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FACCIA A FACCIA persone, personaggi e interviste ai margini della cronaca |
Marco Gusmeroli. Un sogno a occhi aperti
Marco Gusmeroli, medico oculista, ha 42 anni. E nato a Varese, ma vive ad Arona da trentacinque anni.
Nel 1983 è stato il miglior laureato dell'Università Statale di Milano. Esercita ad Arona, è sposato
e ha un figlio di due anni.
E' noto il suo impegno per la lotta contro la cataratta congenita in India, paese dove ha contribuito a fondare un centro specializzato nella cura di questa malattia, che laggiù colpisce un'alta percentuale della popolazione. Come le è nato questo interesse? «Quando ero specializzando in Oculistica uno dei miei professori, il dottor Figini, mi ha chiesto se volevo recarmi con lui in India per operare le persone colpite da cataratta. A sua volta lui era in contatto con un missionario del luogo, padre Colombo. Ho accettato e nel 1987 abbiamo compiuto il primo viaggio, seguito da altri negli anni successivi. Restavamo sul posto per circa tre settimane ed eseguivamo trenta-quaranta interventi al giorno. Poi abbiamo insegnato le tecniche moderne a due medici indiani in servizio permanente (che normalmente operavano in condizioni tali da non raggiungere, nel caso della cataratta, risultati positivi per i pazienti): oggi i nostri viaggi continuano, ma ci occupiamo solo dei casi più complicati». Nell'impresa sono state coivolte anche altre persone, qui in Italia... «Nel nostro paese è stata fondata un'Associazione amici di Padre Colombo che raccoglie fondi da inviare in India. Attualmente presso il nostro centro in India vengono operate di cataratta mille persone all'anno, ma metà dei costi servono per affittare una struttura sterile. Grazie al Lions Club Arona-Stresa abbiamo raccolto la somma necessaria per costruire un ospedale autonomo, dove potranno essere operate duemila persone all'anno. Inoltre molte famiglie aronesi hanno prestato il loro aiuto in altra forma, adottando a distanza dei bambini indiani. Con 250 dollari all'anno si permette a uno di loro di vivere e studiare in strutture apposite». Cosa prova nello svolgere questa attività? «Le persone come me fanno poco, i veri giganti sono i missionari, che dedicano tutta la loro vita a questo compito. Questo va detto al di là di ogni considerazione di tipo religioso: nel nostro gruppo ci sono anche degli agnostici». Che impressioni riporta dall'India? «La regione dove opera padre Colombo è l'Andhra Pradesh, la più povera dell'India. Si trova nel centro-sud del paese, fuori da ogni itinerario turistico, flagellata dalla siccità e con una mortalità infantile altissima. Nei primi anni eravamo concentrati soprattutto sulla piaga della cataratta, oggi cerchiamo anche di venire incontro, per quanto è possibile, agli altri problemi di quella popolazione. A volte basta poco: ad esempio fornire dei contenitori igienici per attingere l'acqua dai pozzi è già un grande aiuto». Perché ha scelto di fare proprio l'oculista? «Diventare medico era il mio sogno fin da bambino. Poi, quando studiavo Medicina, mi ha affascinato la microchirurgia, una delle cui branche principali è proprio nell'Oculistica. Si tratta però anche di un'attività routinaria, che non permette di salvare vite: andare in India mi ha aiutato a sentirmi più utile». Un'altra sua grande passione è la collezione di vecchie insegne pubblicitarie. Come è nato questo interesse? «E' di famiglia, anche mio padre collezionava cose vecchie. Comunque è solo un passatempo [qui il dottor Gusmeroli si schermisce un po' troppo. In realtà in questo campo ha organizzato mostre, ha scritto libri e articoli ed è un'autorità riconosciuta in campo nazionale, ndr]». Coltiva altri hobby o interessi? «Oggi dedico quasi tutto il mio tempo libero a mio figlio. Mi piace viaggiare e mi piace l'arte, specialmente quella moderna. Mia moglie Adriana Chiari è una pittrice». A parte l'India, c'è una meta che ama particolarmente? «Tutti gli anni mi reco a Parigi e negli Stati Uniti, dove i miei Stati preferiti sono la California, l'Arizona, il Colorado e il Montana». Cosa pensa di Arona? La trova molto cambiata rispetto ai suoi ricordi d'infanzia? «Ad Arona mi sono sempre trovato bene. Con la città ho un ottimo rapporto, e non andrei a vivere da un'altra parte. Rispetto a qualche decennio fa non si può fare a meno di notare che si è costruito molto, anche in zone centrali. Purtroppo è un danno irrimediabile. Altre città, come Intra, hanno conservato meglio il loro aspetto antico». In quale settore le sembra che la città possa migliorare? «Intanto è un fatto positivo che le ultime due amministrazioni abbiano fatto molto nel campo delle manifestazioni culturali, in passato alquanto trascurate: vale la pena di continuare in questo senso. Ci vorrebbe anche più riguardo per i bambini, dato che la città a loro offre ben poco. E ci vorrebbe un ufficio del turismo attivo, che sappia valorizzare veramente Arona». |giacomo fiori _ 3.2000|
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