Locarno _
Dopo un'edizione 2002 forse un po' troppo hollywoodiana, almeno per quanto riguarda la rassegna di Piazza Grande,
l'ultimo
Festival del Film di Locarno (6-16 agosto) è ritornato a puntare con maggior decisione sulle cinematografie
emergenti, caratteristica che da sempre distingue questa manifestazione in ambito europeo e mondiale.
Ben diciassette quest'anno le sezioni in programma, tra cui spiccavano 'All that jazz', omaggio al connubio tra jazz
e cinema (su tutti titoli come
The Cotton Club di Coppola e
Kansas City di Altman), e 'Dürrenmatt', dedicata
al grande scrittore bernese Friedrich Dürrenmatt, celebrato negli stessi giorni anche con una mostra di pittura. Di speciali
omaggi sono stati protagonisti anche due grandi registi come Federico Fellini e Vincente Minnelli. Un Pardo d'Onore è stato
invece assegnato al regista britannico Ken Loach, da anni autore di pellicole impegnate come
Terra e libertà,
La canzone di Carla o
Paul, Mick e gli altri, tutte ben note anche in Italia. Tra le numerose produzioni
italiane in concorso hanno fatto una buona impressione
Ora o mai più di Lucio Pellegrini (Concorso internazionale),
una storia d'amore ambientata durante la retata alla scuola Diaz ai tempi del G8 di Genova, e
Mio cognato, di
Alessandro Piva (Piazza Grande), gradevole storia di due cognati baresi completamente diversi tra loro. A proposito della
sezione Piazza Grande, di pellicole in grado di "fare cassetta" se ne sono viste quest'anno solo un paio: la prima è
Calendar Girls, una sorta di
Full Monty al femminile dell'inglese Nigel Cole; la seconda è invece
Die, Momme, Die di Mark Rucker, che mette in scena l'ambigua vita di una cantante statunitense negli anni Sessanta,
con toni decisamente surreali. Ecco ora i premi principali: la giuria internazionale, che vantava anche la presenza dello
scrittore Niccolò Ammaniti e dell'attrice Stefania Rocca, ha assegnato il Pardo d'Oro del Concorso Internazionale a
Khamosh Pani
di Sabiha Sumar (coproduzione Pakistan/Francia/Germania), che racconta il drammatico destino della vedova pakistana Aisha
sullo sfondo dei drastici cambiamenti avvenuti nel suo paese dalla fine degli anni Settanta. La protagonista Kirron Kher ha
inoltre vinto il premio per la miglior interpretazione femminile,
ex aequo con Diana Dumbrava (per
Maria di Calin
Netzer) e Holly Hunter (per
Thirteen di Catherine Hardwicke). Il Pardo per la miglior interpretazione maschile è andato
invece a Serban Ionescu, per
Maria di Calin Netzer. Tra gli altri premi da ricordare il Pardo d'oro per il Concorso Video,
ex aequo tra
Cantata de las cosas solas di Willi Behnisch (Argentina) e
IXIème, journal d'un prissoner di
Pierre-Yves Borgeaud e Stéphane Blok (Svizzera), il Premio della Settimana della Critica a
The Weather Underground di
Sam Green e Bill Siegel (Usa) e il Premio del Pubblico a
Das Wunder von Bern di Sönke Wortmann (Germania).
[massimo zanetta _ 19.8.2003]