Verbania _
«Nessun
pacemaker può essere reimpiantato o riutilizzato se questo proviene da una salma
o se viene espiantato da un paziente ancora in vita». Ad affermarlo è il dottor Fiorenzo Gaita,
primario del reparto di cardiologia dell'ospedale di Asti, intervendo in seguito della denuncia
lanciata dai Comunisti italiani nel corso di una conferenza stampa tenutosi il 4 dicembre. «Il pacemaker quando
viene espiantato - prosegue il cardiologo - viene restituito all'azienda che lo ha impiantato, ma solo
per un problema di bolle o di scarti particolari da catalogare in quanto ogni dispositivo ha un proprio
numero ed una propria garanzia. E questo è un altro motivo per il quale non può essere riutilizzato».
Per quel che riguarda i
by-pass, invece - spiega la Regione in un comunicato stampa - trattandosi
di vasi che vengono prelevati dello stesso paziente, una volta a contatto con la temperatura del forno
bruciano come tutte le altre parti del corpo. Per quanto attiene al problema economico, sempre denunciato
dai Comunisti italiani, è bene sapere che l'"istituto della cremazione" è un servizio che in tutta Italia
viene fornito a pagamento. Se, in aggiunta a ciò, il cittadino che ha espresso il desiderio di farsi cremare
è portatore di
pacemaker, paga una quota in più per l'espianto, ma solo in quelle strutture con forni
che non sono idonei a incenerire salme con tale dispositivo. «In Piemonte - dichiara l'assessore alla sanità,
Antonio D'Ambrosio - solo i pazienti che chiedono di essere cremati a Bra e Verbania devono essere sottoposti
all'espianto del
pacemaker, in quanto, il forno braidese, non è in grado di incenerire tali dispositivi e,
comunque, si tratta di quattro o cinque casi l'anno». Le affermazioni fatte dai rappresentanti dei Comunisti
italiani hanno comunque indotto l'assessore competente «ad avviare una nuova verifica sulle strutture
crematorie presenti su tutto il territorio regionale».
[monica campusatto _ 8.12.2003]