è nostro a tutti gli effetti. Le idee ci sono, anche se in concreto bisognerà fare i conti con molte cose, tra cui i vincoli che giustamente gravano sull'area. Villa Picco continuerà a funzionare, a ospitare iniziative di vita in comune, mentre poco lontano, alla cascina San Carlo, ci piacerebbe creare un vero e proprio convento, mantenendo l'intitolazione al santo. Ci piacerebbe inoltre rivalutare le tre cappelle: per esempio nella prima, quella più vicino a Villa Picco, potrebbe essere installato un museo dedicato alla presenza francescana su questo colle. La seconda, la più isolata, potrebbe essere riservata alla preghiera silenziosa, ma è solo un'idea. Sulla terza non abbiamo ancora pensato nulla. Quanto prima, comunque, sempre vincoli permettendo, vorremo quantomeno liberarle dalla vegetazione che le soffoca». L'impegno nel mondo del calcio, con la nazionale cappuccini, di cui è responsabile, e con l'attività di assistente spirituale del Novara, è un po' l'altra faccia della medaglia? «Non proprio. E' anche quello un modo di testimoniare il Vangelo, mostrando fra l'altro che i frati non sono gente che se ne sta soltanto chiusa in convento. Ci sono persone che è possibile raggiungere solo attraverso il calcio, non va dimenticato. La nazionale cappuccini è nata nel 1993 ed è composta da frati di tutta la famiglia francescana: abbiamo raccolto finora un miliardo e trecento milioni, tutti ovviamente devoluti in beneficenza. Tutti, perché non chiediamo rimborsi spese: perfino le scarpe e le tute ce le paghiamo da noi. Una volta avevamo uno sponsor, poi non c'è più stato anche se ci farebbe piacere che qualcuno si facesse ancora avanti... Andiamo dovunque ci chiamino, verifichiamo solo che ci sia trasparenza e che le manifestazioni di contorno non siano troppo leggere. Quanto alla collaborazione col Novara Calcio, è nata lo scorso settembre grazie all'amicizia che mi lega al direttore sportivo della squadra. La trovo importante, perché troppo spesso le società considerano i giocatori solo sotto il profilo fisico e tecnico. C'è chi trova quasi scandaloso vedere un frate in tribuna, ma proprio lì avvengono incontri e dialoghi che altrove sarebbe impensabile avviare». A calcio però gioca anche... «Nella nazionale cappuccini ho il ruolo di stopper centrale. Il calcio è una mia antica passione: da giovane ho giocato nell'Oleggio e nel Bellinzago». |giacomo fiori _ 2.2002|
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