Borgomanero _
Freddie Mercury,
front-man dei Queen, è stato uno dei maggiori protagonisti della scena
pop-rock di tutti i tempi. Traducendo in poesia e musica tutta la sua vita ha così
raggiunto il mito rivestendone il ruolo. A più di dieci anni dalla sua scomparsa -
avvenuta il 24 novembre 1991 -, conseguenza dell'Aids che da tempo lo stava divorando nel fisico, continua a esistere
come stella imperitura che illumina e scalda attraverso la propria luce una moltitudine di
fan. Di ogni atto
della sua vita, protagonisti sono stati amore e libertà, valori, questi, talmente condizionanti in lui da portarlo
a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità in un tentativo di riconoscimento per un sentimento che esiste
al di là delle forme, dei canoni e dei confronti. Il mito, la luce che emana la stella Mercury, sono il punto di
partenza per un viaggio straordinariamente coinvolgente fino all'incontro struggente con l'amico Freddie, con il
suo testamento di valori. Tutto questo in una messa in scena teatrale che nulla di finto pare avere perché le emozioni
sono reali ed eccezionalmente forti:
Freddie Il musical. The Freddie Mercury's story. Il teatro Rosmini riapre, dopo una lunga chiusura,
con questo intenso e straordinario spettacolo, la propria stagione. Di fronte a platea e galleria stipate di pubblico,
la sera di sabato 20 settembre, tutto si ripete come da alcuni anni ormai, e le emozioni si rinnovano senza indugio.
Il Folle Pretesto, la Parbleau dance company e il Cst, Centro di sperimentazione teatrale, si ripropongono sul
palcoscenico sempre con una marcia in più, sostenuti dall'impareggiabile autore e regista Guido Tonetti. Straordinaria
l'interpretazione di Alessandro Geddo, il Freddie del musical, dalla voce capace di ripercorrere con buona fedeltà
le quasi imprendibili tonalità e modulazioni di Mercury. E straordinarie, pure, le coreografie e l'espressività
artistica di Andrea Longhi, anche lui una vecchia conoscenza per chi frequenta il teatro, alle quali è stato affidato
il compito di realizzare, in danza, le innumerevoli sfumature emotive della vita e della musica di un grande personaggio.
Più di una ventina, fra musicisti, attori, ballerini e ballerine, per un copione che non è solo rappresentazione, ma
pure impegno civile contro la discriminazione. Sul palcoscenico non viene proposta la cronologia degli eventi.
Sul palcoscenico viene proposta l'intensità di una vita. Freddie nasce con il destino già scritto. Nelle sue mani
viene dato un microfono con un rituale quasi sacro: «..canta Freddie... canta», gli viene urlato. Dalla prima
canzone all'ultima è una tempesta che travolge l'anima con un soffio sempre improvviso. Un caleidoscopio di luci,
poesia, musica e gioia. A volte, l'emozione assale talmente repentinamente da trovare sfogo solo in lacrime di
commozione. Mentre l'ultimo compagno che in vita ebbe Mercury racconta dell'amore che lo tenne vivo per tutto
il tempo della sua esistenza, parallelamente un processo si celebra nei confronti dell'omosessualità a opera
di un antitetico puritano (recitato da Tonetti). Freddie non si ferma. Va diritto per la sua strada. Ogni testo,
ogni musica, sono preziosissimi tasselli in un quadro d'amore da condividere con l'intera umanità. Ciò che assale
a ogni interpretazione, con inaudito impeto, assomiglia all'estasi. È un profondo agitarsi di passioni intime
tanto intense da cagionare una sorta di smarrimento. È il genio che insegna a chiunque è un allievo...
e insegna che tutti siamo campioni... è l'istrione che ammalia fino quasi ad ipnotizzare. «L'amore è la ragione
di tutto questo, e l'amore è l'anima, quel piccolo grande bambino dagli occhi come il mare che ci sta dentro».
Fin quando non arriva la morte, la nera signora dal ghigno isterico, che spezza la vita in un pianto infantile.
Ma doveva essere così comunque. L'applauso finale del pubblico travolge l'atmosfera surreale, con la veemenza di
un'onda che per tutta la durata dello
show ha accompagnato ogni pausa, ogni esecuzione, nell'attesa di
quell'ultimo fragoroso schianto che pare non avere mai termine, come a chiedere solamente quello che dev'essere.
Lo spettacolo deve continuare.
[mauro caron _ 21.9.2003]