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Si parla del ritorno del lupo nel Verbano Cusio Ossola
Verbania _ "Il ritorno del lupo nel Vco. Come convivere oggi con il grande predatore" è il titolo di un convegno e di un dibattito "per un approccio scientifico e ambientalista al ritorno del lupo nelle nostre valli", in programma per sabato 15 maggio dalle ore 9:30 alle 13 presso il Centro pastorale San Francesco di Verbania Pallanza, in via Vittorio Veneto 135, e promosso da Legambiente Circolo Verbano e Lega Antivisezione di Verbania. Introdurrà i lavori Cristina D'Amico, responsabile Lav di Verbania, mentre le relazioni scientifiche e informative (con immagini) saranno affidate al biologo Luca Rotelli, consulente faunistico per il progetto 'Grandi predatori' della Provincia del Vco, e a Marco Brondolo, comandante del corpo di Polizia provinciale del Vco. Valerio Pocar, professore di sociologia del diritto nella facoltà di giurisprudenza dell'Università di Milano Bicocca relazionerà sull'etica della convivenza tra specie diverse, e in particolare sul tema "Interessi umani, interessi animali". La conclusione dei lavori è affidata ad Amelia Alberti, presidente Circolo Verbano di Legambiente. Nell'ambito dell'incontro anche "Il lupo nella letteratura e nella tradizione", letture di Silva Cristofari. Info: lambient@tiscali.it; lav.verbania@infolav.org. [monica campusatto | ezio renda _ 13.5.2004]
Il progetto regionale 'Il lupo in Piemonte' Negli ultimi anni Novanta si sono intensificate in Piemonte le segnalazioni di danni provocati da animali predatori alla fauna domestica, attribuibili principalmente alla sempre maggiore presenza di cani che conducono vita randagia o inselvatichiti, ma anche al ritorno del lupo e della lince sull'arco alpino. Informazioni precise sulla entità di tale fenomeno sono ora disponibili per l'arco alpino piemontese delle Province di Cuneo, Torino e di Verbania a seguito dello sviluppo di un progetto regionale di ricerca, monitoraggio e di definizione di interventi in favore di una conservazione sostenibile del lupo nel territorio regionale. Il progetto denominato "Il lupo in Piemonte: azioni per la conoscenza e la conservazione della specie, per la prevenzione dei danni al bestiame domestico e per l'attuazione di un regime di coesistenza stabile tra lupo ed attività economiche " è stato avviato nell'ambito della Iniziativa Interreg II Italia-Francia (1994-1999) e realizzato con la collaborazione delle aree protette regionali e nazionali interessate, delle Province, delle associazioni di categoria (allevatori, cacciatori, conservazionisti), di esperti e ricercatori delle Università, dei servizi sanitari regionali, del Corpo forestale dello Stato e di liberi professionisti. Conclusa questa prima fase del progetto nel dicembre 2001, l'attività di monitoraggio e di studio del fenomeno di ricolonizzazione del lupo sull'arco alpino piemontese, è proseguita nel 2002 e nel 2003, con risorse regionali della legge no. 47/3.4.1995, per adeguare e stabilizzare le ricerche avviate e necessarie per lo sviluppo e la definizione di strumenti operativi, amministrativi e legislativi idonei ad una corretta gestione della specie sul territorio; nel 2003, in considerazione dell'espansione dell'area interessata dalla ricolonizzazione del lupo nelle valli della Provincia del Verbano-Cusio-Ossola, l'attività di ricerca è stata estesa in tali territori coinvolgendo la stessa Provincia e come soggetto attuatore l'Ente di gestione del Parco naturale dell'Alpe Veglia e dell'Alpe Devero. Il programma è stato articolato in sei comparti principali: monitoraggio, ricerca, informazione e preparazione degli operatori tecnici, prevenzione e gestione sostenibile, studio della percezione e delle opinioni delle Comunità locali nei confronti del lupo. L'attività di monitoraggio è stato il nucleo fondamentale del programma per garantire e avviare una sistematica e completa raccolta, catalogazione e razionalizzazione delle informazioni inerenti la presenza del lupo e le sue interazioni con animali domestici e selvatici, condizione essenziale per gestire in maniera accurata ma flessibile la dinamica evolutiva della popolazione. Nell'ambito di tale attività è stato tra l'altro: 1. monitorata la presenza del lupo nell'arco alpino piemontese e in particolare stimata la distribuzione e la consistenza numerica della specie, identificati geneticamente i lupi residenti, valutate le relazioni con gli ungulati selvatici; 2. monitorate le condizioni sanitarie dei cani vaganti al fine di valutare le eventuali ripercussioni sulla conservazione del lupo; 3. raccolti, verificati e monitorati nelle aree montane tutti i danni provocati al bestiame da predatori (canidi e non); 4. quantificati e valutati i parametri relativi all'impatto del lupo sulla zootecnia. Circa il tipo e l'entità della popolazione di lupo, la ricerca conferma che il suo ritorno sulle Alpi occidentali, dopo 70 anni di assenza, è conseguenza della espansione della popolazione appenninica; le analisi genetiche condotte su 604 campioni fecali e 6 tessuti raccolti su tutto il territorio regionale attestano infatti che tutti i lupi campionati in Piemonte appartengono alla popolazione italiana di lupo. Il primo avvistamento confermato sulle Alpi è del 1987. In Provincia di Verbania il 23 febbraio 2003 è stata segnalata e accertata una predazione a carico di un capriolo (località San Martino nel Comune di Bognanco, in Val Bognanco) attribuita geneticamente a un esemplare di lupo collegato a quelli dell'area cuneese; danni al patrimonio domestico provocati da canidi sono stati segnalati nell'inverno 2002/2003 (Valle Antrona) e tra il 13 e il 15 luglio 2003 (Valle Anzasca); un avvistamento diretto da parte della Polizia provinciale del Verbano-Cusio-Ossola è stato effettuato il 13 marzo 2003 presso l'Alpe Rho in Valle Antrona. Si può stimare quindi complessivamente in circa trenta esemplari la presenza del lupo sul territorio regionale tenendo presente che sia i dati delle analisi genetiche, che consentono un riconoscimento a livello individuale dell'animale, sia quelli delle tracciature su neve hanno dimostrato come i differenti nuclei individuati estendano la loro attività anche sul limitrofo versante francese. Il numero complessivo di lupi è rimasto sostanzialmente stabile nel corso degli inverni esaminati; tuttavia le analisi genetiche mostrano come la popolazione di lupo risulta essere caratterizzata da un elevato ricambio di individui: insieme ad alcuni esemplari ricampionati costantemente negli anni, compaiono regolarmente dei nuovi animali. Sebbene non si abbiano elementi sufficienti per interpretare in maniera definitiva questa situazione si potrebbe ipotizzare che un ruolo fondamentale sia giocato dalla dispersione degli individui giovani oppure da una loro elevata mortalità. Nell'intero periodo della ricerca otto lupi sono stati ritrovati morti, tutti animali giovani inferiori ai due anni d'età. Le cause di mortalità sono state in quattro casi incidenti stradali, in un caso una slavina, in un altro un'infezione polmonare e altri due casi non sono riconducibili a cause naturali. Sulla base degli spostamenti dei lupi, ricostruiti attraverso le tracciature su neve è stato possibile stabilire che i territori invernali dei lupi hanno generalmente dimensioni di circa 300 kmq. Complessivamente, su tutto il territorio regionale, gli spostamenti dei lupi sono stati seguiti per oltre 1.500 Km di lunghezza, evidenziando l'esistenza di una serie di circuiti ben definiti che mettono in connessione le differenti zone di caccia presenti all'interno del loro territorio. E' interessante sottolineare come siano stati rilevati spostamenti giornalieri di oltre 30 km di lunghezza, e in alcune circostanze gli animali sono stati seguiti anche a quote molto elevate (fino a 2.800 metri di altezza) indicando come l'altitudine di per sé non costituisca un ostacolo ai movimenti degli animali, mentre un fattore limitante potrebbe essere rappresentato dalle condizioni della neve. Lo studio dell'ecologia alimentare, basato sull'analisi di oltre 1.600 escrementi raccolti, mette in evidenza come gli ungulati selvatici costituiscano la parte preponderante della dieta del lupo, mentre gli ungulati domestici assumono un'importanza modesta; altrettanto trascurabile è risultato il peso dei mammiferi di piccole dimensioni (marmotta, lepre, piccoli roditori). Escludendo l'area delle Alpi Liguri, dove su base annuale gli ungulati domestici, costituiscono il 27,6% delle ricorrenze alimentari, nella gran parte del territorio regionale gli ungulati selvatici rappresentano più dell'85% delle ricorrenze della dieta del lupo. Tra gli ungulati selvatici le specie maggiormente utilizzate sono il capriolo, il camoscio e il cervo, mentre tra gli ungulati domestici la quasi totalità dei casi è rappresentata da ovini e caprini. [monica campusatto _ 31.5.2004]
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