Borgomanero _
«Ma lo sai che tua madre è completamente svaporata? Ma come fai ad avere una madre così svaporata?».
A dirlo è una mogliettina altrettanto "svaporata" ma in senso esattamente opposto a quello della
"rispettabilissima" suocera tutta perbenismo e luoghi comuni. Lei, la nuora, è un'irrazionalissima
ragazza di oggi vissuta fra lavori occasionali e amori senza senso, finché a una festa è andata a
sbattere contro un avvocato normalissimo, che si è scoperto così attratto da situazioni e persone
lontane anni luce dalla sua banalissima e noiosissima normalità, da arrivare perfino al grande passo.
Ti ho sposato per allegria, con l'allestimento del Teatro Stabile di Firenze, per la regia di
Valerio Binasco, ha catturato l'attenzione del pubblico di Borgomanero, lunedì 1° dicembre, non solo
perché è stato uno spettacolo divertente, ma anche perché ha rivelato un testo (di Natalia Ginzburg)
particolarmente ricco, capace di una satira dei luoghi comuni che non scade nel cattivo gusto e del
grottesco a tutti i costi, pur proponendosi di rimarcare la pochezza di certi "tipi" umani il cui
universo è ad un'unica dimensione. E il risultato è ottenuto proprio grazie al confronto diretto dei
"due mondi", tanto opposti che il loro contatto genera solo comicità. Tutto avviene inevitabilmente
quando il marito ritiene che sia doveroso far conoscere la moglie alla propria madre e viceversa,
malgrado questo sia ben al di fuori dei progetti di entrambe. Loro non si sono trovate faccia a
faccia nemmeno il giorno delle nozze, disertate da chi ritiene inconcepibile un matrimonio civile.
A complicare tutto ci si mette la novella sposa, cui è talmente congegnale il non far nulla tutto
il giorno da far perdere tempo persino alla domestica che, svampita a sua volta, sparisce nel momento
più inopportuno, lasciando la cucina senza provviste e il pranzo di gala con gli avanzi riscaldati
del giorno prima. Bravissima Maria Amelia Monti in un ruolo particolarmente difficile per via
dell'intera prima parte dello spettacolo che ha dovuto reggere tutta d'un fiato in veste di
monologo, in cui la "mogliettina" - lasciata sola dal marito che ha dovuto partecipare ad un funerale -
fa alla domestica la cronistoria della propria vita. Così, secondo il piano del testo teatrale,
lo spettatore impara a conoscere maggiormente la personalità della protagonista che emerge da
questo racconto delle vicissitudini più o meno squallidamente simpatiche che vengono narrate.
Forse l'intero monologo è risultato un po' pesante. mentre la seconda parte, a sua volta retta
dal quasi totale contro-monologo della suocera (Ariella Reggio) è risultata teatralmente più
godibile per la presenza sulla scena di tutti i cinque interpreti ben calati nei loro ruoli come
nelle loro sedie (fatta eccezione per la domestica) intorno al tavolo della sala da pranzo non
del tutto appropriatamente imbandito. Anche Antonio Catania ha dato il meglio di sé in un ruolo
teatrale, tenendo il suo personaggio perfettamente in equilibrio fra normalità e sregolatezza e
fornendogli quel pizzico di desiderio della follia che gli ha permesso di innamorarsi di una
donna così.
[emanuela pradella _ 9.12.2003]