FACCIA A FACCIA
persone, personaggi e interviste ai margini della cronaca
 
Pippo Resta. A tutto campo

Giuseppe Resta Imprenditore edile e presidente calcistico. Questi i due ruoli che, da diversi anni a questa parte, consentono a Giuseppe "Pippo" Resta - 47 anni, ad Arona dalla fine degli anni Cinquanta - di godere di buona notorietà nella nostra zona. Il massimo dirigente dell'Hm Arona non ha paura di esporsi, e con questa intervista scopriamo un personaggio che ama mettersi in gioco e non teme di rischiare.
Impossibile non cominciare dalla recente vittoria della "sua" Hm Arona nel campionato di Prima Categoria.
«Un'affermazione meritata, a tutti gli effetti, e di rado realmente in discussione. Ho messo in piedi una squadra di grande valore, certamente, ma il fatto di essere considerati i grandi favoriti sin dalla prima giornata ci ha quasi penalizzati, nel senso che ovunque andassimo a giocare l'Hm Arona era vista come la squadra da battere a tutti i costi. Ciò comunque non toglie gusto a questa bella vittoria».
Se la sente di paragonarla alla penultima della sua gestione, quella della stagione 1993-94 in Promozione?
«Forse quella conquista fu più bella, più sentita, diciamo, considerando che fu ottenuta solo all'ultima giornata dopo un'appassionante testa-a-testa. Devo anche aggiungere che, nel corso di questi anni, si è assistito a un netto calo tecnico dei campionati dilettantistici. Anche di questo è da tener conto».
Nonostante la bella stagione dell'Hm, il pubblico aronese ha come sempre faticato a popolare il Di Domenico...
«Sì, basti pensare a quei quattro gatti accorsi a festeggiare l'ultima partita in casa della squadra! Certo, l'avvento delle partite di serie A in tv alla domenica pomeriggio ha contribuito non poco alla fuga dai campi di provincia, e questo non solo ad Arona, ma rimane il cruccio di una tifoseria poco affezionata e composta solo da quei 40-50 fedeli, spesso anziani, che meritano veramente di essere ringraziati. Quest'anno, in ogni caso, mi ha fatto molto piacere osservare come costoro abbiano seguito l'Hm Arona anche in trasferta, dove spesso erano loro a "fare pubblico"».
Intanto si è sparsa la voce che l'anno prossimo lei sarà il presidente del Borgomanero.
«Diciamo che al 90% sarà così. Ho già avuto un'esperienza in serie D con il Verbania la scorsa stagione, dunque mi sento all'altezza della situazione. Il primo passo da compiere è la riconferma dell'allenatore Giampiero Erbetta. Forse non è stato messo in risalto a dovere l'eccezionale campionato disputato quest'anno dal Borgo: un salto di categoria notevolissimo, in pratica dai dilettanti ai professionisti, e una squadra completamente nuova e assemblata di corsa».
Comunque la continuità della gestione Resta all'Hm Arona sarà garantita da suo fratello Antonino.
«Esatto, lui diverrà il presidente della società e avrà modo di aumentare la sua esperienza sportiva, fermo restando che anch'io continuerò a seguire le vicende sportive dell'Hm. Aggiungeremo tre o quattro nuovi elementi alla rosa di quest'anno, con l'obiettivo di disputare un campionato senza patemi. Purtroppo pare che anche la prossima stagione in Promozione sarà obbligatorio schierare almeno un paio di juniores dall'inizio della partita. E' una regola molto discutibile: in teoria così si vorrebbero lanciare i giovani, in pratica spesso non si fa altro che bruciarli, nel senso che dopo un anno di schieramento forzato questi ragazzi rischiano di perdersi e di scendere di categoria. Senza contare che, obiettivamente, oggi come oggi trovare dei ragazzini validi e motivati a scendere in campo alla domenica pomeriggio è difficilissimo!».
Come nasce il suo amore per il calcio?
«Spontaneamente, è una passione che ho provato sin da piccolo. Da giovane ho praticato questo sport, giocando nella stessa Arona, nell'Humilitas e, all'età di 16 anni, anche nell'Inter di Invernizzi. A quei tempi il mio idolo era però Omar Sivori, da buon tifoso juventino! Una volta smesso di giocare, è stato quasi naturale arrivare a questo ruolo societario. Un processo naturale, insomma».
Oltre al calcio, quali sono i suoi altri interessi nel tempo libero?
«Lo sport domina! Quando non è calcio è ciclismo, una disciplina che amo molto, oppure l'automobilismo, come la maggior parte degli italiani, credo».
In generale, cosa ama maggiormente della sua vita e cosa invece non sopporta?
«Amo i valori più importanti, quelli fondamentali per ogni uomo. Quindi la mia famiglia, innanzitutto, e poi il lavoro, forse la cosa più importante a livello sociale. Al contrario, detesto le critiche gratuite da parte di coloro che non conoscono bene una situazione e si permettono lo stesso di giudicare. Il mio ruolo di personaggio pubblico mi porta spesso a essere soggetto a questo tipo di osservazioni».
Un sogno nel cassetto e un rimpianto?
«Mah, i sogni lasciamoli nel cassetto, appunto, così che rimangano tali! Preferisco concentrarmi sulle cose concrete. Rimpianti... Beh, sa, è lecito commettere qualche errore da giovani, ma dagli errori si può imparare molto, per cui va bene così. Al massimo a volte vorrei dimenticare un'annata particolarmente storta, niente di più».
La sua personale ricetta contro lo stress?
«Ritagliarsi il proprio spazio e, per un po' di tempo, non sentire niente e nessuno».

|angelo mora _ 6.2000|
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