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cronache e notizie 2003

Rapporto 2002-2003 sull'artigianto piemontese: sù Arona, giù Omegna

Torino _
E' stato presentato il 16 dicembre presso palazzo Barolo a Torino l'annuale rapporto sull'artigianato piemontese, curato dall'Osservatorio regionale per l'artigianato. «Nonostante un quadro congiunturale caratterizzato da elementi complessivamente negativi - spiega l'assessore regionale all'artigianato Giovanni Carlo Laratore -, nel 2002 si è ancora assistito a un incremento del numero delle imprese artigiane operanti nella Regione, passate da oltre 127.500 del dicembre 2001 a 129.337 a fine 2002. L'incremento complessivo, dell'ordine dell'1,4%, appare più vivace di quello dell'anno precedente (+1,2%)». Si deve tuttavia osservare che, nonostante l'incremento fatto registrare nel numero delle imprese, il giudizio degli artigiani sull'andamento delle rispettive attività, rilevato nell'ambito delle periodiche indagini congiunturali realizzate dall'Osservatorio regionale, è peggiorato nel corso dell'anno, recuperando livelli di minore negatività solo all'inizio del 2003, quando s'è contestualmente assistito anche ad un miglioramento della propensione ad investire, che lascerebbe intravedere una non trascurabile capacità di reazione. Sempre con riferimento al 2002, il 'Rapporto sull'artigianato in Piemonte' evidenzia, ancora una volta, un forte incremento del numero delle imprese nell'ambito del settore delle costruzioni (+3,5% rispetto al 2001 e +33,4% rispetto al dato del 1995) che ribadisce la propria funzione trainante confermata peraltro anche dai dati produttivi a livello macroeconomico. La continua crescita delle unità artigiane nell'ambito dell'edilizia ha portato tale ramo di attività, a fine 2002, a rappresentare da solo il 37,7% del totale delle imprese artigiane piemontesi, contro il 36,9% dell'anno precedente, e il 29,8% del corrispondente dato fatto registrare a fine 1995. Sempre nel 2002, inoltre, le attività manifatturiere considerate nel loro complesso rappresentano il 29,6% delle imprese artigiane, mentre il restante 32,7% è rappresentato da attività terziarie (riparazioni, trasporti, altri servizi alle imprese e alla persona). Un contributo particolarmente rilevante alla crescita del numero delle imprese artigiane nel 2002 è stato offerto, al di là delle costruzioni, dal comparto dei servizi alle imprese (+1,8%), ove un ruolo decisivo è stato ancora una volta giocato dai servizi all'agricoltura (+4,7%) e dalle imprese artigiane operanti nei settori dell'informatica e della pubblicità (+4,2%). Queste ultime fanno poi registrare, rispetto al 1995, un incremento vicino al 127%, passando da 607 a 1.376 unità, il più rilevante tra tutte le classi di attività dell'artigianato piemontese nell'intervallo considerato. A livello territoriale, il Rapporto evidenzia che tra il dicembre 2002 e lo stesso periodo dell'anno precedente, a fronte di un incremento aggregato a livello regionale dell'1,4%, le imprese artigiane hanno registrato le performance migliori nelle province di Novara e Vercelli (+2,8%), e in quella di Torino (+2,3%), mentre si sono registrate diminuzioni sensibili soprattutto a Biella (-1,2%) e nel Vco (-1%) ove i dati risentono delle difficoltà dell'artigianato distrettuale nei settori tessile e meccanico. Le performance provinciali risultano inoltre fortemente condizionate dalla differente evoluzione del numero delle imprese artigiane del settore delle costruzioni, nelle diverse realtà provinciali. Passando a una disaggregazione territoriale più fine, a livello di circoscrizioni regionali per l'impiego, nel 2002 le migliori performance, in termini di crescita del numero delle imprese, hanno riguardato Arona, Chivasso, Santhià, Caluso e Oleggio. Nelle prime due realtà la crescita del numero delle imprese, superiore al 4% rispetto all'anno precedente, appare fortemente influenzata dall'evoluzione del settore delle costruzioni e della più che soddisfacente tenuta delle lavorazioni meccaniche e dell'industria alimentare. Sempre nel 2002 i peggiori risultati hanno invece interessato Domodossola, Borgo San Dalmazzo, Cossato, Omegna, Alba e Biella, con flessioni comprese tra -2% e -1,1%. Risultati negativi influenzati da una forte caduta nell'ambito delle attività manifatturiere che non risulta essere adeguatamente compensata dalle costruzioni e dal terziario. A livello di dati occupazionali, il Rapporto evidenzia come, a tutto il dicembre 2002, il numero degli addetti totali dall'artigianato piemontese, dipendenti e indipendenti, calcolato attraverso l'aggiornamento delle banche dati Inps, superi largamente le 300mila unità, con un consistente incremento rispetto all'anno precedente (+3,5%). Si tratta tuttavia di una risultanza significativamente influenzata dall'entrata in vigore delle norme del decreto legge no. 195, più noto come 'Legge Fini-Bossi' (regolarizzazione dei lavoratori dipendenti extra-comunitari).

[monica camnpusatto _ 28.12.2003]
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